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Il canto dell’altalena finalista al Premio Letterario Città di Quartu Sant’Elena, V edizione.

IL CANTO DELL’ALTALENA l’oscillazione della figura tra il gioco e il mito seguito da La tela di Penelope di Anna Maria Farabbi, coedizione Al3vie e Pièdimosca, è finalista al Premio Letterario Città di Quartu Sant’Elena, V edizione.

FINALISTI SAGGISTICA EDITA

In ordine alfabetico. Esito finale nel corso della premiazione del 17 Ottobre

Autonomia e relazione
di Giorgio Latti editore Mimes

Dictaura
di Barbara Biscotti editore Solferino

Divine e immortali
di Maura Melis editore New Compton

Il canto dell’altalena
di Annamaria Farabbi editore Pièdimosca e Al3vie

Le Giurie di Qualità hanno lavorato indefesse sulle opere iscritte alla V edizione del Premio Letterario Città di Quartu Sant’Elena.
Il lavoro è stato importante per la partecipazione e impegnativo per l’alta qualità.
A tutti i giurati, dunque, si porgono i nostri più sentiti ringraziamenti per la fondamentale e preziosa collaborazione.

GIURIA SEZIONE SAGGISTICA EDITA:

Silvio CIAPPI (Criminologo e scrittore), Alessandro CHIARUCCI (Botanico ed ecologo dell’Università di Bologna), Franciscu SEDDA (professore associato presso l’Università di Cagliari di semiotica generale e di semiotica culturale).

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Le Torri di Kiefer, Anna Maria Farabbi

rubrica di Nino Iacovella

LA VIA DEL POCO

Ricevo La via del poco di Anna Maria Farabbi nel 2023, dopo aver pubblicato su Perigeion l’incipit di uno delle sue opere migliori, Abse, nella rubrica Tagli scelti di poesia. Da allora il libro è entrato ufficialmente in una delle pile alle quali dedico la più lunga attesa di lettura, quelle che ho ironicamente battezzato Le Torri di Kiefer.
È una storia lunga. C’entrano il periodo del Covid, uno strisciante senso di depressione, il ritorno febbrile agli studi socioeconomici. E, intanto, i libri di poesia da leggere e commentare sul nostro litblog – beninteso, quelli meritevoli, tenendo conto della soggettività di questo aggettivo – crescevano a dismisura, innalzandosi in torri sempre più alte e instabili.
Il senso di quei libri lasciati a riposare, come il buon vino, conferma i miei tempi lunghi di attraversamento della letteratura e della scrittura. Li prendo, ne leggo i testi, poi li lascio sedimentare e li innesto con altre letture; lascio macerare il tutto, prendo appunti, ritorno sui versi. Finché quel libro non raggiunge una soglia significativa di impatto emotivo e di senso, quella condizione in cui ciò che ho letto si trasforma nell’urgenza di scriverne.
Ora è il tempo de La via del poco di Anna Maria Farabbi, tra le poetesse più originali e radicali della poesia italiana contemporanea: una voce capace di fare della lingua materia, corpo e conoscenza.

In La via del poco il titolo non indica una sottrazione, ma una pratica di esistenza: arrivare al poco significa spogliarsi dell’eccesso per tornare a casa: al corpo, alla terra, alla voce. “Parole esatte nel posto esatto”: il verso sembra dichiarare fin dall’inizio un’etica della scrittura. La parola deve trovare il proprio luogo come il corpo trova la terra. E infatti, in questa poesia, lingua e materia non sono mai separabili. È una poesia che non vuole semplicemente dire il mondo: vuole entrarvi, esserne attraversata, fino a perdere perfino “il mio nome”.

L’io non scompare, ma diventa terra, vento, sangue, uccello, acqua, fuoco. “Ho piedi in terra mamma”: una dichiarazione elementare e insieme vertiginosa, perché la terra risale dal plantare «in tutto il mio corpo», trasformandolo in un organismo attraversato da un battito più antico dell’individuo. Il corpo non è recinto dell’io, ma luogo di passaggio.

È forse qui che La via del poco trova una delle sue immagini più forti: “Il mio corpo / è casa”. La casa non è però uno spazio chiuso. È recinto e porta insieme. Protegge e lascia entrare. La selvatichezza stessa “odora”, dunque non viene addomesticata dalla poesia: viene abitata. Farabbi costruisce una lingua in cui natura e corpo continuamente si contaminano, fino a rendere impossibile stabilire dove finisca l’una e cominci l’altro.

Anche la maternità della terra assume una dimensione non sentimentale ma quasi tellurica. “Le mie ginocchia sono in terra. / C’è molta terra / nelle mie ginocchia”. Il corpo si abbassa, ma non per una resa: “Sono scesa / per sorellanza”. È una parola decisiva. La discesa è un gesto di relazione, di solidarietà con ciò che sta sotto, con ciò che normalmente non viene guardato. E la neve può pure cancellare le impronte: il rosso resta. Anzi, “Ho rosso io”. Il corpo conserva ciò che la superficie nasconde.

In questo senso il viaggio occupa nel libro una funzione iniziatica. A Orchha, tra “stelle decomposte”, immondizie, vacche, mendicanti, templi e crematori, la poesia attraversa una materia umana dalla quale non cerca di proteggersi. L’incontro con gli “intoccabili” diventa attraversamento della «cruna»: una soglia stretta attraverso cui l’io deve passare per rifondare il proprio rapporto con il canto. “Ho portato il corpo della mia lingua alla mensa del mattino”: ancora una volta la lingua è corpo, e il corpo è ciò che può essere condiviso.

Il “poco” è allora anche condivisione del necessario. Pane duro, acqua del Gange, una ciotola, una voce, uno strumento di legno. La poesia si spoglia dell’ornamento per cercare una forma originaria di comunione. “Con la voce ho rimboccato le piume delle uccelle malate”: il gesto poetico non è più rappresentazione, ma cura. E subito dopo arriva il silenzio: “ho morso il deserto per imparare a tacere”. Il canto autentico sembra nascere proprio dalla possibilità di tacere.

Ma Farabbi non è una poetessa dell’ascetismo. Il corpo è anche desiderio, eros, combustione. In Descrizione in atto del coito la lingua diventa volutamente eccedente, incendiaria, piritica. L’erotico diventa così un’altra forma della ricerca dell’origine. Anche qui, però, l’ultima parola non appartiene all’eccesso: “avrebbero bisogno solo di essere leccati / e risparmiati / come ferite sacre”. Il desiderio torna al poco, alla cura, alla ferita.

Ecco allora la singolare dialettica del libro: Farabbi raggiunge il poco passando attraverso l’eccesso. La sua poesia è piena di sangue, fuoco, vento, animali, stelle, corpi, viaggi, eros, morte, cosmologia; ma questa proliferazione non approda all’accumulo. Tende continuamente alla spoliazione. Come se ogni immagine dovesse condurre verso una forma più nuda dell’esistenza.

Lo si comprende magnificamente nell’ultimo testo: la capanna delle donne Dioles, la pioggia che cade dal foro del tetto, il bacile d’argilla, il corpo che diventa “fontanella ad impluvium”. Il vuoto interiore non è più mancanza: è uno spazio capace di ricevere. “L’irrigazione viva del mio vuoto interiore” è forse una delle definizioni più esatte della poetica di questo libro. Il vuoto non è ciò che resta quando abbiamo perso qualcosa; è ciò che permette al mondo di entrare.

Per questo La via del poco non è un libro sulla rinuncia. È un libro sulla perdita dell’appropriazione. Perdere il nome, il possesso, la distanza tra sé e il mondo, per ritrovare una forma più profonda di appartenenza. La poesia non si mette davanti alle cose per nominarle: si mette dentro le cose, fino a farsi attraversare dal loro respiro.

E forse il poco, alla fine, è proprio questo: non avere altro di fronte all’amore.

“Di fronte all’amore non ho altro”.

È una frase che potrebbe stare in fondo a tutto il libro. Dopo la terra, il corpo, il viaggio, la morte, il desiderio, il canto, rimane una lingua che rinuncia alla propria sovranità e si consegna al vivente. Non poco, dunque. Il necessario.

la via del poco

parole esatte nel posto esatto
due orecchie non bastano per sentire il sacro
scrivere con un dito nelle vene dell’altro
ma di più cantare dentro il vento mentre mi strappa
rido del mio lavoro da non ricordare più il mio nome
quello del mio amore è il volo del pappo

***

È la freccia scoccata dal dio delle origini
che affonda precisa/mente
dentro la terra del vivente
della mia fronte
Sono milioni di uccelli
in uno stormo a punta
che vengono a riprodursi in me
nel brevissimo periodo del disgelo

***

la cruna tra orchha e varanasi

di notte camminavo gli intestini di orchha
incarniti di stelle decomposte grandinate per terra
tra le immondizie i palmi aperti all’elemosina
e le vacche del niente più tragiche e scarnificate dei relitti dei
templi
dai piedi sentivo i significati di gandhi deviare la mia aorta
in un angolo della piazza seduti a cerchio
sopra i fili che sembravano un tappeto
cinque sei creature storpie pelle e ossa vestite di stracci
suonavano e cantavano la potenza in gioia
senza interrompersi mi sorrisero
invitandomi a scalzarmi e unirmi in voce spogliata
a un loro antico strumento di legnoin quel buio sonoro ho attraversato la cruna degli intoccabili
ricreato il mio senso del poco del canto messo per terra e
condiviso
ho portato il corpo della mia lingua alla mensa del mattino
dentro una ciotola di pane duro e acqua di gange
mentre le spose bambine pregavano la morte che stavano vivendo
accanto ai morti bruciati
tra i petali e l’incenso sulle palafitte dei crematori
con l’inchiostro ho fatto
ho cancellato con la mollica del pane
con la voce ho rimboccato le piume delle uccelle malate
ho morso il deserto per imparare a tacere
ho baciato al volo la creatura cometa
eradicato in me la sua luce nel poco
di fronte all’amore non ho altro

***

DESCRIZIONE IN ATTO DEL COITO

Ma certo che le tue labbra adesive mareggiano
dentro il crogiuolo del mio cuore
e delle mie cosce
con escandescenze rossastre e piritiche.
Ed è ancora più certo quanto e come,
già prima che mi entrassi in bocca,
avevi già intuito la mia lingua di fuoco
che scrive me
e marchia di me
sia la pelle che le pagine.
Quindi lo sapevi confessa che lo sapevi e dillo
a voce alta,
come uno del coro dalla bocca tragica e lussuriosa
che mi hai telefonato fin dalla nascita
ogni notte dal buio,
più del picchietto malandrinoù
per bucarmi l’orecchio,
Ho il tuo segno annidato
tra le mie cosce. E dillo
che mi hai braccata sul crinale di Montelovesco
mentre stendevo la mia testa intenerita
sopra la terra
diventando parte della terra,
e faccia a faccia dillo
ti rischiaravo con la mia lingua.
Eppure lì, e anche qui, ora, ti vedo poco,
Forse perché ho bevuto o perché scrivo
la solita poesia incendiaria
assoluta e notturna.
Non distinguo con chi faccio l’amore se
sia uomo o donna o l’incarnazione stessa
dell’origine
della mia poesia.
Ho i crampi delle scaturigini
e li canto,
ma avrebbero bisogno solo di essere leccati
e risparmiati
come ferite sacre.

***

Ho piedi in terra mamma.
Quel che mi dice la terra
entrando nel mio plantare. Sale
in tutto il mio corpo il suo battito. Mi danza
sangue e liquidissima ambra fossile.

***

Dicano quello che vogliono.
La mia selvatichezza odora.
Io non ho invidia perché ho tutto:
creato e creature. Il fare
per la grandezza del giorno.
Ho un recinto. Una porta. Il mio corpo
è casa.

***

L’inverno fa meraviglie
strage di uccelli
e di miracoli.
Fa ragliare il vento
dentro le mie pelli.
La fame mi bacia in bocca
nidificandomi.
E d’io

***

Le mie ginocchia sono in terra.
C’è molta terra
nelle mie ginocchia. Sono scesa
per sorellanza. Non per stanchezza
interiore.
La neve è tranquilla copre
le impronte. Anche il passaggio
delle carovane è impercettibile. La luce
comanda di abbassare gli occhi:
ci sono molte altre cose da fare:
non aspettare e cercare.
Non aspettare che il tramonto arrossi
la mia profonda vegetazione.
Ho rosso io anche se la neve copre
il rosso.

***

Profondamente insieme nella capanna
con le donne nerissime Dioles. In Senegal
aprii la faccia
guardando i grani perlacei della pioggia
viaggiare dentro il raggio di luce giù
dal grande foro circolare del tetto.
Il cielo liquido crollava
raccogliendosi in un bacile d’argilla
in terra. Ci seminava
la ritmica delle particelle cosmiche.
Sentii nella mia fontanella ad impluvium
l’energia
l’irrigazione viva del mio vuoto interiore
suonare la mia intima cassa di risonanza.

La via del poco, Anna Maria Farabbi, pièdimosca edizioni, 2022

Anna Maria Farabbi (Perugia, 1959) è poeta, narratrice, saggista e traduttrice. Laureata in Lingue e letterature straniere, ha esordito nella poesia negli anni Novanta e ha pubblicato numerose raccolte in lingua italiana e in dialetto perugino, tra cui Fioritura notturna del tuorlo (1996), Il segno della femmina (2000), Adlujè (2003), La magnifica bestia (2007), Abse(2013), Dentro la O (2016), La casa degli scemi (2017) e La via del poco (2022). Nel 2025 ha pubblicato Viaggi elementali. La sua produzione comprende anche narrativa, teatro, saggistica e traduzioni, con particolare attenzione ad autrici come Kate Chopin e Louise Michel. La sua ricerca poetica si caratterizza per una forte dimensione corporea, materica e spirituale e per un rapporto radicale con la lingua, nella quale convivono italiano, dialetto, oralità e sperimentazione. È considerata una delle voci più originali della poesia italiana contemporanea e una figura di riferimento della poesia umbra.

