Categorie
News Rassegna stampa

John Martin Hull: i significati del buio di Anna Maria Farabbi – vedere OLTRE

La sua esperienza accompagna i vedenti verso una consapevolezza visiva maggiore e infonde alla persona cieca energie tali da significare la sua vita

Articolo su vedere OLTRE
Anno 32, Numero 3, novembre 2025

PERIODICO DI INFORMAZIONE DELL’ISTITUTO DEI CIECHI DI BOLOGNA FRANCESCA CAVAZZA

La testimonianza sorprendente di Andrea Camilleri spalanca l’interpretazione della cecità come una sottrazione di un senso che, tuttavia, intensifica, la percezione, la concentrazione, la precisione dell’ascolto, l’orientamento interiore. Per un glaucoma incurabile lo scrittore siciliano perse la vista, e con essa l’amata lettura, l’osservazione del corpo delle parole formarsi nel foglio tra gli odori dell’inchiostro. Proprio per la sua condizione di cieco concepì il monologo Conversazione di Tiresia da lui stesso recitato di palcoscenico in palcoscenico, dando voce alle profondità del mito. L’esperienza di John Martin Hull, invece, offre un altro contributo, forse ancora più potente sia per vedenti che per ciechi, narrando ogni aspetto quotidiano, esistenziale, pratico, sociologico, e spirituale. Da una parte accompagna i vedenti verso una consapevolezza visiva maggiore, dall’altra indica modi e sensibilità per stare accanto alla persona cieca senza flettersi in un assistenzialismo iper protettivo. Ma, di più, infonde alla persona cieca energie tali da significare la sua vita, comunque e ovunque, risvegliandola con infinite motivazioni che attingono dalla propria umanissima, intellettuale, religiosa sfera autobiografica. Hull narra il suo percorso dentro il buio, le paure angoscianti, i blocchi mentali, fatti precisi, episodi, dinamiche relazionali che generano malintesi, mortificazioni, senza mai cadere in sentimentalismi pietistici, ma con un registro di scrittura che attraversa la drammaticità anche con ironia. Di fatto, infonde energia e vigore, scardinando comprensibili ma letali vittimismi. Oltre questo, ritengo che la più straordinaria qualità di Hull, sia nella rivisitazione della Bibbia dentro cui, con estremo rigore e altrettanta passione, coglie i passi in cui la cecità e l’ipovedenza sono protagonisti. 

La copertina di "All'inizio era il buio" di John Martin Hull

Contestualizza storicamente gli accadimenti narrati e individua le radici di storture culturali e sociali che ancora oggi gravano, come l’attribuzione della malattia a Dio, con la successiva autocolpevolizzazione, e la difficoltà se non l’impossibilità di svolgere il sacerdozio. Hull sostiene che la scrittura della Bibbia sia stata fatta da persone vedenti, le quali in modo inconsapevole hanno proiettato una prospettiva della disabilità tale da permanere anche ai giorni nostri, considerando l’occidente nella sua impostazione dicotomica, dentro cui la luce viene coniugata alla purezza, alla divinità, alla rivelazione e il buio nel suo opposto come simbolo delle tenebre, del peccato, dell’inquietante caos. Ho dedicato molti anni allo studio dell’opera di John Martin Hull, intervistandolo in Il significato del buio, Terra d’Ulivi, 2021 e traducendolo in All’inizio era il buio, conversazioni di un cieco con la Bibbia, 2022, Al3vie. Queste due opere, assieme a Il dono oscuro, Adelphi, 1990, costituiscono l’unico accesso italiano al suo pensiero. Ciascuna ha una leggibilità trascinante, al contempo, impegna in vie di teologia, psicologia, sociologia, dentro cui sostare, riflettere mettendo in discussione un proprio comportamento abituato o, per la persona cieca, rinunciatario.

John Martin Hull (1935 – 2015) nasce a Birmingham dove è stato Professore di teologia e scienze religiose. Nel 2016 è uscito il film documentario Notes on Blindness di Peter Middleton e James Spinney, vincitore del primo premio ai British Indipendent Film Awards.

VEDERE OLTRE

Pubblicazione quadrimestrale; tiratura 13.000 copie; tradotta in lingua inglese; distribuita gratuitamente. Direttore Responsabile Pier Michele Borra.

Anno 32, Numero 3, novembre 2025

https://www.cavazza.it/drupal/it/john-martin-hull-i-significati-del-buio

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Tessiture a Sferocromia

Dopo il lungo viaggio di ottobre, per intrecciare relazioni umane e professionale anche in Armenia, l’opera Tessiture incontrerà altri luoghi e persone.

Novembre:

Sabato 22 Blu spazio delle arti – fiera Inchiostri – Roma
Mercoledì 26 Ècate Caffè Libreria – Milano
Sabato 29 Spazio Sferocromia – Roma

TESSITURE

Tessiture è un viaggio durato un anno e mezzo, ma lungo una vita, tante vite…

… Con gratitudine ed emozione ho portato a termine questo progetto per ricordare e ringraziare attraverso l’arte e soprattutto lo studio personale, indispensabile per una formazione permanente, chi mi ha insegnato un vivere, un amare, un essere aperti all’aperto, in accoglienza, mostrandomi un modo di scrivere, di recitare, di lavorare, di stare insieme, di stare al mondo senza essere del mondo tessendo relazioni, costruendo comunità possibili, credendo in ogni creatura in congiunzione con il Creato intero e ogni sua sfera esistenziale: animale, vegetale e minerale…

Tessiture… Tessiture per la pace.

Raffaella Polverini

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Tessiture all’Ècate

Mercoledì 26 novembre da Ècate presentiamo Tessiture, l’opera di Raffaella Polverini, accompagnata dalle musiche e dai canti di Muna Quatanani. Parole, poesia e suono attraversano quadri e installazioni, intrecciandosi a storie di comunità, cura e cooperazione. L’autrice racconterà il progetto e il processo creativo che ha dato vita a Tessiture. Ècate Caffè Libreria – Milano Aperitivo ore 19:00 | Incontro ore 20:00 Ingresso libero, è richiesta la consumazione Prenotazioni WhatsApp 3285755732 o dal sito.


		
		
		
Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Tessiture alla fiera Inchiostri

Sabato 22 alle ore 10.30 Blu spazio delle arti ospiterà, nei due giorni della fiera Inchiostri, la presentazione dell’opera Tessiture e i libri Kaba edizioni – Al3vie.

Blu spazio delle arti, via di Torpignattara 142, Roma.