Le Torri di Kiefer, Anna Maria Farabbi – perìgeion

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La deposizione del mattinp

La Collana Arca, diretta e curata da Anna Maria Farabbi, accoglie “La deposizione del mattino” di Annalisa Ballarini. Una coedizione Al3vie e Pièdimosca edizioni.

Vai a dire alle stelle per me

per i miei occhi, per la mia bocca
quel che è bene, che ancora non so
anche se scritto sulla mia fronte.

Qui hanno corrotto la notte,
ma tu quel che è vero, se sai,
vai a dire alle stelle per me
come ai grani di un rosario
– per i miei occhi, per la mia bocca

È la poeta che dimora sul ciglio del mondo, nella solitaria officina interiore della sua amare/zza modulata in canto. È nella sua lentissima arte di scegliere i corpi delle parole ritmandoli al vuoto e allo scocco del suono. Annalisa Ballarini torna dopo anni a esporre la sua tavola acustica, la sua poesia escatologica, dove gli spartiti delle stelle sono leggibili e suonano. Essere poeticamente nel cuore grandinato consapevole dell’orchestra in atto.

anna maria farabbi

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Il labirinto del Bagatto a Festival di Todi

Presentazione de Il labirinto del Bagatto

Mercoledì 2 settembre, alle ore 18.00, nella suggestiva cornice di Piazza del Popolo a Todi, il Todi Festival ospita la presentazione del libro Il labirinto del Bagatto di Tiziana Buonfiglio, edizione Al3vie.

L’incontro si terrà presso il Meeting Place, nel cuore del centro storico di Todi, una delle piazze medievali più rappresentative dell’Umbria, circondata da alcuni degli edifici simbolo della città.

L’autrice dialogherà con il Sindaco di Todi Antonino Ruggiano e con Michele Bellucci, giornalista de Il Messaggero, per attraversare i temi e le suggestioni del libro e accompagnare il pubblico all’interno del particolare universo narrativo de Il labirinto del Bagatto.

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Tessiture a Roma

Martedì 1 settembre, ore 19.00
BiblioBar, Lungotevere Castello, Roma

Raffaella Polverini, in dialogo con Sandra Pranzo Giuliani, attraverserà Tessiture, un’opera in cui parola, materia, memoria e relazioni si intrecciano alle vite di donne e uomini impegnati nella costruzione di comunità, nella cura e nella ricerca di forme possibili di cooperazione.

Tessiture nasce dal desiderio di raccontare, a partire dall’esperienza personale e dal lavoro editoriale, incontri, maestre e maestri, presenze e pensieri che hanno contribuito a costruire uno sguardo più consapevole sul passato e sul presente.

Raffaella Polverini e Sandra Pranzo Giuliani, attraverso la propria voce, il proprio lavoro, l’impegno sociale e la propria postura hanno scelto e scelgono di portare con sé e rendere visibile anche l’opera delle altre e degli altri.

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La via del poco

La via del poco di Anna Maria Farabbi.

Collana Arca. Al3vie in coedizione con pièdimosca edizioni

Festival Il mondo nuovo, Roma

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Entrando nel processo di curatela della Colla di poesia Arca: scelte politiche e culturali

Lunedì 6 luglio alle ore 18, a Roma, nell’ambito del festival “Il mondo nuovo”, Anna Maria Farabbi, Elena Zuccaccia e Raffaella Polverini tracceranno il cammino che ha dato vita alla Collana Arca.

“La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Mi è stata consegnata la responsabilità di questa proposta editoriale e l’assumo come progetto immerso nella poesia, non solo nella sua offerta di catalogo, ma per la sua sostanza caratteriale. …”

Con questa lettera, da leggere integralmente (https://www.al3vie.com/collane/arca/), la poeta Anna Maria Farabbi ha segnato la via di un progetto unico, in coedizione tra Al3vie e pièdimosca. Una rara esperienza di cooperazione editoriale e culturale.

La sua identità è volutamente marginale, radicale e atipica, fondata su una scelta di qualità più che di grandezza.

Curata dalla stessa Anna Maria Farabbi, porta un filo femminile e un pensiero di genere dentro il mercato editoriale. Accoglie poche opere, una o due all’anno, secondo una misura essenziale: la poesia chiama al poco.

È un’arca minima e arcaica, che salva e restituisce alla comunità voci poetiche necessarie.

Titoli pubblicati: “La via del poco” di Anna Maria Farabbi, “Stellezze” di Paola Febbraro, “Splende il fuoco bianco della parola” di Stelio Carnevali, “la volpe dell’insonnia: a spizzata” di Saragei Antonini. In uscita l’opera di Annalisa Ballarini.

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Fogli (e) in fiera

Kaba edizioni – Al3vie sarà presente a Fogli (e) in fiera dal 18 al 21 giugno – Ex Dogana – Roma.

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Maria Gabriella Canfarelli su Saragei Antonini e La volpe dell’insonnia: a spizzata

Nota di lettura di Maria Gabriella Canfarelli

Tra le voci della poesia contemporanea, la voce di Saragei Antonini è tra le più singolari. Dall’esordio a oggi i suoi testi mettono in luce il lato nascosto delle cose, degli oggetti di utilità (un bottone non va stretto/vive di una linea di cuore/l’asola che lo aspetta a occhi chiusi) che sembrano vivere di vita propria. Va subito detto che la scrittura di Antonini presenta guizzi, impennate, visioni, percezioni, spostamenti visivi generati da una meditazione ricca di accostamenti e paragoni inusitati. Così ne La volpe dell’insonnia: a spizzata (piédimosca, 2025), la voce interiore si fa discorso e strada per spezzare le pareti domestiche, la condizione insonne con la veglia notturna febbrile sino all’arrivo di un nuovo giorno, frazione di tempo che per l’autrice è anche progressivo avvicinarsi al sentimento della morte, momento definitivo, la morte. con cui stabilire confidenza, intimità a priori: le guardo le mani/le lavo i piedi, gesti e parole che attengono alla cura materiale di un corpo in carne e ossa. 

La casa è una pancia, contiene e custodisce, è anche finestra occhio di vetro, è porta socchiusa o chiusa male: consente di entrare e di uscire, di ascoltare e vedere la vita d’altri, i rumori, le voci, i pianti e i litigi; la casa-corpo è mondo fisico e biologico dentro cui tutto accade: una ruga nell’occhio, un fastidio che non passa eppure non del tutto può impedire di guardare dentro e guardare fuori/ sistemare il tempo; di osservare le nuvole a pecorelle (bestiame mangia il cielo) quando il giorno sostituisce la notte e una spina nell’aria, una lama di luce, entra nella clausura domestica, (un  albero di silenzio/piantato in casa -/ una solitudine ladra) e la parola esce dal buio della stanza notturna. Siamo in presenza d’una poesia portatrice di immagini indicative l’inquietudine, il malessere interiore d’un io-casa discendente dalla casa-madre biologica, una madre da cui è necessario distaccarsi per realizzare il desiderio di soglia, bere mezzo bicchiere di aria. Se la sorte è stare socchiusi non resta che sbirciare di là dalla recinzione domiciliare e affettiva, guardare quando nessuno vede, scrivere soprattutto, anche furtivamente, rivendicare il tempo per sé: cchì ricissi me’ matri/ si m’attruvassi no’ funnu ra notti/ a taliàri i stiddi/ – capaci ca/ cchì ci fai ancura ccà luci addumata (cosa direbbe mia madre/se mi trovasse nel fondo della notte/a guardare le stelle/-probabilmente/cosa fai ancora con la luce accesa).

Nelle poesie in dialetto, nella seconda parte del libro, a spizzata, si conclama la complessità di un rapporto tra due identità femminili coabitanti lo spazio domestico, perimetro che accoglie pensieri e gesti e parole di entrambe; diverso il punto di vista dell’una e dell’altra, diverso il modo di vedere il cielo, malatu, squaratu (malato, scotto) per la madre, cielo che per la poetessa è l’alto, aerea strada in salita, impervia tanto più se turbata da rumori e distrazioni, da ammonizioni: nun si metti u pani a rrivessa /gisuzzu s’affenni /e chiddi ca nun l’anu / nun ti méttiri ri travessu /affenni aprisenza i manu ca ti ficiru (…)ddà vucca ca nun t’appatteni.(non si mette il pane capovolto /gesuzzo si offende /e quelli che non ce l’hanno/ non ti mettere di traverso/ offendi la presenza/ le mani che ti hanno fatto/(…)/quella bocca che non ti appartiene). 

Saragei Antonini (Catania,1973) ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie in lingua: Il cerino soggetto (La Vita Felice 2000); – L’inverno apre un ombrello in casa (Prova d’Autore 2004); Sotto i capelli una nave (Forme Libere 2010); Egregio signor Tanto (CFR 2013); La passione secondo (Forme Libere 2017). Nel 2019 pubblica la sua prima raccolta in dialetto, A virìna (Salarchi), nel 2024 A scala è fìmmina (ArcipelagoItaca). Sue poesie sono presenti in antologie e riviste in Italia e all’estero, fra cui Sombra escrita (a c. di Stefano Strazzabosco (Vaso Roto edizioni 2023), e Contemporary Sicilian Poetry (a c. di Ana Ilievska e Pietro Russo (Italica Press 2023). 

© 2006-26 Poeti del Parco – Cofine editore

https://poetidelparco.it/saragei-antonini-e-la-volpe-dellinsonnia-a-spizzata

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LE MONDE DIPLOMATIQUE SU LA VOLPE DELL’INSONNIA: A SPIZZATA

articolo di GIUSEPPE CONDORELLI

Saragei Antonini è una voce sommessa ma assai potente nel paesaggio poetico al meno di questo ultimo decennio, anche se il suo esordio risale già al 2000. Nell’ulti ma raccolta, La volpe dell’insonnia: a spizzata, dà vita ad una poesia che abita un territorio liminale: quello in cui le relazioni e i gesti quotidiani, si sospendono e si fanno traccia, eco. Nelle due sezioni non c’è narrazione lineare ma una costellazione di presenze, di atti minimi e di oggetti – socchiudere una porta sbucciare un’arancia, mordersi con l’altro, bottoni e finestre – che acquisiscono in realtà un valore testimonia le. Questi atti-oggetti marginali, portano con sé una temporalità interrotta poiché la loro presenza attivano una sorta di attrito emotivo e inneschi di incontri mancati o conclusi: tutto in direzione di una stupefatta rarefazione che ci pare il tratto più significativo. Infatti il dettato di Antonini si sot trae volutamente ad una densità emotiva esposta, che rimane invece «appesa ad un filo di buio a due», preferendo una levigatezza che richiama, per certi aspetti, la linea espressiva della Cavalli. Una lingua apparentemente semplice, ma attraversata da scarti minimi, da impercettibili disallineamenti che aprono zone di tormentata ambiguità. Tuttavia, l’esplicito in Antoni ni si fa più opaco, come se ogni parola fosse già un dopo, residuo di qualcosa che non si dà più e di inaccessibile ad un tempo. La «volpe» del titolo – animale notturno, sfuggente, figura quasi allucinata – può essere letta come emblema di questa condizione. Antonini sembra lavorare proprio su questa soglia: tra presenza e sottrazione, tra gesto fratto e memoria, tra soggetto e affetto in cui scorgere una perenne lacuna ma dove il vuoto diventa spazio di risonanza, continuo movimento della coscienza (e la stessa disposizione dei testi sulla pagina lo testimonia). L’insonnia-volpe d’altra parte, non è solo uno stato fisico, ma una condizione percettiva: è il tempo in cui ogni cosa diventa osservabile nella sua nudità ontologica. A questa dinamica di rarefazione si intreccia in modo decisi vo la lingua. È anzi la presenza del dialetto – un catanese dichiaratamente «meticcio», ibridato – a definire l’essenza stessa della plaquette, in una seconda parte che segna il ritorno all’universo più intimo e non me no domestico degli affetti familiari quasi in forma di poemetto. Più che un vero bilinguismo, si tratta di una alternanza osmotica tra lingua e dialetto, speculari sulle pagine e spesso anche mischiati in uno spazio in cui nessuno dei due codici rimane integro. Il dialetto è piuttosto una lingua di attrito, «solida» che porta con sé echi fonici dal «altre lingue e accenti». Il passaggio non è mai neutro: ogni slittamento comporta una perdita o una trasformazione, come se fosse una terza lingua – anzi, «un corpo che respira» – sottratta alla trasparenza comunicativa per farsi puro suono, vox. Ecco: non c’è una lingua prima a cui tornare, c’è piuttosto un campo linguistico attraversa to da interferenze e contaminazioni, in cui l’identità linguistica ed emotiva si definisce proprio nella sua instabilità. Dunque una scrittura – questo «tagliare acqua e cucire vento» – e una poesia indispensabile ma che «non si può riparare». Come la vita.

Al3vie in coedizione con Pièdimosca edizioni

Link per l’acquisto

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Progetto Atlas

Incontro di presentazione del progetto Atlas con Barbara Pavan e Raffaella Polverini.

Giovedì 28 maggio alle ore 17
presso lo Spazio Sferocromia
via Ippolito Pindemonte 30/B – Roma

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La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini a Roma

Il 26 maggio alle ore 17, presso lo spazio Sferocromia a Monteverde

Redazione – 5 Maggio 2026

Il 26 maggio alle ore 17, presso lo spazio Sferocromia a Monteverde (Via Ippolito Pindemonte, 30B), si terrà la presentazione di La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini.

Anna Maria Farabbi, Elena Zuccaccia e Raffaella Polverini converseranno con la poetessa siciliana.

Il libro, nuova uscita nella collana di poesia “arca”, coedizione pièdimosca edizioni/Al3vie, è di assoluta bellezza. In esso italiano e dialetto trovano l’equilibrio in uno stesso respiro.

Saragei Antonini (Catania,1973) ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie in lingua: Il cerino soggetto (La Vita Felice 2000); – L’inverno apre un ombrello in casa (Prova d’Autore 2004); Sotto i capelli una nave (Forme Libere 2010); Egregio signor Tanto (CFR 2013); La passione secondo (Forme Libere 2017). Nel 2019 pubblica la sua prima raccolta in dialetto, A virìna, con le edizioni Salarchi Immagini.

Sue poesie sono presenti in antologie e riviste in Italia e all’estero, fra cui Sombra escrita, a cura di Stefano Strazzabosco (Vaso Roto edizioni 2023), e Contemporary Sicilian Poetry, a cura di Ana Ilievska e Pietro Russo (Italica Press 2023).

https://abitarearoma.it/la-volpe-dellinsonnia-a-spizzata-di-saragei-antonini

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Conversazione sulla poesia con Anna Maria Farabbi al PICAI di Montreal

PICAI CANADA

Conversazione sulla poesia con Anna Maria Farabbi

Venerdì 8 Maggio dalle 17:00 alle 20:00
Casa d’Italia PICAI – Sala vetrata (seminterrato)
505 Rue Jean Talon est · Montreal

“Che cos’è la poesia”

Un incontro dedicato alla scoperta della poesia in tutte le sue forme: dalle origini, da San Francesco a Dante e Petrarca, fino ad oggi.
La potenza della poesia e il suo valore umano e culturale.
La poesia come respiro, parola e atto creativo.
Un viaggio per conoscere la poesia in aspetti non abitualmente pensati e vissuti.

Incontro rivolto a studenti giovani e adulti di livello intermedio e avanzato e insegnanti di italiano LS/L2

Per informazioni e prenotazioni
laura_pirastru@hotmail.com

www.picai.org

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Dante e la poesia contemporanea. Anna Maria Farabbi al Dante Garden di Toronto

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Librissimi – Toronto Italian Book Festival

Kaba edizioni – Al3vie parteciperà a Librissimi, Toronto Italian book Festival (1-3 Maggio), affiancando la poeta Anna Maria Farabbi negli incontri del 2 maggio, Salotto della poesia, ore 19.30 al Columbus Center, e del 3 “Giocando con l’eco: di bocca in bocca da un dialetto all’altro” alle ore 14.

Programma completo

https://bit.ly/4sQJvqx

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La volpe dell’insonnia: a spizzata. Selezioni e segalazioni

conserva i bottoni
sono le promesse più vicine al respiro
attraversati tante volte
quelli dei morti sono i più tondi
quando un bottone viene a mancare tu
mettili insieme come monete
che cambierai per un po’ di caldo nel freddo
per le loro confidenze a un filo di corpo
un bottone non va stretto
vive di una linea di cuore
l’asola che lo aspetta ad occhi chiusi.


da La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini
edita da Al3vie in coedizione con Pièdimosca edizioni.
Collana Arca diretta da Anna Maria Farabbi.


Opera selezionata dal Premio Alberoandronico 2026
(Premiazione al Campidoglio, Roma, Aprile), segnalata dal Premio Loi 2026 (Premiazione a Grottammare, Maggio)

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Dante e la Poesia Contemporanea: Anna Maria Farabbi al Dante Garden di Toronto

L’incontro, dal titolo “Nella tessitura della Divina Commedia qualche filo lirico luminoso”, si terrà il prossimo 4 maggio 2026 alle ore 18:00 nella suggestiva cornice del Dante Garden presso il St. Michael’s College (University of Toronto).

L’Evento: Un ponte tra i secoli

In un’epoca di rapidi cambiamenti linguistici, il legame tra le radici della letteratura italiana e la produzione lirica odierna rimane un terreno di indagine affascinante. Anna Maria Farabbi guiderà il pubblico attraverso i fili invisibili ma tenaci che collegano l’opera apocalittica di Dante Alighieri alla sensibilità dei poeti contemporanei.

La discussione esplorerà la dicotomia storica della poesia italiana, da sempre sospesa tra il rigore formale del petrarchismo e la potenza visionaria e sperimentale del dantismo. Farabbi, con la sua profonda esperienza di traduttrice e studiosa, analizzerà come le risonanze incandescenti del pensiero dantesco continuino a incarnarsi nel “corpo” della poesia attuale, dimostrando che gli otto secoli che ci separano dal Sommo Poeta non hanno affievolito la forza della sua scia luminosa.

Programma
18:00: Benvenuto e visita al Dante Garden
18:15: Presentazione ufficiale della figura e dell’opera di Anna Maria Farabbi.
18:30: Conferenza e conversazione: “Nella tessitura della Divina Commedia qualche filo lirico luminoso”, Charbonnel
Lounge, Elmsley Hall, St. Michael’s College – 81 St. Mary’s Street

Anna Maria Farabbi
Poeta, narratrice, saggista e traduttrice di chiara fama, Anna Maria Farabbi è una delle voci più originali del panorama letterario italiano. La sua opera si distingue per una ricerca linguistica che spazia dal dialetto alla lingua colta, con una particolare attenzione alla dimensione etica e civile della parola.
Tra le sue numerose pubblicazioni si annoverano raccolte poetiche di grande impatto come Adlujè (2003), Abse (2013) e La casa degli scemi (2017). Attiva anche nella narrativa e nel teatro, ha recentemente curato importanti lavori di traduzione e saggistica su autori come Kate Chopin. Attualmente dirige diverse collane editoriali per prestigiose case editrici indipendenti (Kaba, Piedimosca e Al3vie), confermandosi come una figura centrale nella promozione della cultura editoriale di qualità.
Exhibition
L’evento è reso possibile grazie alla preziosa partnership con Al3vie Edizioni, Librissimi Toronto Italian Book Festival e St. Michael’s College, University of Toronto.


Contatti per la Stampa / Media Contact: Associazione Amarcord

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Canada 2026

Al3vie – Kaba edizioni affiancherà la poeta Anna Maria Farabbi in una serie di conferenze e incontri che si svolgeranno in Canada, nelle città di Toronto e Montreal, nel mese di maggio, in collaborazione con Dante Alighieri Society, l’Associazione Amarcord Emiglianoromagnoli in Ontario e il festival Librissimi di Toronto, l’Istituto di cultura italiana di Montreal, l’Associazione Picai presso Casa d’Italia e la Scuola di italiano di Montreal.

Ringraziamo tutte le persone e le organizzazioni coinvolte per il prezioso lavoro svolto

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Conferenza all’Istituto di Cultura di Montreal

“Rispettare le lingue e la diversità linguistica. Dall’orale allo scritto: preservare, trasmettere e vivere la lingua” Fabio Scetti e Anna Maria Farabbi

  •  Data evento: Il 05 Maggio 2026, 18:00 (Ora locale)
  •  Dove: Istituto Italiano di Cultura 1200, av. Dr. Penfield Montréal
  •  A pagamento: No

Un approfondimento dedicato al tema del rispetto delle lingue e della diversità linguistica in Italia, nonché nel contesto della comunità italiana in Canada, sarà al centro di un intervento che esplora la poesia dialettale e neodialettale come spazio di ricerca espressiva e riflessione culturale.

Attraverso l’analisi delle opere di autori come Franco Loi, Achille Serrao, Assunta Finiguerra, Franco Scataglini e Anna Maria Farabbi, il contributo mette in luce come l’uso del dialetto o delle lingue minoritarie rappresenti non solo una scelta stilistica, ma anche un gesto dal forte valore simbolico e, spesso, politico. La poesia si configura così come un luogo in cui la lingua vive nel suo corpo sonoro e materico, tra registri diversi e tessiture complesse.

Particolare attenzione viene dedicata al passaggio dall’oralità alla scrittura e al ruolo fondamentale di poeti ed editori nel preservare un patrimonio linguistico che rischia altrimenti di andare perduto. Il rapporto tra lettore e ascoltatore, le difficoltà di accesso per chi non conosce la lingua e le sfide della traduzione — in entrambe le direzioni — aprono interrogativi cruciali sul significato di inclusione ed esclusione.

In questo contesto, la poesia può rappresentare anche un ritorno all’oralità, grazie all’uso di strumenti contemporanei come i QR code per l’ascolto, affiancati all’importanza degli archivi linguistici dialettali, che si confermano strumenti essenziali accanto ai dizionari. Allo stesso tempo, emerge la necessità di riflettere criticamente sull’identità linguistica, al di là di possibili strumentalizzazioni.

Il lavoro di traduzione si configura infine come uno spazio di tensione tra archeologia linguistica e ricreazione poetica, in cui il traduttore è chiamato a un confronto consapevole con la vitalità e la trasmissione della lingua.

Martedì 5 maggio – 18:00
Ingresso libero su prenotazione (RSVP)
Istituto Italiano di Cultura di Montréal
1200 Av. du Dr Penfield

A seguire, la presentazione aprirà a una discussione con la partecipazione di Raffaella Polverini (Kaba Edizioni) e Connie Guzzo-McParland (Guernica), che si confronteranno sul ruolo dell’editoria in questo processo. Il dialogo metterà a fuoco le pratiche editoriali legate alla pubblicazione di testi in lingua dialettale o minoritaria, nonché in italiano nel contesto canadese, in relazione alle lingue dominanti come inglese e francese.

L’incontro offrirà inoltre un’occasione per riflettere sulle strategie adottate per rendere accessibili queste opere senza comprometterne la specificità linguistica e culturale, e sulle responsabilità degli editori nel sostenere la pluralità linguistica, favorendo una circolazione consapevole tra esigenze di mercato, tutela delle identità e apertura a nuovi pubblici.

https://iicmontreal.esteri.it/it/gli_eventi/calendario/rispettare-le-lingue-e-la-diversita-linguistica-dallorale-allo-scritto-preservare-trasmettere-e-vivere-la-lingua-fabio-scetti-e-anna-maria-farabbi/?fbclid=IwY2xjawRMII9leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEe-FhqPVp0cq1cbzB6ZmzF2PIYSHo4kcHTDaMkXo_mz2yLkXFrHphT6YIT2hU_aem_xOWslImkyBhxSwRSEScEQA

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Presentazione dell’Atlas alla CarsemArcheologiaca

📚 SABATO 21 MARZO

ore 17:30 | ATLAS TXtileZine, capitolo zero (Al3vie Editore, 2026)

lancio della rivista e conversazioni intorno alla tela di comunità, con Barbara Pavan e Raffaella Polverini

ATLAS raccoglie e amplifica lo spirito di TXtileZine, piattaforma editoriale internazionale e spazio digitale vivo e in continua evoluzione, che intreccia parole, visioni e discipline e che si propone di mappare la geografia delle arti tessili contemporanee.

CasermArcheologica 2.0 si trova presso Sansepolcro

BOOKSTORMING 2026 📚

Siamo la mappa e il territorio

📌 dal 19 al 22 marzo 2026 – Sansepolcro (AR)

INCONTRI – MOSTRE – LABORATORI – PERFORMANCE – CONCERTI – PROPOSTE EDITORIALI – LIBRI IN LIBERTÀ durante le Fiere di Mezza Quaresima.

Scopri il programma completo sul nostro sito!

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Il canto dell’altalena a Sansepolcro – CasermArcheologica

VENERDÌ 20 MARZO

ore 17:30 | “Il Canto dell’altalena. L’oscillazione della figura tra il gioco e il mito” (Al3vie Editore in coedizione con Pièdimosca, 2021)

il significato del filo nella tessitura dalla “Tela di Penelope” ad ogni altra tela, con l’autrice Anna Maria Farabbi

L’opera, con una scrittura narrativa mantenuta sempre in tensione e in accento lirico, attraversa il pensiero di genere affondando nelle radici dell’occidente. Tra le maglie dei giochi d’infanzia e le orchestre figurative del mito, si coniugano dinamiche affini. La lingua nei suoi ritratti fonetici e semantici è illuminata fino ai capillari del silenzio.

CasermArcheologica 2.0 si trova presso Sansepolcro

BOOKSTORMING 2026 📚

Siamo la mappa e il territorio

📌 dal 19 al 22 marzo 2026 – Sansepolcro (AR)

INCONTRI – MOSTRE – LABORATORI – PERFORMANCE – CONCERTI – PROPOSTE EDITORIALI – LIBRI IN LIBERTÀ durante le Fiere di Mezza Quaresima.

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John Martin Hull: i significati del buio di Anna Maria Farabbi – vedere OLTRE

La sua esperienza accompagna i vedenti verso una consapevolezza visiva maggiore e infonde alla persona cieca energie tali da significare la sua vita

Articolo su vedere OLTRE
Anno 32, Numero 3, novembre 2025

PERIODICO DI INFORMAZIONE DELL’ISTITUTO DEI CIECHI DI BOLOGNA FRANCESCA CAVAZZA

La testimonianza sorprendente di Andrea Camilleri spalanca l’interpretazione della cecità come una sottrazione di un senso che, tuttavia, intensifica, la percezione, la concentrazione, la precisione dell’ascolto, l’orientamento interiore. Per un glaucoma incurabile lo scrittore siciliano perse la vista, e con essa l’amata lettura, l’osservazione del corpo delle parole formarsi nel foglio tra gli odori dell’inchiostro. Proprio per la sua condizione di cieco concepì il monologo Conversazione di Tiresia da lui stesso recitato di palcoscenico in palcoscenico, dando voce alle profondità del mito. L’esperienza di John Martin Hull, invece, offre un altro contributo, forse ancora più potente sia per vedenti che per ciechi, narrando ogni aspetto quotidiano, esistenziale, pratico, sociologico, e spirituale. Da una parte accompagna i vedenti verso una consapevolezza visiva maggiore, dall’altra indica modi e sensibilità per stare accanto alla persona cieca senza flettersi in un assistenzialismo iper protettivo. Ma, di più, infonde alla persona cieca energie tali da significare la sua vita, comunque e ovunque, risvegliandola con infinite motivazioni che attingono dalla propria umanissima, intellettuale, religiosa sfera autobiografica. Hull narra il suo percorso dentro il buio, le paure angoscianti, i blocchi mentali, fatti precisi, episodi, dinamiche relazionali che generano malintesi, mortificazioni, senza mai cadere in sentimentalismi pietistici, ma con un registro di scrittura che attraversa la drammaticità anche con ironia. Di fatto, infonde energia e vigore, scardinando comprensibili ma letali vittimismi. Oltre questo, ritengo che la più straordinaria qualità di Hull, sia nella rivisitazione della Bibbia dentro cui, con estremo rigore e altrettanta passione, coglie i passi in cui la cecità e l’ipovedenza sono protagonisti. 