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Tessiture: prossimi appuntamenti

Dopo il lungo viaggio di ottobre, per intrecciare relazioni umane e professionale anche in Armenia, l’opera Tessiture incontrerà altri luoghi e persone a novembre:

Sabato 22 Blu spazio delle arti – fiera Inchiostri – Roma
Mercoledì 26 Ècate Caffè Libreria – Milano
Sabato 29 Spazio Sferocromia – Roma

TESSITURE
Tessiture è un viaggio durato un anno e mezzo, ma lungo una vita, tante vite…
… Con gratitudine ed emozione ho portato a termine questo progetto per ricordare e ringraziare attraverso l’arte e soprattutto lo studio personale, indispensabile per una formazione permanente, chi mi ha insegnato un vivere, un amare, un essere aperti all’aperto, in accoglienza, mostrandomi un modo di scrivere, di recitare, di lavorare, di stare insieme, di stare al mondo senza essere del mondo tessendo relazioni, costruendo comunità possibili, credendo in ogni creatura in congiunzione con il Creato intero e ogni sua sfera esistenziale: animale, vegetale e minerale…
Tessiture… Tessiture per la pace.


Raffaella Polverini

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Tessiture e fili in Armenia

Settimana della lingua italiana nel mondo.
Tre giorni in Armenia per celebrarla con la Società Dante, le scuole, l’Accademia e l’Ambasciata italiana.

Categorie
News Presentazioni Rassegna stampa

RAW 2025 – Open studio allo Spazio Sferocromia

ROMA ART WEEK

Sabato 25 ottobre alle ore 18

OPEN STUDIO

Eugenia Querci
Manuela Scannavini
Raffaella Polverini

Categorie
News Presentazioni Rassegna stampa

Tessiture a Milano

Mercoledì 26 Novembre alle ore 20 – Tessiture – ÈCATE caffè libreria

Categorie
News Rassegna stampa

Si torna a Messina con Tessiture

https://www.facebook.com/libreriacolapesce

Categorie
News Rassegna stampa

Fiera Liberi sulla carta – Roma

Dal 12 al 14 settembre saremo presenti con uno stand a Liberi sulla carta. Kaba edizioni – Al3vie

Categorie
News Rassegna stampa

Collana Arca: in uscita il 3 Settembre 2025 – La volpe dell’insonnia: a spizzata

di Saragei Antonini


Il cantovento di Anna Maria Farabbi

Tratto dall’introduzione dell’opera

Saragei Antonini

“Ho iniziato a sentire e scrivere in dialetto quando l’italiano ed io ci siamo visti scavati nella nostra ricerca. E forse perché stavamo cercando qualcosa più in fondo che riguardasse il suono e la parola.
Il dialetto si è presentato con impeto scalciando squarciando, capovolgendo, la mia dunque è una ricerca linguistica che nel tempo mi ha permesso anche di toccare, approfondire le radici, la storia, il cielo.
Oggi la convivenza scritturale si esplicita con la libertà e il rispetto di due lingue che forse vogliono crearne una terza, mescolandosi, guardandosi, offrendosi parole e tempo.

L’italiano è la mia scrittura liquida.

Il dialetto quella solida e siccome si compenetrano creano un corpo che respira.

Poesie

a dire il nero diamo il tempo alla volpe dell’insonnia di sfamarsi e impaurirsi

a spizzata
cchì ricissi me’ matri

Contenuti tratti dagli audio presenti ne La volpe dell’insonnia: a spizzata

Saragei Antonini

sono nata a Catania nel 1973 e cresciuta nella zona chiamata Cappuccini –
mia madre è catanese e mio padre nato a Novafeltria al confine tra l’Emilia-Romagna e le Marche –
i miei genitori hanno vissuto otto anni in Svizzera nel Cantone di Neuchâtel (cantone francese) –

questa piccola mappa familiare ho voluto tracciarla perché il mio dialetto è meticcio – catanese sì ma anche ricreato da suoni vissuti di lingue e accenti diversi – una corale di volti e gesti che ad oggi accompagnano parole esclamazioni e modi di dire e una traduzione che cambia organicamente –
è una ricerca linguistica nella quale dialetto e italiano hanno una fitta relazione, direi boschiva e abissale dunque marina – ogni specie è in contatto con le altre e mi addentro riemergo tra fitte solari e scuri muschiati

la Collana Arca ha già accolto:

la via del poco – anna maria farabbi

stellezze – paola febbraro

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

Categorie
News Rassegna stampa

Collana Arca: le opere

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.

“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025

Splende il fuoco bianco della parola

Stelio Carnevali

Ho cercato con attenta, inevitabile, sottrazione di significare la poesia di Stelio Carnevali, individuando i testi maturi in cui la sua identità lirica si offre con nitore, pregnan­za, pulizia. La sua poesia sorge da uno stile apparentemente voltato al passato. Tuttavia, riesce a modularsi con carattere personale dentro cui accende e compone una successione narrativa, attraverso un lirismo ritmato in grado di essenzializzarne i cardini fondamentali. Il verso schizza con tagli improvvisi che spezzano il prevedi­bile, screzia di amarezza stupefatta l’esperienza cantata sempre in com­movente connessione con la natura vegetale e animale. Ironia e autoironia si intrecciano con leggerezza delicata, piumata, coinvolgente nella veloce spirale dei versi. Il caleidoscopico quotidiano si fessura. Accediamo a uno spicchio illuminato di prospettiva, del presente o dentro la memoria del poeta. Sempre con compassione e consapevolezza amorevole. Carnevali canta la sua terra mantovana, la sua origine madre, mai cedendo a una nostalgica, fetale, lamentosa torsio­ne. Anzi, riesce a rovesciare il peso della drammaticità raggiungendo una fresca levità ossigenata.

(…)

Ho voluto ospitare la voce di Carnevali che narra i tappeti relazionali fonda­mentali della sua vita nel QR, così da portare a compimento tutta la sua opera, anche quella esistenziale.

dall’introduzione di anna maria farabbi direttrice della collana arca e curatrice del volume

Stelio Carnevali
è nato a Bagnolo San Vito (MN) nel 1940.
Nel 1964 suoi quindici testi, raccolti sotto il nome Poesia come pane, escono grazie a Mario Artioli per il primo numero della rivista Il Portico. Nel 1976 Alberto Cappi inserisce sue poesie nell’antologia Le proporzioni poetiche, 2, a cura di Domenico Cara.
Pubblica poi un’edizione ampliata di Poesia come pane (1992), Kalùbria (1995), In disparte (1998), L’altra stanza (1999) e Scritture peregrine (2001). Nel 1999 Maurizio Cucchi pubblica in Specchio della Stampa la poesia Tina e nel 2001 Una parlata bianca, poi ripresa nell’omonima raccolta uscita per Edito¬riale Sometti nel 2002, con presentazio¬ne di Alberto Cappi.
Vari suoi testi escono anche in La Bot¬tega di poesia di Maurizio Cucchi ne la Repubblica Milano.
Nel 2014, in collaborazione con Vladi¬miro Bertazzoni, pubblica La morte ne infranse il volo, quasi una biografia del musicista mantovano Aldo Ottolenghi. Tra il 2015 e il 2020 pubblica tre volumi dedicati al pittore milanese Franco Rognoni.
Tra il 2022 e il 2024 pubblica per FUOCOfuochino È notte e con la notte una voce, Per mani esperte d’altro e Anguria Blues.
Nel maggio 2024, nel corso del Premio di Poesia Terra di Virgilio, decima edizione, riceve il Premio Alberto Cappi alla carriera.
Splende il fuoco bianco della parola esce nel giugno 2024 nella collana Arca diretta da anna maria farabbi, in coedizione Al3viE-pièdimosca.