La copertina di "All'inizio era il buio" di John Martin Hull

Contestualizza storicamente gli accadimenti narrati e individua le radici di storture culturali e sociali che ancora oggi gravano, come l’attribuzione della malattia a Dio, con la successiva autocolpevolizzazione, e la difficoltà se non l’impossibilità di svolgere il sacerdozio. Hull sostiene che la scrittura della Bibbia sia stata fatta da persone vedenti, le quali in modo inconsapevole hanno proiettato una prospettiva della disabilità tale da permanere anche ai giorni nostri, considerando l’occidente nella sua impostazione dicotomica, dentro cui la luce viene coniugata alla purezza, alla divinità, alla rivelazione e il buio nel suo opposto come simbolo delle tenebre, del peccato, dell’inquietante caos. Ho dedicato molti anni allo studio dell’opera di John Martin Hull, intervistandolo in Il significato del buio, Terra d’Ulivi, 2021 e traducendolo in All’inizio era il buio, conversazioni di un cieco con la Bibbia, 2022, Al3vie. Queste due opere, assieme a Il dono oscuro, Adelphi, 1990, costituiscono l’unico accesso italiano al suo pensiero. Ciascuna ha una leggibilità trascinante, al contempo, impegna in vie di teologia, psicologia, sociologia, dentro cui sostare, riflettere mettendo in discussione un proprio comportamento abituato o, per la persona cieca, rinunciatario.

John Martin Hull (1935 – 2015) nasce a Birmingham dove è stato Professore di teologia e scienze religiose. Nel 2016 è uscito il film documentario Notes on Blindness di Peter Middleton e James Spinney, vincitore del primo premio ai British Indipendent Film Awards.

VEDERE OLTRE

Pubblicazione quadrimestrale; tiratura 13.000 copie; tradotta in lingua inglese; distribuita gratuitamente. Direttore Responsabile Pier Michele Borra.

Anno 32, Numero 3, novembre 2025

https://www.cavazza.it/drupal/it/john-martin-hull-i-significati-del-buio

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Collana Arca: le opere

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.

“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025

Splende il fuoco bianco della parola

Stelio Carnevali

Ho cercato con attenta, inevitabile, sottrazione di significare la poesia di Stelio Carnevali, individuando i testi maturi in cui la sua identità lirica si offre con nitore, pregnan­za, pulizia. La sua poesia sorge da uno stile apparentemente voltato al passato. Tuttavia, riesce a modularsi con carattere personale dentro cui accende e compone una successione narrativa, attraverso un lirismo ritmato in grado di essenzializzarne i cardini fondamentali. Il verso schizza con tagli improvvisi che spezzano il prevedi­bile, screzia di amarezza stupefatta l’esperienza cantata sempre in com­movente connessione con la natura vegetale e animale. Ironia e autoironia si intrecciano con leggerezza delicata, piumata, coinvolgente nella veloce spirale dei versi. Il caleidoscopico quotidiano si fessura. Accediamo a uno spicchio illuminato di prospettiva, del presente o dentro la memoria del poeta. Sempre con compassione e consapevolezza amorevole. Carnevali canta la sua terra mantovana, la sua origine madre, mai cedendo a una nostalgica, fetale, lamentosa torsio­ne. Anzi, riesce a rovesciare il peso della drammaticità raggiungendo una fresca levità ossigenata.

(…)

Ho voluto ospitare la voce di Carnevali che narra i tappeti relazionali fonda­mentali della sua vita nel QR, così da portare a compimento tutta la sua opera, anche quella esistenziale.

dall’introduzione di anna maria farabbi direttrice della collana arca e curatrice del volume

Stelio Carnevali
è nato a Bagnolo San Vito (MN) nel 1940.
Nel 1964 suoi quindici testi, raccolti sotto il nome Poesia come pane, escono grazie a Mario Artioli per il primo numero della rivista Il Portico. Nel 1976 Alberto Cappi inserisce sue poesie nell’antologia Le proporzioni poetiche, 2, a cura di Domenico Cara.
Pubblica poi un’edizione ampliata di Poesia come pane (1992), Kalùbria (1995), In disparte (1998), L’altra stanza (1999) e Scritture peregrine (2001). Nel 1999 Maurizio Cucchi pubblica in Specchio della Stampa la poesia Tina e nel 2001 Una parlata bianca, poi ripresa nell’omonima raccolta uscita per Edito¬riale Sometti nel 2002, con presentazio¬ne di Alberto Cappi.
Vari suoi testi escono anche in La Bot¬tega di poesia di Maurizio Cucchi ne la Repubblica Milano.
Nel 2014, in collaborazione con Vladi¬miro Bertazzoni, pubblica La morte ne infranse il volo, quasi una biografia del musicista mantovano Aldo Ottolenghi. Tra il 2015 e il 2020 pubblica tre volumi dedicati al pittore milanese Franco Rognoni.
Tra il 2022 e il 2024 pubblica per FUOCOfuochino È notte e con la notte una voce, Per mani esperte d’altro e Anguria Blues.
Nel maggio 2024, nel corso del Premio di Poesia Terra di Virgilio, decima edizione, riceve il Premio Alberto Cappi alla carriera.
Splende il fuoco bianco della parola esce nel giugno 2024 nella collana Arca diretta da anna maria farabbi, in coedizione Al3viE-pièdimosca.

la Collana Arca accoglie anche:

la via del poco – anna maria farabbi

stellezze – paola febbraro

la volpe dell’insonnia: a spizzata – saragei antonini (SETTEMBRE 2025)

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Collana Arca: le opere

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.

“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025

Stellezze

Paola Febbraro
a cura di anna maria farabbi

L’essenza di Paola Febbraro è composta, secondo me, da due semi potenti: la sua interità di creatura immersa totalmente nella poesia, fuori da qualunque mercato, commercio, compro­messo letterario; e il suo orecchio assoluto, insonne, inquieto, tra­gico e tenerissimo e, allo stesso tempo, sensibile e irritabile fino allo spasimo e alla contrazione.

(…)

Sempre, forte attenzione al voca­bolario e alla lingua, intesa come patrimonio organico, con l’intento di declinarla in modo nuovo, al femminile, attraverso una cul­tura interiore che si riappropria lentamente e poeticamente di un’identità profonda, arcaica, ori­ginale. Anche, soprattutto, viven­dola nella scansione di un tempo quotidiano, volendo mettere in discussione abituati comporta­menti e usi linguistici.

Dall’introduzione di anna maria farabbi direttrice della collana arca e curatrice di stellezze.

Paola Febbraro è nata il 9 gennaio 1956 a Marsciano, in provincia di Perugia. Muore il 22 maggio 2008, a Roma.
Tra le sue pubblicazioni in poesia ricor­diamo Turbolenze in aria chiara, con cui è stata finalista del Premio Laura Nobile nel 1993; A fratello Stefano (La Volpe e l’Uva, 2000); La Rivoluzione è solo della Terra (Manni, 2002), vincitrice Premio Renato Giorgi.
Tra le curatele e i saggi segnaliamo:
Amelia Rosselli: Lezioni e Conversa­zioni, per la rivista Galleria nel numero monografico dedicato a Rosselli (48, 1-2, 1997); Ecchime. Antologia sinfonia, antologia di racconti e poesie di Victor Cavallo (Stampa Alternativa, 2003); Dell’io e del tu senza corpo nella poesia delle donne, “progetto-patchwork” sulla scrittura poetica femminile proposto dal Gruppo ’98 poesia di Bologna, 12-30 gennaio 2004.
Ha pubblicato racconti sperimentali su Frigidaire e poesie in numerose riviste, ha scritto molti testi per la radio e lavora­to come aiuto-regista e drammaturga.
Nel 2008 esce postumo per Empirìa Turbolenze in aria chiara e nel 2012 per Lietocolle stellezze, qui ripubblicato nella collana Arca per Al3viE e pièdimosca edizioni.

la Collana Arca accoglie anche:

la via del poco – anna maria farabbi

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

la volpe dell’insonnia: a spizzata – saragei antonini (SETTEMBRE 2025)

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“Sono una poeta organica, femminista e capitiniana”

Anna Lia Sabelli Fioretti sul Corriere dell’Umbria

Poetessa? Non se ne parla proprio “Sono una poeta” precisa Anna Maria Farabbi “Una poeta organica femminista e capitiniana”.

– Perché capitiniana?

Perché credo che il pensiero di Capitini ancora oggi, soprattutto oggi, è nevralgico e rivoluzionario. Il suo libro di poesie, “Colloquio corale”, è la confluenza lirica di tutta la sua filosofia e la sua pedagogia. Poesia che porge prospettive, pensieri, architetture tessute nel verso lirico. Qui si canta la non violenza, l’omnicrazia, il potere dal basso.

– Femminista di che tipo?

Io penso che la prima discriminazione sia stata, e purtroppo permane, tra i due sessi: non pari opportunità, non pari diritti tra uomo e donna. E’ una ferita che ancora oggi sanguina. Quello che a me interessa è praticare dalla radice una cultura “altra” dentro la quale si abbia consapevolezza dei significati della comunità nella cura congiuntiva di ogni relazione: minerale, animale, vegetale. Estranea al dettato patriarcale, teso al dominio, alla competitività, all’individualismo fino all’autodistruzione.

– Organica…

Da tantissimi anni lavoro con un approccio poetico con persone in sofferenza: sordi, ciechi, persone con problematiche gravi di handicap psichico, demenza, tossicodipendenza, deambulazione, con pazienti oncologici. Collaboro con l’ospedale Sant’Orsola e con l’Istituto dei ciechi “Cavazza” di Bologna, con il Sodalizio di San Martino di Perugia, con la Comunità di Torre Certalda a Umbertide, con Il Pellicano di Perugia che si occupa di disturbi alimentari. Ho curato diverse pubblicazioni su queste esperienze che offrono testimonianza di come la poesia non sia astrazione ma concretezza. Congiunge il profondo delle creature. Per approccio poetico non intendo lettura di poesia, questo rientra nell’ambito letterario, ma lavorare empaticamente in connessione, modulando la voce, la quiete e fiducia, ascoltando senza giudicare, restituendo dignità e energia, vitalizzando i semi nella terra terremotata della creatura.

Tra il verde elegante del Barton Park dove ci siamo incontrate qualche giorno prima della sua partenza per la Cina le parole di Anna Maria Farabbi, la più nota poeta vivente dell’Umbria, mai banali e mai scontate, anzi a volte sin troppo complesse, si sciolgono nell’afa estiva tanto da diventare difficili da afferrare al volo per una cronista come me.

Inizia con una piccola favola introduttiva. “Vengo da una famiglia particolare perché i miei zii e i miei genitori convivevano, sia a livello casalingo che commerciale perché avevano due attività in comune: macelleria e alimentari. Era una famiglia completamente presa dal lavoro quindi dal punto di vista relazionale affettivo poco attenta. Lo zio andava a cercare le bestie in allevamenti particolari, avevamo anche una produzione propria di salumi. L’offerta per la clientela era molto curata, ben diversa da quella di oggi che guarda più alla quantità e al prezzo basso che alla qualità. Inoltre, ricordo la bottega era un centro di aggregazione, con i clienti si socializzava, si dividevano con loro anche momenti di confidenza e di gaiezza”.

Sposata con Massimo e madre di Luca, che ora ha 30 anni, lavora a Bologna ed è un sassofonista laureato in biotecnologie, Anna Maria Farabbi è nata a Perugia. A 5 anni, in bottega, imbottigliava il vino. Per il suo futuro mamma Maria Teresa si augurava un percorso professionale pratico, così pensando di far bene l’ha iscrisse all’Istituto Tecnico Commerciale Vittorio Emanuele. “Una via scolastica del tutto diversa dalla mia natura. Di mia scelta, successivamente, mi sono laureata nella facoltà di Letterature e Lingue. Contemporaneamente ho assunto servizio all’Ufficio Imposte Dirette, oggi Agenzia per le Entrate.

– Una poeta e traduttrice pluripremiata, laureata con tesi sulla letteratura angloamericana, che passa la vita dietro uno sportello delle Imposte Dirette. Come è stato possibile?

Prima sede a Vittorio Veneto, poi a Roma e infine a Perugia. Sono andata in pensione il 31 luglio dell’anno scorso. Sappiamo che il nostro paese non riconosce qualitativamente ed economicamente attività umanistiche. L’insegnamento mi avrebbe completamente assorbito, non l’ho scelto. Ho cercato di vivere gli opposti, di integrarli.

– In pratica la sua era una doppia vita che correva su due binari paralleli. Quando la prima poesia?

Avevo 13 anni. La poesia mi è venuta addosso festosa come il cane quando riconosce. Ho partecipato ad un concorso promosso dalla casa editrice Tracce di Pescara, allora presieduto da Maria Luisa Spaziani. Ed ho vinto. Il mio primo libro è stato pubblicato proprio da loro. Poi ho pubblicato con Scheiwiller perché ho vinto il Premio Montale nel 1995.

– Perché oltre che in italiano scrive poesie anche in dialetto? E’ così poco poetico, a volte anche linguisticamente un po’ volgare: “la ramaccia”, “nfuocheto…”

Io l’ho sempre parlato in famiglia e lo parlo tuttora. La lingua è come una stratificazione geologica che ci portiamo in corpo, è materia fluida che mal si adatta alla scrittura. Il mio dialetto viene dalla zona di Montelovesco dove ho vissuto una parte della mia infanzia e adolescenza con i miei zii. Lo lavoro non solo nella mia poesia ma anche in traduzioni che mi sono richieste soprattutto dalle Università estere: ho tradotto tre sonetti di William Shakespeare, ora sta per uscire la mia versione del racconto Maladroit di Raymond Queneau, da Esercizi di Stile.

– Lei ha scritto “Alfabetiche cromie” saggio monografico su tutte le opere di Kate Chopin e tradotto la sua raccolta di racconti “Un paio di calze di seta”, ora rieditate insieme da Al3vie e Piedimosca. Cosa le piace in particolare di questa scrittrice americana e della sua scrittura?

Tutto è partito dalla mia tesi di laurea. Chopin è maestra dal punto di vista stilistico nelle sue frasi brevi, negli scorci tematici che individuano vite di donne nel loro quotidiano tra pregiudizi, invidie, amiche, tensioni coniugali e sessuali. I fili narrativi si illuminano alla luce della consapevolezza. E’ stata la prima grande insegnante della mia vita.

– Perché non le piace essere definita un’intellettuale?

Perché il pensiero è nel corpo, non prescinde dall’umilissimo fare: la teoria non è separata dalla prassi. La testa deve scendere dentro i piedi, camminando di terra in terra. In questo senso, ogni mio attraversamento, compresi i miei anni lavorativi all’Agenzia delle Entrate, sono utili: una palestra che mi ha scolpita.

– Lei è nata e vive a Perugia? Cosa pensa della città e dei perugini?

Ho un rapporto complesso. A Perugia ho dedicato un libro dentro cui Aldo Capitini e Walter Binni sono i fari di riferimento. E’ una città intensa, bellissima, che ha sofferto, e forse ancora oggi ne porta le conseguenze, di secoli di dittatura clericale.

– Nella sua vita l’amore ha la A maiuscola?

Credo che l’amore sia il grande battito cardiaco dell’umanità. E’ un processo interiore di inclusività, di accoglienza, di ascolto, di tessitura del proprio io verso il tu. Non è annullamento.

– E cosa pensa dell’odio?

E’ un’energia negativa, distruttiva e autodistruttiva. Va elaborata individualmente e collettivamente. Io faccio meditazione. Elaborare significa che la propria formazione è permanente, diceva Capitini. L’aggressività nasce dalla frustrazione e dall’incapacità di relazionarsi.

– In questo momento c’è un odio dilagante, partendo dai femminicidi e dalle guerre…

Si fa prima a dare un pugno. Mi considero una costruttrice di pace nella visione capitiniana che non è un atteggiamento buonista: esiste la distanza, la denuncia civile, la disubbidienza motivata.

– Una sua opinione sulla guerra?

E’ una spirale dentro cui rimangono i cardini del possesso, del dominio, dell’autodistruzione, dell’aggressività, della violenza ottusa. Rimangono costanti le dinamiche patriarcali cannibaliche, da cui non riusciamo a emanciparci. Sono tragicamente colpita da quanto sta avvenendo a Gaza e a Kiev.

– In una sua poesia, che faceva parte del primo libro, vincitore del Concorso di Tracce, lei parla di sé come di “una poeta piccolissima, quasi lontana, quasi felice”. Perché quel “quasi”?

Confermo il “quasi” a distanza di anni. La felicità è un conto e la gioia è altro. La felicità per me è evadere dal contesto. Non si può mai essere totalmente felici ma gioire sì. San Francesco insegna.

– E perché quasi lontana?

Non sono e non voglio essere al centro della giostra letteraria, nella sua rotazione mondana. Non ho mai cercato, inseguito persone di potere editoriale. Ogni luogo ha un ascolto di pari valore. Ho riconoscenza verso i miei editori e le mie editore. La poesia è intimità, è il sacro, è la via del poco. Non riconosce né corti né re. Oltrepassa i riconoscimenti. Ha un’andatura scalza non per scelta ma per natura.

– Cosa è per lei la bellezza?

E’ vivere la presenza e la memoria nel qui ed ora, in una quiete interiore che malgrado l’inquietudine riesce a mordere quel boccone di gioia di cui le parlavo prima, a nutrirsene e al tempo stesso sentirne tutta la responsabilità di ridistribuirla. Siamo totalmente responsabili di ciò che siamo e facciamo.

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Collana Arca: le opere

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.

“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025

La via del poco

il capo del filo

Dopo cinque impronte liriche inedite che si incardinano nel titolo, sorgono in successione cronologica di pubblicazione editoriale, otto opere nate nell’arco di venti anni, poco più: dal 1996 al 2022. Le prime tre hanno ricevuto la pubblicazione per aver vinto dei concorsi letterari: sono state concepite e lavorate in un periodo molto lungo, ben prima del loro riconoscimento. Le considero la mia radice.

L’ultima, recentissima, è uscita nel 2021, in tiratura limitata, in editoria d’arte.

Apro segnata dall’India, concludo la mia ricerca nei tessuti della terra giapponese.   

Ciascuna delle otto opere ha avuto una distribuzione limitata.

Ho sempre avuto particolare attenzione per la piccola e media editoria. Spesso ho inaugurato con una mia opera il viaggio di una casa editrice. Di una sua collana. Qui non solo comincio, ma sono responsabile anche dei viaggi futuri dell’Arca. Trovo un senso forte, esistenziale e artistico, nella relazione tra me poeta e chi edita. Ho la grazia di vivere con molti editori, da anni, il calore dell’amicizia in nutrimento reciproco, per fluidità di vasi comunicanti.  Sono estranea a una cultura editoriale strettamente di mercato. Per me il libro è una creatura che sorge e cresce con il contributo di molte persone, non ultima per importanza, i lettori. Un lavoro corale di cui l’autore o l’autrice ne è solo il seme.

la Collana Arca accoglie anche:

stellezze – paola febbraro

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

la volpe dell’insonnia: a spizzata – saragei antonini (SETTEMBRE 2025)

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Collana Arca: prossima uscita Settembre 2025

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Mi è stata consegnata la responsabilità di questa proposta editoriale e l’assumo come progetto immerso nella poesia, non solo nella sua offerta di catalogo, ma per la sua sostanza caratteriale.

La collana è creata in coedizione tra due case editrici: Piedimosca e Al3vie. Credo sia l’unica esperienza in Italia, se non altro rarissima testimonianza, di una cooperazione di forze congiunte in scelta e in investimento. In questo caso, la piccola editoria trova alternative di politica aziendale e culturale contro l’individualismo concorrenziale.

Il filo che teniamo tra le mani è femminile. Siamo tre donne, Elena Zuccaccia per Piedimosca, Raffaella Polverini per Al3vie, io anna maria farabbi per la curatela, che lavorano per la poesia nell’oceano del mercato. Tutte e tre viviamo, non solo nel nostro lavoro, un pensiero di genere.

anna maria farabbi

PROSSIMA USCITA: SETTEMBRE 2025

la volpe dell’insonnia: a spizzata
di Saragei Antonini

Dall’introduzione dell’opera

Il cantovento di Anna Maria Farabbi

Saragei Antonini

sono nata a Catania nel 1973 e cresciuta nella zona chiamata Cappuccini –
mia madre è catanese e mio padre nato a Novafeltria al confine tra l’Emilia-Romagna e le Marche –
i miei genitori hanno vissuto otto anni in Svizzera nel Cantone di Neuchâtel (cantone francese) –

questa piccola mappa familiare ho voluto tracciarla perché il mio dialetto è meticcio – catanese sì ma anche ricreato da suoni vissuti di lingue e accenti diversi – una corale di volti e gesti che ad oggi accompagnano parole esclamazioni e modi di dire e una traduzione che cambia organicamente –
è una ricerca linguistica nella quale dialetto e italiano hanno una fitta relazione, direi boschiva e abissale dunque marina – ogni specie è in contatto con le altre e mi addentro riemergo tra fitte solari e scuri muschiati

a dire il nero diamo il tempo alla volpe dell’insonnia di sfamarsi e impaurirsi

a spizzata
cchì ricissi me’ matri

la Collana Arca ha già accolto:

la via del poco – anna maria farabbi

stellezze – paola febbraro

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

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Alla Rocca Paolina project room e presentazione della pubblicazione TESSITURE di Raffaella Polverini

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Tessiture alla Rocca Paolina

Raffaella Polverini. Tessiture

venerdì 23 Maggio 2025 – sabato 24 Maggio 2025
Raffaella Polverini. Tessiture

sede: Centro Espositivo Rocca Paolina – Sala Treboniano Gallo (Perugia).

Il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia ospita, nell’ambito del Festival Parole a Braccio, la presentazione della pubblicazione Tessiture di Raffaella Polverini, editora, autrice e artista visiva.
L’evento sarà l’occasione per entrare nel cuore di un progetto che intreccia parola scritta e arte tessile, in un dialogo vivo tra voce, materia e memoria. L’incontro prevede la lettura di alcuni brani tratti dal volume a cura di Sandra Frenguelli e Mariangela Ronzini del Circolo LaAV di Perugia, all’interno di un allestimento a cura di Barbara Pavan composto da alcune delle opere presenti nella pubblicazione stessa. Le opere esposte non sono semplici elementi scenografici, ma parte integrante della narrazione, frammenti visivi che dialogano con le parole e ne amplificano il senso. L’autrice presenterà il libro in dialogo con Giovanni Luca Delogu.

Tessiture nasce come un’opera corale e stratificata: un viaggio personale e collettivo che attraversa scrittura, storia, spiritualità e gesto artistico, dando voce a incontri, ricordi, riflessioni e figure che hanno segnato il cammino dell’autrice. Ogni opera – composta da materiali eterogenei come tessuti, rami, carte, pigmenti, fili e frammenti di vita – è il risultato di un processo di ascolto e trasformazione, e accompagna visivamente ogni parola.
L’evento si propone come uno spazio di condivisione e presenza, dove la lettura si fa esperienza, e l’arte visiva diventa tessuto narrativo e spazio per nuove connessioni.

23-24 maggio 2025
Opere in mostra
24 maggio ore 16:00
Presentazione e letture

Immagine in evidenza
Raffaella Polverini – Tessiture (part.)

https://www.arte.go.it/event/raffaella-polverini-tessiture

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Il Cantastorie festival

Kaba edizioni – Al3vie parteciperà a Il Cantastorie festival dal 30 maggio al 1 giugno.
Polo culturale Il pico, Mirandola (MO), Piazza Giuseppe Garibaldi 15

Programma

  • venerdì 30 maggio dalle 21 Monologo poetico di Anna Maria Farabbi
  • sabato 31 maggio dalle 9.30 Progetto poetico di Anna Maria Farabbi e Milena Nicolini
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Presentazione de Il labirinto del Bagatto

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Tessiture al Giardino delle Beghine di Mantova

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Kate Chopin around the World. Global perspectives

E’ uscita il 15 Febbraio 2025, per la casa editrice americana Lexington Books, la raccolta di saggi dedicati alla scrittrice Kate Chopin (1851 – 1904) considerata una delle antesignane del femminismo.

Kate Chopin around the world. Global prospective accoglie i contributi di autori e autrici provenienti da diverse parti del mondo, appartenenti soprattutto al mondo accademico. In questo progetto, durato alcuni anni e dal respiro internazionale, si inserisce il saggio The Narrative Orchestra in Kate Chopin (Capitolo 11) di Anna Maria Farabbi, tradotto dalla prof.ssa Alessandra Brivio (Associate Professor of History all’Erskine College in South Carolina). Farabbi continua il suo lavoro su Kate Chopin attraverso un’originalità di pensiero e di ricerca anche in ambito musicologico.

Anna Maria Farabbi ha iniziato i suoi studi su Chopin con la sua tesi universitaria arrivando poi alla traduzione di diversi racconti per Sellerio e pubblicando un saggio per la casa editrice Lietocolle. I racconti, con l’aggiunta di un inedito, insieme al saggio sono stati rieditati nell’opera Kate Chopin, racconti con saggio e traduzione di anna maria farabbi (Al3vie in coedizione con Pièdimosca edizioni, 2022)

La Prof.ssa Heather Ostman, curatrice dell’opera, è anche Presidentessa della The Kate Chopin International Society fondata nel 2004.(https://www.katechopin.org/society/)

A marzo 2025 uscirà la versione in inglese, prima in ebook e successivamente in cartaceo, di Kate Chopin, racconti con saggio e traduzione di anna maria farabbi ( KATE CHOPIN. Short Stories with an essay and translation by anna maria farabbi). L’opera ospiterà anche il saggio pubblicato in America.

Kate Chopin around the World. Global perspectives

Edited by Heather Ostman – Contributions by Bernie Koloski; Monique Oyallon; Helen Taylor; Cido Rossi; Mohanalakshmi Rajakumar; Geetha Rajeswar; Irina V. Morozova; Heidi M. Podlasli-Labrenz; Eulalia Piñerio Gil; Martina Jauch; Francisco José Cortés Vieco; Jessie Wirkus Haynes; Anna Maria Farabbi and Alessandra Brivio

Kate Chopin around the World: Global Perspectives offers a fresh, international lens on Chopin’s impact on readers around the world. Contributors from multiple continents situate Chopin’s fiction within national and regional locales, reflecting on the reading, researching, and teaching of her work through different cultural lenses. Essays, from both new and seasoned Chopin scholars, draw from a range of critical approaches to demonstrate the broad-reaching effects Chopin has had around the globe. At times, their essays are personal, as contributors reflect on the profound effect the author’s fiction had on their lives, research, and even students. Read together, the essays offer a rich conversation with a multiplicity of perspectives from different countries and cultures, demonstrating the incredible influence Chopin—a nineteenth-century American widow who sought to support her six children through her writing—has had on readers, scholars, and teachers for generations.

https://rowman.com/ISBN/9781666956832/Kate-Chopin-Around-the-World-Global-Perspectives

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Nasce TXtilezine. Blog dedicato alla Fiber Art

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Paola Febbraro

Tè poetico sulla poesia di Paola Febbraro. In dialogo Anna Maria Farabbi e Laura Ricci

Il Filo di Eloisa – Associazione Culturale Eloisa Manciati presenta, giovedì 6 febbraio alle 17 al Caffè Montanucci di Orvieto, un’interessante pubblicazione postuma della poeta umbra Paola Febbraro. Voce poetica di grande spessore e innovatività, Paola Febbraro era nata nel 1956 a Marsciano e venne a mancare nel 2008 a Roma, dove si era trasferita per lavoro, pur continuando a frequentare l’amata Umbria natale.