la Collana Arca accoglie anche:

la via del poco – anna maria farabbi

stellezze – paola febbraro

la volpe dell’insonnia: a spizzata saragei antonini (SETTEMBRE 2025)

Categorie
News Rassegna stampa

Collana Arca: le opere

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.

“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025

Stellezze

Paola Febbraro
a cura di anna maria farabbi

L’essenza di Paola Febbraro è composta, secondo me, da due semi potenti: la sua interità di creatura immersa totalmente nella poesia, fuori da qualunque mercato, commercio, compro­messo letterario; e il suo orecchio assoluto, insonne, inquieto, tra­gico e tenerissimo e, allo stesso tempo, sensibile e irritabile fino allo spasimo e alla contrazione.

(…)

Sempre, forte attenzione al voca­bolario e alla lingua, intesa come patrimonio organico, con l’intento di declinarla in modo nuovo, al femminile, attraverso una cul­tura interiore che si riappropria lentamente e poeticamente di un’identità profonda, arcaica, ori­ginale. Anche, soprattutto, viven­dola nella scansione di un tempo quotidiano, volendo mettere in discussione abituati comporta­menti e usi linguistici.

Dall’introduzione di anna maria farabbi direttrice della collana arca e curatrice di stellezze.

Paola Febbraro è nata il 9 gennaio 1956 a Marsciano, in provincia di Perugia. Muore il 22 maggio 2008, a Roma.
Tra le sue pubblicazioni in poesia ricor­diamo Turbolenze in aria chiara, con cui è stata finalista del Premio Laura Nobile nel 1993; A fratello Stefano (La Volpe e l’Uva, 2000); La Rivoluzione è solo della Terra (Manni, 2002), vincitrice Premio Renato Giorgi.
Tra le curatele e i saggi segnaliamo:
Amelia Rosselli: Lezioni e Conversa­zioni, per la rivista Galleria nel numero monografico dedicato a Rosselli (48, 1-2, 1997); Ecchime. Antologia sinfonia, antologia di racconti e poesie di Victor Cavallo (Stampa Alternativa, 2003); Dell’io e del tu senza corpo nella poesia delle donne, “progetto-patchwork” sulla scrittura poetica femminile proposto dal Gruppo ’98 poesia di Bologna, 12-30 gennaio 2004.
Ha pubblicato racconti sperimentali su Frigidaire e poesie in numerose riviste, ha scritto molti testi per la radio e lavora­to come aiuto-regista e drammaturga.
Nel 2008 esce postumo per Empirìa Turbolenze in aria chiara e nel 2012 per Lietocolle stellezze, qui ripubblicato nella collana Arca per Al3viE e pièdimosca edizioni.

la Collana Arca accoglie anche:

la via del poco – anna maria farabbi

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

la volpe dell’insonnia: a spizzata saragei antonini (SETTEMBRE 2025)

Categorie
News Rassegna stampa

“Sono una poeta organica, femminista e capitiniana”

Anna Lia Sabelli Fioretti sul Corriere dell’Umbria

Poetessa? Non se ne parla proprio “Sono una poeta” precisa Anna Maria Farabbi “Una poeta organica femminista e capitiniana”.

– Perché capitiniana?

Perché credo che il pensiero di Capitini ancora oggi, soprattutto oggi, è nevralgico e rivoluzionario. Il suo libro di poesie, “Colloquio corale”, è la confluenza lirica di tutta la sua filosofia e la sua pedagogia. Poesia che porge prospettive, pensieri, architetture tessute nel verso lirico. Qui si canta la non violenza, l’omnicrazia, il potere dal basso.

– Femminista di che tipo?

Io penso che la prima discriminazione sia stata, e purtroppo permane, tra i due sessi: non pari opportunità, non pari diritti tra uomo e donna. E’ una ferita che ancora oggi sanguina. Quello che a me interessa è praticare dalla radice una cultura “altra” dentro la quale si abbia consapevolezza dei significati della comunità nella cura congiuntiva di ogni relazione: minerale, animale, vegetale. Estranea al dettato patriarcale, teso al dominio, alla competitività, all’individualismo fino all’autodistruzione.

– Organica…

Da tantissimi anni lavoro con un approccio poetico con persone in sofferenza: sordi, ciechi, persone con problematiche gravi di handicap psichico, demenza, tossicodipendenza, deambulazione, con pazienti oncologici. Collaboro con l’ospedale Sant’Orsola e con l’Istituto dei ciechi “Cavazza” di Bologna, con il Sodalizio di San Martino di Perugia, con la Comunità di Torre Certalda a Umbertide, con Il Pellicano di Perugia che si occupa di disturbi alimentari. Ho curato diverse pubblicazioni su queste esperienze che offrono testimonianza di come la poesia non sia astrazione ma concretezza. Congiunge il profondo delle creature. Per approccio poetico non intendo lettura di poesia, questo rientra nell’ambito letterario, ma lavorare empaticamente in connessione, modulando la voce, la quiete e fiducia, ascoltando senza giudicare, restituendo dignità e energia, vitalizzando i semi nella terra terremotata della creatura.

Tra il verde elegante del Barton Park dove ci siamo incontrate qualche giorno prima della sua partenza per la Cina le parole di Anna Maria Farabbi, la più nota poeta vivente dell’Umbria, mai banali e mai scontate, anzi a volte sin troppo complesse, si sciolgono nell’afa estiva tanto da diventare difficili da afferrare al volo per una cronista come me.

Inizia con una piccola favola introduttiva. “Vengo da una famiglia particolare perché i miei zii e i miei genitori convivevano, sia a livello casalingo che commerciale perché avevano due attività in comune: macelleria e alimentari. Era una famiglia completamente presa dal lavoro quindi dal punto di vista relazionale affettivo poco attenta. Lo zio andava a cercare le bestie in allevamenti particolari, avevamo anche una produzione propria di salumi. L’offerta per la clientela era molto curata, ben diversa da quella di oggi che guarda più alla quantità e al prezzo basso che alla qualità. Inoltre, ricordo la bottega era un centro di aggregazione, con i clienti si socializzava, si dividevano con loro anche momenti di confidenza e di gaiezza”.