Si tratta di stellezze (Piedimosca e Al3vie, 2024), una pregevole raccolta di versi di Paola Febbraro, inediti in vita, uniti ad altri scritti e a lettere scambiate con la poeta Anna Maria Farabbi, anche lei umbra, a cui è stata legata da un significativo rapporto relazionale e a cui la madre di Paola, Giovanna Febbraro, affidò gli inediti che, dopo la morte della figlia, andava via via trovando.

E sarà proprio Anna Maria Farabbi, che di stellezze è la curatrice, a illustrare a tutto tondo il volume e, più in generale, la ricerca poetica di Paola Febbraro, coadiuvata da Laura Ricci, poeta oltre che socia fondatrice de “Il Filo di Eloisa”, che a sua volta ebbe modo di intessere con Febbraro un’intensa relazione letteraria e amicale.

Sarà una piacevole occasione per parlare di poesia e leggere e scambiare versi e opinioni, il tutto in compagnia di un buon tè, bevanda lenta e meditativa che alla poesia ben si addice. Il volume stellezze aveva visto la luce, in una prima edizione postuma per Lietocolle, già nel 2012, sempre con la curatela di Anna Maria Farabbi. Ormai esaurito, è stato riproposto nel 2024 in coedizione tra Piedimosca e Al3vie nella collana Arca, che è diretta da Anna Maria Farabbi. 

Nell’introduzione al volume, tra l’altro Farabbi scrive: «L’essenza di Paola Febbraro è composta, secondo me, da due semi potenti: la sua interità di creatura immersa totalmente nella poesia, fuori da qualunque mercato, commercio, compromesso letterario; e il suo orecchio assoluto, insonne, inquieto, tragico e tenerissimo e, allo stesso tempo, sensibile e irritabile fino allo spasimo e alla contrazione. […] Sempre, forte attenzione al vocabolario e alla lingua, intesa come patrimonio organico, con l’intento di declinarla in modo nuovo, al femminile, attraverso una cultura interiore che si riappropria lentamente e poeticamente di un’identità profonda, arcaica, originale. Anche, soprattutto, vivendola nella scansione di un tempo quotidiano, volendo mettere in discussione abituati comportamenti e usi linguistici».

https://www.orvietonews.it/eventi/2025/02/01/t-poetico-sulla-poesia-di-paola-febbraro-in-dialogo-anna-maria-farabbi-e-laura-ricci-113096.html

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3 minuti di Storia e storie al femminile Diario News Rassegna stampa

Nasce il Podcast “3 minuti di Storia e storie al femminile”

Margherita D’Austria

La vita di Margherita d’Austria merita davvero di essere conosciuta; figlia naturale di Carlo V, giovane vedova poi di nuovo sposa ma infelice, la sua figura rappresenta un esempio di come con tenacia e coraggio si possa costruire un futuro di benessere e pace in un mondo tutto al maschile dominato dalla guerra.

Il breve racconto della sua vita, narrato da Ada d’Alessandro storica e docente, sintetizza la faticosa ascesa di una donna intelligente, saggia e poliglotta che seppe gestire con straordinario equilibrio le complesse situazioni politiche del Cinquecento.

Buon ascolto.

Prima parte

Seconda Parte

Terza parte

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Esce in formato ebook per la Collana Tappeti volanti “L’ape di luglio scotta anna maria farabbi poeta” di Francesco Roat

“Io sono un’esplosione gialla nel cervello
muto della solitudine. L’ape di luglio
che scotta”.
Anna Maria Farabbi

Poesia – crogiolo alchemico della lingua ad altissimo grado metaforico – è attenzione precipua alla parola; dunque al suono e al risuonare di essa (in chi la scriva o legga). Sia acusticamente: quale registro armonico/melodico del verso, che letterariamente: quale ritmo stilistico/strutturale, che emozionalmente: quale significazione patetico/immaginifica.
… La poesia infatti non tanto racconta, illustra o descrive, quanto piuttosto equivale ad un evento; è – più che testimonianza – presenza viva d’evento, essendo/esprimendo al contempo forma e contenuto, in quanto significazione che si fa tutt’uno con la materia trattata, divenendo parola incarnata, quasi.
… Tesa a rimarcare l’ambito empatico di risonanza della poesia, Anna Maria Farabbi parlando con me ha sottolineato come – sempre – si sia poeti in due, nel senso che il dire e il darsi poetico è costitutiva-mente ambito dialogico: cioè incontro comunicativo fra chi scrive e chi legge.

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Libri e storie come ponti per costruire nuove narrazioni

04 dicembre ore 12.00

Arena Biblioteche di Roma

Intervengono Alessia Barbagli, Monica Di Bernardo, Monica Martinelli, Barbara Perrini, Raffaella Polverini e Giulietta Stirati

A cura di Biblioteche di Roma in collaborazione con Indici Paritari, Kaba edizioni e Settenove


Un dialogo per immaginare insieme una cassetta degli attrezzi che aiuti a costruire prospettive nuove e a guardare il mondo da punti di vista differenti, in un’ottica intersezionale. Indici Paritari APS incontra la piccola e media editoria e Biblioteche di Roma.


Indici paritari nasce come gruppo informale di docenti nel 2020 attorno all’esigenza condivisa di prendere la parola sul canone proposto dall’editoria scolastica espressione della cultura patriarcale nei contenuti e nel linguaggio. Svolge attività volte a promuovere la cultura del rispetto e la promozione del valore della diversità e della parità, l’educazione alla democrazia e la valorizzazione delle differenze di genere.

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Premio letterario Franco Fortini, 165 opere e 54 finalisti

La via del poco tra i 54 selezionati

Premio letterario Franco Fortini, 165 opere e 54 finalisti

Sarà assegnato a Fano nella rassegna di poesia Passaggi diVersi

(ANSA) – FANO, 10 MAG – Prima selezione del Premio internazionale Franco Fortini: 165 opere arrivate, 54 finalisti.


    Il Premio letterario internazionale “Franco Fortini” sarà, per il secondo anno, parte del programma di Passaggi Festival e sarà assegnato sabato 24 giugno con cerimonia ufficiale, durante la manifestazione di Fano (Pesaro Urbino), nella rassegna di poesia Passaggi diVersi.


    Il Premio, aperto alle raccolte di poesia edite da gennaio 2022 a gennaio 2023, all’ottava edizione, onora la memoria di Franco Fortini: rifugiatosi durante la guerra per ragioni razziali in Svizzera, partecipò alla Resistenza in Val d’Ossola; nel ruolo di coscienza degli intellettuali di sinistra dai tempi del Politecnico di Vittorini, di cui fu redattore, fino ai Quaderni piacentini, costituì un punto di riferimento per le giovani generazioni, applicando l’intelligenza del saggista a temi non soltanto letterari ma anche politici e culturali.
    Sono 165 i libri giunti all’8/a edizione. La Giuria ha selezionato una rosa di cinquantaquattro volumi.
    Tra i libri delle grandi e medie case editrici si segnalano Verso la ruggine di Prisca Agustoni (Interlinea), L’aria è una di Anna Maria Carpi (Einaudi), Sempre mondo di Massimo Gezzi (Marcos y Marcos), La grande nevicata di Federico Italiano (Donzelli), Con la gente dal ponte di Dimitris Lyacos (il Saggiatore), La colpa al capitalismo di Francesco Targhetta (La Nave di Teseo), Apolide di Mary Barbara Tolusso (Mondadori) e Dove sono gli anni di Gian Mario Villalta (Garzanti). Molte sono opere dI piccole case editrici in questa prima selezione, tra cui Waves di Vincenzo Bagnoli (industria & letteratura), La lepre di sangue di Daniele Barbieri (Arcipelago itaca), Gemello falso di Antonio Bux (Avagliano), Il compleanno e altre opere di Florinda Fusco (Argolibri), Dispositivi di Stefano Guglielmin (Marco Saya), In simmetria con la morte di Yang Lian (Nino Aragno), Estranea (Canzone) di Maria Pia Quintavalla (Puntoacapo), Poesie d’aria di Gabriella Sica (Interno libri) e Sulle pendici dell’altro di Lucia Triolo (Macabor).
    Entro maggio la Giuria comunicherà i risultati delle altre selezioni e la cinquina finalista. (ANSA).

https://www.ansa.it/marche/notizie/2023/05/10/premio-letterario-franco-fortini-165-opere-e-54-finalisti_a99d0976-36c0-41e4-b532-88e626ef7050.html

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All’inizio era il buio al Museo Tattile Statale Omero il 3 maggio

https://www.museoomero.it/eventi/allinizio-era-il-buio-conversazioni-di-un-cieco-con-la-bibbia/
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La Collana Arca accoglie la sua prima opera in poesia “La via del poco”

Lasciamo che siano le parole della poeta Anna Maria Farabbi a presentare l’opera.

So solo che il mio canto è un poco. È la mia via. Che la poesia e la mia vita coincidono. Si intrecciano nella via del poco. Una via che ha la vocazione del vento, prossimo al nulla e portatore del tutto.

Dopo cinque impronte liriche inedite che si incardinano nel titolo, sorgo – no in successione cronologica di pubblicazione editoriale otto opere nate nell’arco di venti anni, poco più: dal 1996 al 2022. Apro segnata dall’India, concludo la mia ricerca nei tessuti della terra giapponese.

a.m.f.

Le opere: solo il poco è la via, 2022 firmo con una gettata d’inchiostro sulla parete, 1996 fioritura notturna del tuorlo, 1996 nudità della solitudine regale, 2000 la magnifica bestia, 2007 segni, 2007 la luce esatta dentro il viaggio, 2008 il filo della carovana di sale e i miei dieci nodi, 2018 io sono alla poesia come pane al pane e vino al vino, 2021

Pubblicazione in coedizione con Pièdimosca edizioni che insieme alla curatela di Anna Maria Farabbi accoglierà in condivisione la poesia nella Collana Arca

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L’arte tra bocca e cibo peso corporeo e peso della parola

di Milena Nicolini su Casamatta blog

https://www.casamattablog.it/articolo/note-di-lettura-4/

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Editoria femminista. Intervista su Radio Sherwood/Gemini Network

Book Pride 2022. Intervista di Luisa Longobucco di Radio Sherwood/Gemini Network a Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli dell’Enciclopediadelledonne.it, Angela Di Luciano e Ilaria Baldini di VandA edizioni e Raffaella Polverini di Al3vie    

Ascolta l’intervista                                          

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L’arte tra bocca e cibo, peso corporeo e peso della parola. A proposito di disturbi alimentari

https://www.ultimavoce.it/larte-tra-bocca-e-cibo-peso-corporeo-e-peso-della-parola-a-proposito-di-disturbi-alimentari/

Indomabile me. E la suggestione di involucro che serra come in una prigione diventa inquieta zebratura agitata dal vento. Indomabile me, acquarello di Sara Fruet, che credo meglio non potrebbe accompagnare la testimonianza della sua vita di giovane donna stravolta dall’anoressia e del doloroso percorso che pur l’ha portata infine a scoprire “che la felicità non uccide”.

A proposito di disturbi alimentari www.ultimavoce.it

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A proposito di disturbi alimentari ywub www.ultimavoce.it

Una testimonianza che è stato “il seme” dal quale è nato l’interessantissimo lavoro di Anna Maria Farabbi sui disturbi alimentari. “L’arte tra bocca e cibo, peso corporeo e peso della parola” (editore Al3vie). Un contributo davvero nuovo e che credo molto possa offrire a chi attraversa il dramma del disturbo alimentare. Bulimia e anoressia, facce della stessa medaglia, malattie della società dell’opulenza, dei tempi moderni…
Questione delicatissima e grave che non può lasciarci indifferenti: secondo le ultime statistiche, solo nel nostro paese sono circa tre milioni le persone che ne soffrono. E sono soprattutto adolescenti, in stragrande maggioranza donne, e fra gli adolescenti questo male è una delle principali cause di morte.

Anna Maria Farabbi è poeta, narratrice, saggista, traduttrice. E’ soprattutto poeta, e il suo progetto non poteva che attraversare il linguaggio dell’arte. “Nessuna impostazione clinica”, spiega.

“Ho concepito l’opera come una ruota”. Una ruota con dieci raggi, ogni raggio è un artista, lei compresa, che “nella sua arte porge il suo rapporto con questa problematica”.

In questa “orizzontalità circolare” dove non esistono gerarchie, intervengono una filosofa, un poeta, un docente di Etnomusicologia, una pittrice, un regista, una ballerina, uno scultore, un fotografo, un fumettista, una narratrice… ognuno con la propria testimonianza, diretta o di osservatore. Tutto tessuto dall’esperienza di incontro con persone in sofferenza (e non solo a proposito di disturbi alimentari) con le quali Anna Maria Farabbi ha lavorato, ché “la poesia, più propriamente il canto, l’approccio poetico alla vita e a ogni sua relazione… riescono a toccare interiormente l’altra creatura, soprattutto quando questa si trova in difficile, drammatica o tragica condizione esistenziale”.