Sposata con Massimo e madre di Luca, che ora ha 30 anni, lavora a Bologna ed è un sassofonista laureato in biotecnologie, Anna Maria Farabbi è nata a Perugia. A 5 anni, in bottega, imbottigliava il vino. Per il suo futuro mamma Maria Teresa si augurava un percorso professionale pratico, così pensando di far bene l’ha iscrisse all’Istituto Tecnico Commerciale Vittorio Emanuele. “Una via scolastica del tutto diversa dalla mia natura. Di mia scelta, successivamente, mi sono laureata nella facoltà di Letterature e Lingue. Contemporaneamente ho assunto servizio all’Ufficio Imposte Dirette, oggi Agenzia per le Entrate.

– Una poeta e traduttrice pluripremiata, laureata con tesi sulla letteratura angloamericana, che passa la vita dietro uno sportello delle Imposte Dirette. Come è stato possibile?

Prima sede a Vittorio Veneto, poi a Roma e infine a Perugia. Sono andata in pensione il 31 luglio dell’anno scorso. Sappiamo che il nostro paese non riconosce qualitativamente ed economicamente attività umanistiche. L’insegnamento mi avrebbe completamente assorbito, non l’ho scelto. Ho cercato di vivere gli opposti, di integrarli.

– In pratica la sua era una doppia vita che correva su due binari paralleli. Quando la prima poesia?

Avevo 13 anni. La poesia mi è venuta addosso festosa come il cane quando riconosce. Ho partecipato ad un concorso promosso dalla casa editrice Tracce di Pescara, allora presieduto da Maria Luisa Spaziani. Ed ho vinto. Il mio primo libro è stato pubblicato proprio da loro. Poi ho pubblicato con Scheiwiller perché ho vinto il Premio Montale nel 1995.

– Perché oltre che in italiano scrive poesie anche in dialetto? E’ così poco poetico, a volte anche linguisticamente un po’ volgare: “la ramaccia”, “nfuocheto…”

Io l’ho sempre parlato in famiglia e lo parlo tuttora. La lingua è come una stratificazione geologica che ci portiamo in corpo, è materia fluida che mal si adatta alla scrittura. Il mio dialetto viene dalla zona di Montelovesco dove ho vissuto una parte della mia infanzia e adolescenza con i miei zii. Lo lavoro non solo nella mia poesia ma anche in traduzioni che mi sono richieste soprattutto dalle Università estere: ho tradotto tre sonetti di William Shakespeare, ora sta per uscire la mia versione del racconto Maladroit di Raymond Queneau, da Esercizi di Stile.

– Lei ha scritto “Alfabetiche cromie” saggio monografico su tutte le opere di Kate Chopin e tradotto la sua raccolta di racconti “Un paio di calze di seta”, ora rieditate insieme da Al3vie e Piedimosca. Cosa le piace in particolare di questa scrittrice americana e della sua scrittura?

Tutto è partito dalla mia tesi di laurea. Chopin è maestra dal punto di vista stilistico nelle sue frasi brevi, negli scorci tematici che individuano vite di donne nel loro quotidiano tra pregiudizi, invidie, amiche, tensioni coniugali e sessuali. I fili narrativi si illuminano alla luce della consapevolezza. E’ stata la prima grande insegnante della mia vita.

– Perché non le piace essere definita un’intellettuale?

Perché il pensiero è nel corpo, non prescinde dall’umilissimo fare: la teoria non è separata dalla prassi. La testa deve scendere dentro i piedi, camminando di terra in terra. In questo senso, ogni mio attraversamento, compresi i miei anni lavorativi all’Agenzia delle Entrate, sono utili: una palestra che mi ha scolpita.

– Lei è nata e vive a Perugia? Cosa pensa della città e dei perugini?

Ho un rapporto complesso. A Perugia ho dedicato un libro dentro cui Aldo Capitini e Walter Binni sono i fari di riferimento. E’ una città intensa, bellissima, che ha sofferto, e forse ancora oggi ne porta le conseguenze, di secoli di dittatura clericale.

– Nella sua vita l’amore ha la A maiuscola?

Credo che l’amore sia il grande battito cardiaco dell’umanità. E’ un processo interiore di inclusività, di accoglienza, di ascolto, di tessitura del proprio io verso il tu. Non è annullamento.

– E cosa pensa dell’odio?

E’ un’energia negativa, distruttiva e autodistruttiva. Va elaborata individualmente e collettivamente. Io faccio meditazione. Elaborare significa che la propria formazione è permanente, diceva Capitini. L’aggressività nasce dalla frustrazione e dall’incapacità di relazionarsi.

– In questo momento c’è un odio dilagante, partendo dai femminicidi e dalle guerre…

Si fa prima a dare un pugno. Mi considero una costruttrice di pace nella visione capitiniana che non è un atteggiamento buonista: esiste la distanza, la denuncia civile, la disubbidienza motivata.

– Una sua opinione sulla guerra?

E’ una spirale dentro cui rimangono i cardini del possesso, del dominio, dell’autodistruzione, dell’aggressività, della violenza ottusa. Rimangono costanti le dinamiche patriarcali cannibaliche, da cui non riusciamo a emanciparci. Sono tragicamente colpita da quanto sta avvenendo a Gaza e a Kiev.

– In una sua poesia, che faceva parte del primo libro, vincitore del Concorso di Tracce, lei parla di sé come di “una poeta piccolissima, quasi lontana, quasi felice”. Perché quel “quasi”?

Confermo il “quasi” a distanza di anni. La felicità è un conto e la gioia è altro. La felicità per me è evadere dal contesto. Non si può mai essere totalmente felici ma gioire sì. San Francesco insegna.

– E perché quasi lontana?

Non sono e non voglio essere al centro della giostra letteraria, nella sua rotazione mondana. Non ho mai cercato, inseguito persone di potere editoriale. Ogni luogo ha un ascolto di pari valore. Ho riconoscenza verso i miei editori e le mie editore. La poesia è intimità, è il sacro, è la via del poco. Non riconosce né corti né re. Oltrepassa i riconoscimenti. Ha un’andatura scalza non per scelta ma per natura.

– Cosa è per lei la bellezza?

E’ vivere la presenza e la memoria nel qui ed ora, in una quiete interiore che malgrado l’inquietudine riesce a mordere quel boccone di gioia di cui le parlavo prima, a nutrirsene e al tempo stesso sentirne tutta la responsabilità di ridistribuirla. Siamo totalmente responsabili di ciò che siamo e facciamo.

Categorie
Diario News Rassegna stampa

Collana Arca: le opere

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.

“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025

La via del poco

il capo del filo

Dopo cinque impronte liriche inedite che si incardinano nel titolo, sorgono in successione cronologica di pubblicazione editoriale, otto opere nate nell’arco di venti anni, poco più: dal 1996 al 2022. Le prime tre hanno ricevuto la pubblicazione per aver vinto dei concorsi letterari: sono state concepite e lavorate in un periodo molto lungo, ben prima del loro riconoscimento. Le considero la mia radice.

L’ultima, recentissima, è uscita nel 2021, in tiratura limitata, in editoria d’arte.

Apro segnata dall’India, concludo la mia ricerca nei tessuti della terra giapponese.   

Ciascuna delle otto opere ha avuto una distribuzione limitata.

Ho sempre avuto particolare attenzione per la piccola e media editoria. Spesso ho inaugurato con una mia opera il viaggio di una casa editrice. Di una sua collana. Qui non solo comincio, ma sono responsabile anche dei viaggi futuri dell’Arca. Trovo un senso forte, esistenziale e artistico, nella relazione tra me poeta e chi edita. Ho la grazia di vivere con molti editori, da anni, il calore dell’amicizia in nutrimento reciproco, per fluidità di vasi comunicanti.  Sono estranea a una cultura editoriale strettamente di mercato. Per me il libro è una creatura che sorge e cresce con il contributo di molte persone, non ultima per importanza, i lettori. Un lavoro corale di cui l’autore o l’autrice ne è solo il seme.

la Collana Arca accoglie anche:

stellezze – paola febbraro

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

la volpe dell’insonnia: a spizzata saragei antonini (SETTEMBRE 2025)

Categorie
Diario News Rassegna stampa

Collana Arca: prossima uscita Settembre 2025

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Mi è stata consegnata la responsabilità di questa proposta editoriale e l’assumo come progetto immerso nella poesia, non solo nella sua offerta di catalogo, ma per la sua sostanza caratteriale.

La collana è creata in coedizione tra due case editrici: Piedimosca e Al3vie. Credo sia l’unica esperienza in Italia, se non altro rarissima testimonianza, di una cooperazione di forze congiunte in scelta e in investimento. In questo caso, la piccola editoria trova alternative di politica aziendale e culturale contro l’individualismo concorrenziale.

Il filo che teniamo tra le mani è femminile. Siamo tre donne, Elena Zuccaccia per Piedimosca, Raffaella Polverini per Al3vie, io anna maria farabbi per la curatela, che lavorano per la poesia nell’oceano del mercato. Tutte e tre viviamo, non solo nel nostro lavoro, un pensiero di genere.

anna maria farabbi

PROSSIMA USCITA: SETTEMBRE 2025

la volpe dell’insonnia: a spizzata
di Saragei Antonini

Dall’introduzione dell’opera

Il cantovento di Anna Maria Farabbi

Saragei Antonini

sono nata a Catania nel 1973 e cresciuta nella zona chiamata Cappuccini –
mia madre è catanese e mio padre nato a Novafeltria al confine tra l’Emilia-Romagna e le Marche –
i miei genitori hanno vissuto otto anni in Svizzera nel Cantone di Neuchâtel (cantone francese) –

questa piccola mappa familiare ho voluto tracciarla perché il mio dialetto è meticcio – catanese sì ma anche ricreato da suoni vissuti di lingue e accenti diversi – una corale di volti e gesti che ad oggi accompagnano parole esclamazioni e modi di dire e una traduzione che cambia organicamente –
è una ricerca linguistica nella quale dialetto e italiano hanno una fitta relazione, direi boschiva e abissale dunque marina – ogni specie è in contatto con le altre e mi addentro riemergo tra fitte solari e scuri muschiati

a dire il nero diamo il tempo alla volpe dell’insonnia di sfamarsi e impaurirsi

a spizzata
cchì ricissi me’ matri

la Collana Arca ha già accolto:

la via del poco – anna maria farabbi

stellezze – paola febbraro

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

Categorie
News Presentazioni Rassegna stampa

Alla Rocca Paolina project room e presentazione della pubblicazione TESSITURE di Raffaella Polverini

Categorie
News Presentazioni Rassegna stampa

Tessiture alla Rocca Paolina

Raffaella Polverini. Tessiture

venerdì 23 Maggio 2025 – sabato 24 Maggio 2025
Raffaella Polverini. Tessiture

sede: Centro Espositivo Rocca Paolina – Sala Treboniano Gallo (Perugia).

Il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia ospita, nell’ambito del Festival Parole a Braccio, la presentazione della pubblicazione Tessiture di Raffaella Polverini, editora, autrice e artista visiva.
L’evento sarà l’occasione per entrare nel cuore di un progetto che intreccia parola scritta e arte tessile, in un dialogo vivo tra voce, materia e memoria. L’incontro prevede la lettura di alcuni brani tratti dal volume a cura di Sandra Frenguelli e Mariangela Ronzini del Circolo LaAV di Perugia, all’interno di un allestimento a cura di Barbara Pavan composto da alcune delle opere presenti nella pubblicazione stessa. Le opere esposte non sono semplici elementi scenografici, ma parte integrante della narrazione, frammenti visivi che dialogano con le parole e ne amplificano il senso. L’autrice presenterà il libro in dialogo con Giovanni Luca Delogu.

Tessiture nasce come un’opera corale e stratificata: un viaggio personale e collettivo che attraversa scrittura, storia, spiritualità e gesto artistico, dando voce a incontri, ricordi, riflessioni e figure che hanno segnato il cammino dell’autrice. Ogni opera – composta da materiali eterogenei come tessuti, rami, carte, pigmenti, fili e frammenti di vita – è il risultato di un processo di ascolto e trasformazione, e accompagna visivamente ogni parola.
L’evento si propone come uno spazio di condivisione e presenza, dove la lettura si fa esperienza, e l’arte visiva diventa tessuto narrativo e spazio per nuove connessioni.

23-24 maggio 2025
Opere in mostra
24 maggio ore 16:00
Presentazione e letture

Immagine in evidenza
Raffaella Polverini – Tessiture (part.)

https://www.arte.go.it/event/raffaella-polverini-tessiture

Categorie
Conferenze News Presentazioni Rassegna stampa

Il Cantastorie festival

Kaba edizioni – Al3vie parteciperà a Il Cantastorie festival dal 30 maggio al 1 giugno.
Polo culturale Il pico, Mirandola (MO), Piazza Giuseppe Garibaldi 15

Programma

  • venerdì 30 maggio dalle 21 Monologo poetico di Anna Maria Farabbi
  • sabato 31 maggio dalle 9.30 Progetto poetico di Anna Maria Farabbi e Milena Nicolini
Categorie
News Presentazioni Rassegna stampa

Presentazione de Il labirinto del Bagatto

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Tessiture al Giardino delle Beghine di Mantova

Categorie
Diario News Rassegna stampa

Kate Chopin around the World. Global perspectives

E’ uscita il 15 Febbraio 2025, per la casa editrice americana Lexington Books, la raccolta di saggi dedicati alla scrittrice Kate Chopin (1851 – 1904) considerata una delle antesignane del femminismo.