E l’approccio poetico alla vita e alle relazioni di ogni sguardo d’artista affolla di umanità questo libro corale. Impossibile da riassumere…
L’invito è a sfogliare pagina dopo pagina le voci, che sul limite della ruota disegnata da Anna Maria Farabbi appaiono come nella proiezione di una lanterna magica, ciascuno col proprio respiro…
Così, Paola Bianchini, che è filosofa e psicoterapeuta, squarcia la ferita identitaria da cui nasce il disturbo, che del corpo si serve per manifestare il disagio. E invita ad allearsi piuttosto con la vita.
Cosa guardate /della mia dissolvenza? Cosa vedete/ della rinuncia che sono? / Ogni volta piagata, piegata/ a gettare fuori il cibo:/ un rifiuto che rinneghi. / le tue forme: ecco il giudizio/ e nessuno specchio in casa… E’ Marco Bellini che, cercando versi per esprimere la dignità del dolore, offre la sua parola poetica.
Arriva poi la sorpresa di un canto popolare, “La cena della sposa”, offerto nelle sue varianti regionali da Giancarlo Palombini, e che si estende fino alle radici consumistiche, bulimiche, del nostro sistema occidentale. Che cenerà la sposa le dieci sere? “Dieci scatole di confetti/ per saziar li sposi a-l-letti/Nove cuppie di buon pane / per saziare un borgo sano,/.. otto mazzi di radice.. sette vacche ben cornute… sei castroni ben lanuti/ cinque porci ben cingiuti / quattro lepre che van saltando…
Una nenia che lascia il posto al drammatico, coraggioso racconto della pittrice Sara Fruet che (“tu mi stai uccidendo e io per sopravvivere ti uccido”) trasmuta nella forma nutriente dei colori.
E poi lo sguardo di Marco Pozzi, regista di Maledimiele, a dirci della dispercezione di sé… sorpreso dalle immagini devastanti ma al tempo stesso con grande potere di seduzione delle foto di giovani donne che una ragazza “allungava e strecciava come fossero le statue di Giacometti. Qualcosa che era vicino all’arte”.
E poi il peso danzante di Mary Garret, testimone di come il disturbo alimentare possa essere indotto dalla pressione dell’ambiente intorno. E cosa ci si aspetta da una ballerina, se non essere di piuma…
Ancora, la tensione espressiva delle sculture di Piero Marchese, che è anche educatore, e nella mescolanza di umano e animalesco fa intravedere dolore e infelicità di chi pensa di non poter reggere il confronto con le icone della bellezza, nel nostro mondo di culturalmente bulimici…

Si è ancora inquieti difronte a tali immagini, che compare la fotografia di Alberto Terrile a scegliere la via della “condescensio passionis”, la discesa in una sofferenza condivisa, per donarci il ritratto di una madre che ha perso la figlia.
Arrivi senza fiato alla “scarnificazione della gioia” nel lavoro sull’anoressia di Ludovic Debeurme, autore di graphic novel. Che con “Lucille”, e la sua scrittura disegnata che non ha bisogno di colori, “ho voluto affrontare il significato dell’insieme delle relazioni e della loro fragilità”. La tristezza “greve” che spoglia giorno dopo giorno la persona anoressica.
Elvira Aglini, infine, narratrice, generosa testimone del percorso seguito grazie al progetto ospitato dall’associazione Il Pellicano, spazio di testimonianza creato e condotto appunto da Anna Maria Farabbi. E a ogni incontro la domanda era: quando si nominerà la bestia?

A margine di ogni intervento, un QR code e un link è la porta d’ingresso ad approfondimenti multimediali. Foto, quadri, una scultura, voci, un film, a riannodare fili, per aiutare, anche, ad avere fiducia nella guarigione da un male così complesso e grave.
Il cibo e la parola, dunque. Il cibo, “ponte di nutrimento comunicativo a partire dall’apertura della bocca verso la madremammella chiedendo il latte di esistenza”; e la parola, che, se non udita, può trasmutare in urlo silenzioso di dolore.

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Intervista su Radio Popolare: editoria femminista

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Incontro in piazza di piccoli editori e comunità locali

Incontro in piazza di piccoli editori e comunità locali

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Disturbi alimentari

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Nuove uscite: l’arte tra bocca e cibo

Disturbi alimentari. Al3vie apre prospettive e testimonianze attraverso l’arte

Una tematica delicata e complessa che sempre di più, soprattutto in questo momento di forte disagio sociale, riguarda giovani e giovanissimi.

anna maria farabbi ha lavorato per quasi due anni ad un’opera corale che si apre ad altri affacci passando attraverso testimonianze personali e artistiche di notevole intensità. La stessa autrice afferma: “Le radici del mio progetto sono state immediatamente nitide: nessuna impostazione clinica. Ho concepito l’opera come una ruota”.

Undici artisti e artiste, compresa la curatrice, convergono nella loro differenza identitaria e di ricerca espressiva: pronunciano la loro testimonianza artistica e esistenziale. L’arte fa girare la ruota in un viaggio plurale e al tempo stesso unitario, che entra nei disturbi del comportamento alimentare.

In ordine di presentazione: Paola Bianchini, filosofa, psicologa, psicoterapeuta. Marco Bellini, poeta. Giancarlo Palombini, docente di Etnomusicologia. Sara Fruet, pittrice, medico coaching alimentare e biodinamica craniosacrale. Marco Pozzi, regista cinematografico. Mariafrancesca Garritano, ballerina. Pietro Marchese, scultore e insegnante. Alberto Terrile, fotografo. Ludovic Debeurme, fumettista, pittore e illustrator. Elvira Aglini, narratrice.

La doppia opera

Oltre a questa ruota cartacea, che viaggerà tra le mani, Anna Maria Farabbi ne ha concepita un’altra in parallelo e in approfondimento multimediale. Suoni, immagini, foto, quadri, voci, un film, tesseranno le maglie in fili e nodi. Sarà un modo per significare il progetto davvero con tutti gli ingredienti artistici di cui ha natura. Nel libro, una piccola impronta, quella specie di labirinto chiamato QR code e il link ne saranno la porta d’ingresso.

Sinossi

L’inizio del cibo e la grammatica relazionale a tavola. Mangiavo da sola. Eccetto la domenica. Mi lasciavano il piatto preparato sull’angolo della tavola accanto alla finestra. La bottiglia di acqua davanti al vuoto circolare del bicchiere. Le briciole sulla tovaglia come una semina metafisica di pane. Gli altri della famiglia si erano già alzati, i maschi grandi a coricarsi, le donne in cucina a lavare, asciugare, riporre in frigo il cibo avanzato. La domenica, tutti insieme, davanti a molto cibo, parlavano di clienti, di lavoro, del fare. Io zitta.

anna maria farabbi

Estratti dal testo

Mangiare da soli, secondo me, non genera di per sé alcuna mancanza o sensazione di non compiutezza. Il cuneo della mia riflessione sta in come si mangia quando si è insieme. Che consistenza ha la comunicazione attorno alla tavola. Quale parola. Quale intenzione, tensione, aspettativa, ci sono dietro alla parola e al tacere. Quanto e se si mantiene l’energia cerimoniale della condivisione e la consapevolezza della preziosità del cibo. Quanto significhiamo il cibo come fondamentale anello comunicativo, generativo, tra il nostro piccolo io e il grande noi, inteso come ecosistema.

Il corpo della persona sofferente, la sua lingua (che fa parte del suo corpo naturalmente), compiono una sottrazione sociale, più o meno consapevolmente. Sono apparentemente presenti al mondo, ma interiormente allontanati. Lesi. Il ritiro graduale si manifesta proprio nella relazione cibo e lingua, in una pratica rituale di astensione, di rifiuto di contatto: vegliando e osservando con una tensione difensiva e autoprotettiva.

Note sulla curatrice

anna maria farabbi ha pubblicato per Al3vie, nel 2021, Louise Michel, è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, e Il canto dell’altalena. L’oscillazione della figura tra il gioco e il mito seguita da La tela di Penelope, opera in coedizione con Pièdimosca edizioni. Per Kaba edizioni ha pubblicato nel 2013, Caro diario azzurro. Ha collaborato con il progetto Leggimileggi e dirige la collana Gocce nella quale è stata pubblicata la sua opera La notte fosforescente.

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LOUISE MICHEL, POWER IT IS INDEED CURSED AND THAT’S WHY I’M AN ANARCHIST

https://anarchistnews.org/content/louise-michel-power-it-indeed-cursed-and-thats-why-im-anarchist
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Due grandi anarchiche femministe: Louise Michel ed Emma Goldman. Su Radio Popolare nel programma Sui Generis

La puntata del 19 aprile 2021 è stata dedicata a due grandi anarchiche femministe: Louise Michel ed Emma Goldman. Anna Maria Farabbi, curatrice del libro “È che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica”, Al3vie edizioni, ci fa un ritratto completo di Louise Michel, della sua personalità, del suo pensiero, della sua scrittura; nella seconda parte di trasmissione, ci avviciniamo a Emma Goldman attraverso alcuni suoi scritti, letti per noi da Marta Marangoni del Collettivo Amleta; l’artista scelta oggi da Clarice Trombella per la sua rubrica musicale è la grande cantante blues Ma Rainey.

Per ascoltare il podcast della puntata:

https://www.radiopopolare.it/trasmissione/sui-generis/
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Louise Michel, la “grande dama francese dell’anarchia”

Dalla pagina Facebook de Il Venerdì Libertario

Louise Michel, la “grande dama francese dell’anarchia”. E Maria Farabbi ce la racconta. “Ho creduto necessario portare questo fuoco femminile in Italia, peraltro ancora troppo poco conosciuto, quanto mai attuale e stimolante in un clima di confusione, decadenza e svilimento generale”.

https://www.remocontro.it/…/e-che-il-potere-e…/
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Louise Michel. Prima pubblicazione per la collana Mare.

Louise Michel

è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica

Disponibile dal 18 Marzo in formato cartaceo e ebook, anche in francese e a breve in inglese

Al3viE porge il suo primo lavoro, il libro Louise Michel, è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, con un progetto internazionale, il testo è stato tradotto in francese e in inglese, e con una testimonianza etica importante che irradia più fronti, dal sociale, all’artistico, all’antropologico.

In questa opera, una prima riedizione che continua l’importante lavoro fatto nel 2017 dalla casa editrice Il Ponte editore, la poetessa Anna Maria Farabbi, curatrice della stessa, presenta un ritratto completo di Louise Michel, della sua personalità, di tutta la sua estensione artistica, del suo pensiero, della sua scrittura: la narrativa, le poesie e i carteggi con Victor Hugo e la madre.

Un capitolo è stato dedicato all’esperienza vissuta da Louise Michel nella Comune francese, movimento rivoluzionario popolare che sconvolse la Francia nel 1871 e di cui si celebreranno il 18 marzo 2021 i 150 anni.

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Nasce Al3viE

Nasce oggi lunedì 15 marzo la casa editrice AL3viE, marchio Kaba edizioni. Il momento storico è particolarmente difficile e ancora più sentito, forse, è il bisogno di guardare oltre con fiducia e con il desiderio di un forte impegno sociale.

Un progetto di viandanza che si apre alla narrativa, alla saggistica, alle traduzioni e alla poesia. Diramando in paesi anglofoni e francofoni, nel cartaceo e nel digitale le vie scelte.

Perché il 3

Alcune pubblicazioni saranno disponibili:

  • nella versione cartacea e nel formato digitale eBook e audio-eBook (testo e voce, voce e musica). I contenuti multimediali audio e video saranno scaricabili dal nostro sito anche per chi acquista il libro o l’ebook classico.
  • in italiano, inglese e francese.
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‘Tessiture’, opera personale e insieme corale. Intervista all’autrice Raffaella Polverini.

‘Tessiture’, opera personale e insieme corale. Intervista all’autrice Raffaella Polverini Noi Donne

Su NoiDonne

“Tessere, per me, significa riconoscere che non esiste una storia completamente individuale. Siamo dentro una trama di relazioni, di presenze e anche di compresenze…”

di Loredana Cornero

Domenica, 13/09/2026

Ci sono gesti che la storia ha relegato alla sfera del domestico e del femminile: cucire, ricucire, intrecciare, conservare, prendersi cura. Gesti considerati minori proprio perché associati alle donne e a un lavoro spesso invisibile e non riconosciuto.

In “Tessiture”, Raffaella Polverini trasforma questi gesti in una pratica artistica e politica. Tessuti, fili, carte, pigmenti e parole diventano strumenti per interrogare la memoria, le relazioni, la violenza, la cura e la possibilità di costruire comunità diverse. Nel libro dialogano esperienza personale e pensiero, arte e poesia, con una particolare attenzione alle genealogie femminili.

Un’opera personale e insieme corale, nella quale le vicende dell’autrice dialogano con quelle di donne e uomini che hanno interrogato il potere, la storia, la cura, la spiritualità e le possibilità di costruire comunità. Tra le figure che attraversano il progetto ci sono Hannah Arendt, Silvia Federici, Maria Gimbutas, Simone Weil, Anna Maria Farabbi, Maria Lai e Aldo Capitini.

Ma tessere non significa soltanto unire. Significa anche scegliere cosa salvare, cosa lasciare andare, quali fili spezzare e quali ricominciare a intrecciare. In Tessiture, il filo diventa così anche una metafora del suo percorso: unire persone, saperi, linguaggi e storie per costruire relazioni là dove esistono separazioni.

Raffaella Polverini partiamo dal titolo. Perché “Tessiture”? E che cosa significa, per una donna, tessere la propria storia insieme alle storie delle altre?
Tessiture nasce innanzitutto da un gesto concreto: unire, cucire, legare materiali differenti. Ma molto presto mi sono accorta che quei fili stavano facendo qualcosa di più. Stavano tenendo insieme la mia storia, le persone incontrate, le letture, le esperienze, il lavoro editoriale, le ferite e le possibilità che hanno attraversato la mia vita.
Tessere, per me, significa riconoscere che non esiste una storia completamente individuale. Siamo dentro una trama di relazioni, di presenze e anche di compresenze. Ci sono persone che continuano ad abitare la nostra vita attraverso quello che ci hanno insegnato, scritto, mostrato.
Per una donna questo ha anche un significato politico. Per molto tempo ci è stato chiesto di pensare la nostra storia come qualcosa di privato, marginale, domestico. Tessere la propria storia con quella delle altre significa invece riconoscere una genealogia, sapere che prima di noi altre donne hanno pensato, lottato, creato, disubbidito, curato, scritto. E che possiamo continuare quel filo senza dover ricominciare ogni volta da sole.

Nel libro scrivi della necessità di “rovesciare un fare e un sapere patriarcali e violenti”. È forse questa la domanda politica centrale di “Tessiture”: come si rovescia un sistema senza riprodurne le stesse logiche di dominio?
È probabilmente una delle domande più difficili. Credo che non basti cambiare chi occupa il luogo del potere se il modo di esercitarlo rimane identico. Rovesciare un sapere patriarcale significa mettere in discussione prima di tutto le categorie con cui siamo abituati a pensare: superiorità e inferiorità, vincitore e vinto, centro e margine, forza e debolezza.
In “Tessiture” provo a lavorare esattamente sul contrario: sulla relazione, sull’ascolto, sull’interdipendenza, sulla vulnerabilità, sulla cura. Non significa rinunciare al conflitto o alla responsabilità. Significa non trasformare il conflitto in sopraffazione.
Anche i materiali del progetto raccontano questo: ciò che può sembrare scarto, fragile, inutile, viene ricomposto e rigenerato. La differenza non viene cancellata per creare uniformità: è proprio la differenza a rendere possibile una nuova forma.

La cultura patriarcale ha spesso separato ciò che considera “alto” da ciò che considera domestico, manuale, femminile. Tu metti insieme arte, tessuto, cucitura, scrittura, memoria e pensiero. È anche un modo per restituire valore a saperi che sono stati storicamente marginalizzati perché associati alle donne?
Sì, certamente. Ma vorrei evitare anche il rischio di trasformare questi gesti in una nuova gabbia femminile. Cucire, tessere, ricamare, prendersi cura sono stati spesso considerati lavori minori perché praticati prevalentemente dalle donne e dentro lo spazio domestico. Io provo a portarli altrove, a mostrarne la forza conoscitiva, creativa e politica. Insieme a Barbara Pavan, curatrice indipendente e critica d’arte specializzata in Fiber Art e arte tessile contemporanea, abbiamo dato vita a un blog dedicato all’arte tessile pubblicando un Atlas trimestrale bilingue, un vero e proprio atlante internazionale che accoglie artiste e artisti che usano spesso questo linguaggio per veicolare pensieri, valori, memoria, atti di resistenza. Le mani sono centrali in “Tessiture”. Sono mani che lavorano, modellano, sporcano, costruiscono. Possono accogliere, curare e unire, ma possono anche respingere, distruggere e fare violenza. Per questo il gesto manuale non è per me decorazione: è una forma di pensiero.

Una genealogia non è soltanto un elenco di maestre. È anche un modo per non sentirsi sole. Quali donne hanno rappresentato per te una forma di “compresenza”, per usare il termine caro ad Aldo Capitini?
Sono molte e appartengono a tempi, luoghi e linguaggi differenti. La prima fra tutte è sicuramente mia madre. Solo nel vuoto della sua assenza, è morta molto giovane, ho compreso negli anni la pienezza dei suoi insegnamenti, la cura, l’attenzione verso gli altri e le altre, l’arte come linguaggio, la disponibilità, la serietà nel lavoro e nelle relazioni.
Alcune donne le ho incontrate attraverso i libri come Adriana Zarri, Simon Weil, Etty Hillesum, Maria Lai, Silvia Federici, Maria Gimbutas, altre attraverso il lavoro, e qui ringrazio con infinita gratitudine Anna Maria Farabbi che con la sua presenza,fondamentale nel mio percorso umano, editoriale e poetico, ha illuminato la mia via permettendomi di comprendere la forza e il valore delle compresenze. Pubblicare le sue opere e collaborare con lei mi ha consentito di arrivare a una pratica lavorativa e umana nella quale unire i fili del passato con il presente per esserci, più consapevolecome donna e come editora, in questo oggi così complicato. Insieme abbiamo dato vita a una collana dedicata alla poesia di cui lei è direttrice e curatrice, in una coedizione unica, che abbraccia anche la saggistica e la narrativa, con la casa editrice Pièdimosca di Elena Zuccaccia.Siamo tre donne di età differenti, unite da valori condivisi. Questa tessitura è un vero e proprio passaggio di saperi che alimenta non solo una formazione permanente, ma anche un modo di essere e un modo di fare editoria.
Anna Maria Farabbi ha scritto per NoiDonne e con Antonella Anedda ha creato la sezione dedicata alla poesia. Ha quindi continuato negli anni, con coerenza e generosità, questa sua opera di tessitura.
Tornando alla “compresenza”, in questo senso mi è molto caro il termine di Capitini, alcune persone, anche quando appartengono a un altro tempo o non sono fisicamente con noi, continuano ad agire nel nostro presente.

Nel libro la parola “cura” ritorna con forza. Ma la cura è stata per secoli attribuita alle donne e spesso trasformata in un loro dovere. Come possiamo distinguere una politica della cura dalla semplice riproposizione del ruolo femminile di cura?
La differenza è fondamentale. La cura non può continuare a essere un destino assegnato alle donne.
Per secoli è stato chiesto loro di occuparsi degli altri gratuitamente, silenziosamente, spesso rinunciando a sé. Questa non è una politica della cura: è una distribuzione ingiusta del lavoro e della responsabilità.
La cura diventa politica quando smette di essere un compito femminile e diventa una responsabilità collettiva. Cura delle persone, dei corpi, delle fragilità, delle disabilità, delle relazioni, dell’ambiente, della comunità.Questo significa anche riconoscere che siamo tutti vulnerabili e interdipendenti. Nessuno si salva completamente da solo.

Quanto è importante, nella tua esperienza, riconoscere le proprie maestre? E perché spesso le donne fanno ancora fatica a nominare pubblicamente le donne dalle quali hanno imparato?
È importantissimo perché nominare una Maestra significa riconoscere che il nostro pensiero non nasce nel vuoto.
La cultura ci ha abituate a genealogie quasi esclusivamente maschili. Molte donne hanno studiato uomini, citato uomini, riconosciuto uomini come autorità, mentre il sapere prodotto dalle donne rimaneva più facilmente laterale o invisibile.
Nominare le proprie Maestre è quindi un atto di gratitudine, ma anche un atto politico. Significa ricostruire una continuità.
Tessiture nasce anche da questo desiderio: ricordare e ringraziare chi mi ha insegnato «un vivere, un amare, un essere aperti all’aperto, in accoglienza», e chi mi ha mostrato modi differenti di scrivere, lavorare e stare insieme.

Nel tuo percorso editoriale hai dato spazio alla poesia, al pensiero di genere, alla spiritualità e a forme di scrittura non necessariamente riconducibili ai circuiti culturali dominanti. È una scelta politica anche quella di decidere quali voci pubblicare?
Sì. Ogni scelta editoriale è anche una scelta politica, perfino quando non si dichiara tale. Se oggi posso rispondere con questa certezza e posso fare determinate scelte devo, con onestà, ringraziare chi nutre questa esperienza editoriale. Di nuovo gli incontri e le tessiture.
Curo il blog culturale CartaVetro e dal prezioso lavoro della redazione ho imparato moltissimo, grazie alle voci, alle scritture e alle esperienze di donne come Nella Roveri, del Giardino delle Beghine di Mantova, Milena Nicolini, poeta, scrittrice, critica letteraria e autrice teatrale, e la stessa Anna Maria Farabbi.
Pubblicare significa scegliere a quali parole offrire spazio, tempo, attenzione e possibilità di circolazione. Nel mio lavoro editoriale, iniziato nel 2009 e cresciuto negli anni attraverso la progettazione culturalee la costruzione di reti internazionali, cerco, e anche grazie a queste collaborazioni incontro, scritture capaci di attraversare i margini, interrogare il pensiero dominante e tenere insieme letteratura e vita.

Essere editora significa anche esercitare un potere: scegliere chi viene pubblicato, quale storia diventa visibile, quale linguaggio trova spazio. Come vivi questa responsabilità?
La vivo sapendo che il potere esiste e che negarlo sarebbe pericoloso e sciocco.
Un’editora sceglie. Decide cosa pubblicare, cosa non pubblicare, quanto investire su un libro, come raccontarlo, a chi farlo arrivare. È quindi una responsabilità enorme.
Provo a trasformare questo potere in servizio e in relazione. Non sempre ci riesco, naturalmente, ma è la direzione che seguo e credodi avereancora molto da imparare.
I libri non sono solo un prodotto da immettere nel mercato. Sono il frutto di un incontro tra chi scrive, chi pubblica e chi legge. E quando questa connessione funziona può generare risonanze che non appartengono più né all’autrice né all’editora.

Nel tuo progetto la pace non sembra essere semplicemente l’assenza di guerra, ma una pratica quotidiana fatta di relazioni, ascolto e responsabilità. Possiamo parlare di una “politica della pace” a partire dalle relazioni?
Assolutamente sì. Anzi, per me la pace comincia proprio lì.
La pace non è soltanto il contrario della guerra. È una postura. È il modo in cui guardiamo l’altro, esercitiamo il potere, attraversiamo un conflitto, utilizziamo le parole, distribuiamo le risorse, riconosciamo o neghiamo dignità.
In Tessiture ritorna continuamente l’idea di costruire comunità possibili e di pensare una politica capace di curare il benessere di tutti e tutte, soprattutto delle persone più fragili, marginalizzate e dimenticate.
Per questo alla fine scrivo: Tessiture… Tessiture per la pace.
La pace, se rimane soltanto una parola pronunciata durante le guerre, arriva troppo tardi. Bisogna costruirla molto prima, nelle relazioni quotidiane.

Il femminismo contemporaneo è attraversato da differenze profonde: generazionali, sociali, culturali, economiche. Qual è la differenza che oggi il femminismo deve imparare ad ascoltare meglio?
Direi tutte le differenze che rischiamo di osservare soltanto dal nostro punto di vista.
Le differenze economiche, culturali, generazionali, geografiche; le esperienze delle donne migranti, povere, con disabilità, delle donne che vivono condizioni di marginalità. Ma anche le differenze di pensiero. Femministe come bell hooks ne hanno parlato già negli anni ’70. Oggi usiamo termini come intersezionale e parliamo di femminismi. La grossa difficoltà però, soprattutto per me che non appartengo a nessun gruppo, è trovare spazio, apertura, messa in discussione e vero ascolto.
Un femminismo capace di ascoltare non dovrebbe pretendere di produrre una voce unica. Dovrebbe sapere costruire una trama nella quale fili diversi rimangano riconoscibili.
L’uguaglianza non coincide con l’omologazione. È la possibilità di stare insieme senza cancellare la differenza.

Vorrei chiudere tornando al filo. Se potessi scegliere un unico filo da lasciare alle donne più giovani che leggeranno Tessiture, quale sarebbe?
Il filo della relazione.
Direi loro di aprirsi all’incontro, di nutrire la propria mente e il proprio spirito continuando a leggere e studiare, mantenendo viva la curiosità e anche la capacità di mettersi in discussione.
L’autonomia è importante, ma nessuna vita è autosufficiente. Abbiamo bisogno delle altre e degli altri, delle Maestre, delle amiche, delle persone che ci contraddicono, di chi è venuto prima di noi e di chi verrà dopo.
Il filo può rompersi. Può annodarsi. Può anche essere necessario tagliarlo quando una relazione diventa violenta. Ma possiamo sempre scegliere quali fili riprendere e quali nuove tessiture costruire.
Perché è nell’intreccio, non nell’isolamento, che per me nasce la possibilità di un mondo diverso.

Editora, autrice, artista ed esperta di laboratori di editoria creativa, Raffaella Polverini lavora da anni all’incrocio fra scrittura, editoria, arte e pratiche culturali.
Nel 2009 fonda Kaba Edizioni, casa editrice dedicata soprattutto all’infanzia e all’adolescenza; nel 2021 dà vita ad Al3viE, progetto editoriale rivolto al pubblico adulto e aperto alla narrativa, alla poesia e alla saggistica, con particolare attenzione al pensiero di genere, alla spiritualità, alla politica, alla storia, alle disabilità e ai temi sociali.
È autrice di libri per bambine, bambini, ragazze e ragazzi, tra cui Il sogno di Bilù, Il cugino Roxio, Un nuovo gioco, La scuola è finita! e Interior device. Con Tessiture porta invece al centro il dialogo fra parola, poesia, memoria e arte tessile, in un’opera che intreccia esperienze personali e collettive.
Cura inoltre CartaVetro, blog culturale dedicato alla scrittura e alla cultura, TXtileZine, progetto dedicato alla Fiber Art, Leggimileggi, spazio partecipativo che raccoglie testi, poesie, recensioni, audio e contributi di lettrici e lettori e il blog di attualità L’obbiettivo.
Il suo percorso è segnato anche dalle esperienze vissute all’estero, tra Londra, Montréal, Acapulco, Sacramento e San Francisco, che hanno contribuito alla costruzione di una pratica culturale fondata sull’incontro e sulla creazione di connessioni oltre i confini geografici e disciplinari. Alcune sue pubblicazioni sono state tradotte in diverse lingue e suoi lavori sono comparsi in pubblicazioni collettive internazionali.

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L’opera su Kate Chopin alla Fiera Fogli(e)

Venerdì 19 Giugno alle ore 16.30, in apertura della seconda giornata della Fiera Fogli(e), Anna Maria Farabbi porterà la sua opera su Kate Chopin (Al3vie in coedizione con Pièdimosca).

Lasciamo che siano le parole di Anna Maria Farabbi ad essere un viatico per questo importante lavoro umano, politico e culturale.

“Mettere a fuoco opere e personalità di eccellenza qualitativa, con potente originalità e forza eccentrica, eversiva, libera da canoni e retoriche è, lo credo fermamente, un dovere civile, politico, artistico. Nel corso dei miei studi, la mia attenzione si è concentrata prevalentemente su artiste che, nel corso dei secoli, hanno in modi diversi ma totalizzanti subìto ingiustizie di emarginazione, sottovalutazione, svalutazione, perfino cancellazione. Mai è un caso quando si verifica un atto di femminicidio intellettuale […].

KATE CHOPIN ha inciso il suo pennino nelle croste malate della quotidianità sociale e relazionale, soprattutto nelle carie della comunità, in quelle radici che precludono alla donna diritti e opportunità.”

Fogli(e) in Fiera

Ex Dogana via dello scalo di San Lorenzo 10, Roma

Orari di apertura della Fiera

Giovedì 18: 16:00 – 21:30
Venerdì 19: 16:00 – 21:30
Sabato e domenica: 11:00 – 21:30

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