Kate Chopin around the world. Global prospective accoglie i contributi di autori e autrici provenienti da diverse parti del mondo, appartenenti soprattutto al mondo accademico. In questo progetto, durato alcuni anni e dal respiro internazionale, si inserisce il saggio The Narrative Orchestra in Kate Chopin (Capitolo 11) di Anna Maria Farabbi, tradotto dalla prof.ssa Alessandra Brivio (Associate Professor of History all’Erskine College in South Carolina). Farabbi continua il suo lavoro su Kate Chopin attraverso un’originalità di pensiero e di ricerca anche in ambito musicologico.

Anna Maria Farabbi ha iniziato i suoi studi su Chopin con la sua tesi universitaria arrivando poi alla traduzione di diversi racconti per Sellerio e pubblicando un saggio per la casa editrice Lietocolle. I racconti, con l’aggiunta di un inedito, insieme al saggio sono stati rieditati nell’opera Kate Chopin, racconti con saggio e traduzione di anna maria farabbi (Al3vie in coedizione con Pièdimosca edizioni, 2022)

La Prof.ssa Heather Ostman, curatrice dell’opera, è anche Presidentessa della The Kate Chopin International Society fondata nel 2004.(https://www.katechopin.org/society/)

A marzo 2025 uscirà la versione in inglese, prima in ebook e successivamente in cartaceo, di Kate Chopin, racconti con saggio e traduzione di anna maria farabbi ( KATE CHOPIN. Short Stories with an essay and translation by anna maria farabbi). L’opera ospiterà anche il saggio pubblicato in America.

Kate Chopin around the World. Global perspectives

Edited by Heather Ostman – Contributions by Bernie Koloski; Monique Oyallon; Helen Taylor; Cido Rossi; Mohanalakshmi Rajakumar; Geetha Rajeswar; Irina V. Morozova; Heidi M. Podlasli-Labrenz; Eulalia Piñerio Gil; Martina Jauch; Francisco José Cortés Vieco; Jessie Wirkus Haynes; Anna Maria Farabbi and Alessandra Brivio

Kate Chopin around the World: Global Perspectives offers a fresh, international lens on Chopin’s impact on readers around the world. Contributors from multiple continents situate Chopin’s fiction within national and regional locales, reflecting on the reading, researching, and teaching of her work through different cultural lenses. Essays, from both new and seasoned Chopin scholars, draw from a range of critical approaches to demonstrate the broad-reaching effects Chopin has had around the globe. At times, their essays are personal, as contributors reflect on the profound effect the author’s fiction had on their lives, research, and even students. Read together, the essays offer a rich conversation with a multiplicity of perspectives from different countries and cultures, demonstrating the incredible influence Chopin—a nineteenth-century American widow who sought to support her six children through her writing—has had on readers, scholars, and teachers for generations.

https://rowman.com/ISBN/9781666956832/Kate-Chopin-Around-the-World-Global-Perspectives

Categorie
News Rassegna stampa

Nasce TXtilezine. Blog dedicato alla Fiber Art

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Paola Febbraro

Tè poetico sulla poesia di Paola Febbraro. In dialogo Anna Maria Farabbi e Laura Ricci

Il Filo di Eloisa – Associazione Culturale Eloisa Manciati presenta, giovedì 6 febbraio alle 17 al Caffè Montanucci di Orvieto, un’interessante pubblicazione postuma della poeta umbra Paola Febbraro. Voce poetica di grande spessore e innovatività, Paola Febbraro era nata nel 1956 a Marsciano e venne a mancare nel 2008 a Roma, dove si era trasferita per lavoro, pur continuando a frequentare l’amata Umbria natale.

Si tratta di stellezze (Piedimosca e Al3vie, 2024), una pregevole raccolta di versi di Paola Febbraro, inediti in vita, uniti ad altri scritti e a lettere scambiate con la poeta Anna Maria Farabbi, anche lei umbra, a cui è stata legata da un significativo rapporto relazionale e a cui la madre di Paola, Giovanna Febbraro, affidò gli inediti che, dopo la morte della figlia, andava via via trovando.

E sarà proprio Anna Maria Farabbi, che di stellezze è la curatrice, a illustrare a tutto tondo il volume e, più in generale, la ricerca poetica di Paola Febbraro, coadiuvata da Laura Ricci, poeta oltre che socia fondatrice de “Il Filo di Eloisa”, che a sua volta ebbe modo di intessere con Febbraro un’intensa relazione letteraria e amicale.

Sarà una piacevole occasione per parlare di poesia e leggere e scambiare versi e opinioni, il tutto in compagnia di un buon tè, bevanda lenta e meditativa che alla poesia ben si addice. Il volume stellezze aveva visto la luce, in una prima edizione postuma per Lietocolle, già nel 2012, sempre con la curatela di Anna Maria Farabbi. Ormai esaurito, è stato riproposto nel 2024 in coedizione tra Piedimosca e Al3vie nella collana Arca, che è diretta da Anna Maria Farabbi. 

Nell’introduzione al volume, tra l’altro Farabbi scrive: «L’essenza di Paola Febbraro è composta, secondo me, da due semi potenti: la sua interità di creatura immersa totalmente nella poesia, fuori da qualunque mercato, commercio, compromesso letterario; e il suo orecchio assoluto, insonne, inquieto, tragico e tenerissimo e, allo stesso tempo, sensibile e irritabile fino allo spasimo e alla contrazione. […] Sempre, forte attenzione al vocabolario e alla lingua, intesa come patrimonio organico, con l’intento di declinarla in modo nuovo, al femminile, attraverso una cultura interiore che si riappropria lentamente e poeticamente di un’identità profonda, arcaica, originale. Anche, soprattutto, vivendola nella scansione di un tempo quotidiano, volendo mettere in discussione abituati comportamenti e usi linguistici».

https://www.orvietonews.it/eventi/2025/02/01/t-poetico-sulla-poesia-di-paola-febbraro-in-dialogo-anna-maria-farabbi-e-laura-ricci-113096.html

Categorie
3 minuti di Storia e storie al femminile Diario News Rassegna stampa

Nasce il Podcast “3 minuti di Storia e storie al femminile”

Margherita D’Austria

La vita di Margherita d’Austria merita davvero di essere conosciuta; figlia naturale di Carlo V, giovane vedova poi di nuovo sposa ma infelice, la sua figura rappresenta un esempio di come con tenacia e coraggio si possa costruire un futuro di benessere e pace in un mondo tutto al maschile dominato dalla guerra.

Il breve racconto della sua vita, narrato da Ada d’Alessandro storica e docente, sintetizza la faticosa ascesa di una donna intelligente, saggia e poliglotta che seppe gestire con straordinario equilibrio le complesse situazioni politiche del Cinquecento.

Buon ascolto.

Prima parte

Seconda Parte

Terza parte

Categorie
Diario News

Esce in formato ebook per la Collana Tappeti volanti “L’ape di luglio scotta anna maria farabbi poeta” di Francesco Roat

“Io sono un’esplosione gialla nel cervello
muto della solitudine. L’ape di luglio
che scotta”.
Anna Maria Farabbi

Poesia – crogiolo alchemico della lingua ad altissimo grado metaforico – è attenzione precipua alla parola; dunque al suono e al risuonare di essa (in chi la scriva o legga). Sia acusticamente: quale registro armonico/melodico del verso, che letterariamente: quale ritmo stilistico/strutturale, che emozionalmente: quale significazione patetico/immaginifica.
… La poesia infatti non tanto racconta, illustra o descrive, quanto piuttosto equivale ad un evento; è – più che testimonianza – presenza viva d’evento, essendo/esprimendo al contempo forma e contenuto, in quanto significazione che si fa tutt’uno con la materia trattata, divenendo parola incarnata, quasi.
… Tesa a rimarcare l’ambito empatico di risonanza della poesia, Anna Maria Farabbi parlando con me ha sottolineato come – sempre – si sia poeti in due, nel senso che il dire e il darsi poetico è costitutiva-mente ambito dialogico: cioè incontro comunicativo fra chi scrive e chi legge.

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Libri e storie come ponti per costruire nuove narrazioni

04 dicembre ore 12.00

Arena Biblioteche di Roma

Intervengono Alessia Barbagli, Monica Di Bernardo, Monica Martinelli, Barbara Perrini, Raffaella Polverini e Giulietta Stirati

A cura di Biblioteche di Roma in collaborazione con Indici Paritari, Kaba edizioni e Settenove


Un dialogo per immaginare insieme una cassetta degli attrezzi che aiuti a costruire prospettive nuove e a guardare il mondo da punti di vista differenti, in un’ottica intersezionale. Indici Paritari APS incontra la piccola e media editoria e Biblioteche di Roma.


Indici paritari nasce come gruppo informale di docenti nel 2020 attorno all’esigenza condivisa di prendere la parola sul canone proposto dall’editoria scolastica espressione della cultura patriarcale nei contenuti e nel linguaggio. Svolge attività volte a promuovere la cultura del rispetto e la promozione del valore della diversità e della parità, l’educazione alla democrazia e la valorizzazione delle differenze di genere.

Categorie
Diario News Rassegna stampa

Premio letterario Franco Fortini, 165 opere e 54 finalisti

La via del poco tra i 54 selezionati

Premio letterario Franco Fortini, 165 opere e 54 finalisti

Sarà assegnato a Fano nella rassegna di poesia Passaggi diVersi

(ANSA) – FANO, 10 MAG – Prima selezione del Premio internazionale Franco Fortini: 165 opere arrivate, 54 finalisti.


    Il Premio letterario internazionale “Franco Fortini” sarà, per il secondo anno, parte del programma di Passaggi Festival e sarà assegnato sabato 24 giugno con cerimonia ufficiale, durante la manifestazione di Fano (Pesaro Urbino), nella rassegna di poesia Passaggi diVersi.


    Il Premio, aperto alle raccolte di poesia edite da gennaio 2022 a gennaio 2023, all’ottava edizione, onora la memoria di Franco Fortini: rifugiatosi durante la guerra per ragioni razziali in Svizzera, partecipò alla Resistenza in Val d’Ossola; nel ruolo di coscienza degli intellettuali di sinistra dai tempi del Politecnico di Vittorini, di cui fu redattore, fino ai Quaderni piacentini, costituì un punto di riferimento per le giovani generazioni, applicando l’intelligenza del saggista a temi non soltanto letterari ma anche politici e culturali.
    Sono 165 i libri giunti all’8/a edizione. La Giuria ha selezionato una rosa di cinquantaquattro volumi.
    Tra i libri delle grandi e medie case editrici si segnalano Verso la ruggine di Prisca Agustoni (Interlinea), L’aria è una di Anna Maria Carpi (Einaudi), Sempre mondo di Massimo Gezzi (Marcos y Marcos), La grande nevicata di Federico Italiano (Donzelli), Con la gente dal ponte di Dimitris Lyacos (il Saggiatore), La colpa al capitalismo di Francesco Targhetta (La Nave di Teseo), Apolide di Mary Barbara Tolusso (Mondadori) e Dove sono gli anni di Gian Mario Villalta (Garzanti). Molte sono opere dI piccole case editrici in questa prima selezione, tra cui Waves di Vincenzo Bagnoli (industria & letteratura), La lepre di sangue di Daniele Barbieri (Arcipelago itaca), Gemello falso di Antonio Bux (Avagliano), Il compleanno e altre opere di Florinda Fusco (Argolibri), Dispositivi di Stefano Guglielmin (Marco Saya), In simmetria con la morte di Yang Lian (Nino Aragno), Estranea (Canzone) di Maria Pia Quintavalla (Puntoacapo), Poesie d’aria di Gabriella Sica (Interno libri) e Sulle pendici dell’altro di Lucia Triolo (Macabor).
    Entro maggio la Giuria comunicherà i risultati delle altre selezioni e la cinquina finalista. (ANSA).

https://www.ansa.it/marche/notizie/2023/05/10/premio-letterario-franco-fortini-165-opere-e-54-finalisti_a99d0976-36c0-41e4-b532-88e626ef7050.html

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

All’inizio era il buio al Museo Tattile Statale Omero il 3 maggio

https://www.museoomero.it/eventi/allinizio-era-il-buio-conversazioni-di-un-cieco-con-la-bibbia/
Categorie
Diario News Non categorizzato Rassegna stampa

La Collana Arca accoglie la sua prima opera in poesia “La via del poco”

Lasciamo che siano le parole della poeta Anna Maria Farabbi a presentare l’opera.

So solo che il mio canto è un poco. È la mia via. Che la poesia e la mia vita coincidono. Si intrecciano nella via del poco. Una via che ha la vocazione del vento, prossimo al nulla e portatore del tutto.

Dopo cinque impronte liriche inedite che si incardinano nel titolo, sorgo – no in successione cronologica di pubblicazione editoriale otto opere nate nell’arco di venti anni, poco più: dal 1996 al 2022. Apro segnata dall’India, concludo la mia ricerca nei tessuti della terra giapponese.

a.m.f.

Le opere: solo il poco è la via, 2022 firmo con una gettata d’inchiostro sulla parete, 1996 fioritura notturna del tuorlo, 1996 nudità della solitudine regale, 2000 la magnifica bestia, 2007 segni, 2007 la luce esatta dentro il viaggio, 2008 il filo della carovana di sale e i miei dieci nodi, 2018 io sono alla poesia come pane al pane e vino al vino, 2021

Pubblicazione in coedizione con Pièdimosca edizioni che insieme alla curatela di Anna Maria Farabbi accoglierà in condivisione la poesia nella Collana Arca

Categorie
Diario News Rassegna stampa

L’arte tra bocca e cibo peso corporeo e peso della parola

di Milena Nicolini su Casamatta blog

https://www.casamattablog.it/articolo/note-di-lettura-4/

Categorie
Diario News Rassegna stampa

Editoria femminista. Intervista su Radio Sherwood/Gemini Network

Book Pride 2022. Intervista di Luisa Longobucco di Radio Sherwood/Gemini Network a Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli dell’Enciclopediadelledonne.it, Angela Di Luciano e Ilaria Baldini di VandA edizioni e Raffaella Polverini di Al3vie    

Ascolta l’intervista                                          

Categorie
Diario News Rassegna stampa

L’arte tra bocca e cibo, peso corporeo e peso della parola. A proposito di disturbi alimentari

https://www.ultimavoce.it/larte-tra-bocca-e-cibo-peso-corporeo-e-peso-della-parola-a-proposito-di-disturbi-alimentari/

Indomabile me. E la suggestione di involucro che serra come in una prigione diventa inquieta zebratura agitata dal vento. Indomabile me, acquarello di Sara Fruet, che credo meglio non potrebbe accompagnare la testimonianza della sua vita di giovane donna stravolta dall’anoressia e del doloroso percorso che pur l’ha portata infine a scoprire “che la felicità non uccide”.

A proposito di disturbi alimentari www.ultimavoce.it

I

A proposito di disturbi alimentari ywub www.ultimavoce.it

Una testimonianza che è stato “il seme” dal quale è nato l’interessantissimo lavoro di Anna Maria Farabbi sui disturbi alimentari. “L’arte tra bocca e cibo, peso corporeo e peso della parola” (editore Al3vie). Un contributo davvero nuovo e che credo molto possa offrire a chi attraversa il dramma del disturbo alimentare. Bulimia e anoressia, facce della stessa medaglia, malattie della società dell’opulenza, dei tempi moderni…
Questione delicatissima e grave che non può lasciarci indifferenti: secondo le ultime statistiche, solo nel nostro paese sono circa tre milioni le persone che ne soffrono. E sono soprattutto adolescenti, in stragrande maggioranza donne, e fra gli adolescenti questo male è una delle principali cause di morte.

Anna Maria Farabbi è poeta, narratrice, saggista, traduttrice. E’ soprattutto poeta, e il suo progetto non poteva che attraversare il linguaggio dell’arte. “Nessuna impostazione clinica”, spiega.

“Ho concepito l’opera come una ruota”. Una ruota con dieci raggi, ogni raggio è un artista, lei compresa, che “nella sua arte porge il suo rapporto con questa problematica”.

In questa “orizzontalità circolare” dove non esistono gerarchie, intervengono una filosofa, un poeta, un docente di Etnomusicologia, una pittrice, un regista, una ballerina, uno scultore, un fotografo, un fumettista, una narratrice… ognuno con la propria testimonianza, diretta o di osservatore. Tutto tessuto dall’esperienza di incontro con persone in sofferenza (e non solo a proposito di disturbi alimentari) con le quali Anna Maria Farabbi ha lavorato, ché “la poesia, più propriamente il canto, l’approccio poetico alla vita e a ogni sua relazione… riescono a toccare interiormente l’altra creatura, soprattutto quando questa si trova in difficile, drammatica o tragica condizione esistenziale”.

E l’approccio poetico alla vita e alle relazioni di ogni sguardo d’artista affolla di umanità questo libro corale. Impossibile da riassumere…
L’invito è a sfogliare pagina dopo pagina le voci, che sul limite della ruota disegnata da Anna Maria Farabbi appaiono come nella proiezione di una lanterna magica, ciascuno col proprio respiro…
Così, Paola Bianchini, che è filosofa e psicoterapeuta, squarcia la ferita identitaria da cui nasce il disturbo, che del corpo si serve per manifestare il disagio. E invita ad allearsi piuttosto con la vita.
Cosa guardate /della mia dissolvenza? Cosa vedete/ della rinuncia che sono? / Ogni volta piagata, piegata/ a gettare fuori il cibo:/ un rifiuto che rinneghi. / le tue forme: ecco il giudizio/ e nessuno specchio in casa… E’ Marco Bellini che, cercando versi per esprimere la dignità del dolore, offre la sua parola poetica.
Arriva poi la sorpresa di un canto popolare, “La cena della sposa”, offerto nelle sue varianti regionali da Giancarlo Palombini, e che si estende fino alle radici consumistiche, bulimiche, del nostro sistema occidentale. Che cenerà la sposa le dieci sere? “Dieci scatole di confetti/ per saziar li sposi a-l-letti/Nove cuppie di buon pane / per saziare un borgo sano,/.. otto mazzi di radice.. sette vacche ben cornute… sei castroni ben lanuti/ cinque porci ben cingiuti / quattro lepre che van saltando…
Una nenia che lascia il posto al drammatico, coraggioso racconto della pittrice Sara Fruet che (“tu mi stai uccidendo e io per sopravvivere ti uccido”) trasmuta nella forma nutriente dei colori.
E poi lo sguardo di Marco Pozzi, regista di Maledimiele, a dirci della dispercezione di sé… sorpreso dalle immagini devastanti ma al tempo stesso con grande potere di seduzione delle foto di giovani donne che una ragazza “allungava e strecciava come fossero le statue di Giacometti. Qualcosa che era vicino all’arte”.
E poi il peso danzante di Mary Garret, testimone di come il disturbo alimentare possa essere indotto dalla pressione dell’ambiente intorno. E cosa ci si aspetta da una ballerina, se non essere di piuma…
Ancora, la tensione espressiva delle sculture di Piero Marchese, che è anche educatore, e nella mescolanza di umano e animalesco fa intravedere dolore e infelicità di chi pensa di non poter reggere il confronto con le icone della bellezza, nel nostro mondo di culturalmente bulimici…

Si è ancora inquieti difronte a tali immagini, che compare la fotografia di Alberto Terrile a scegliere la via della “condescensio passionis”, la discesa in una sofferenza condivisa, per donarci il ritratto di una madre che ha perso la figlia.
Arrivi senza fiato alla “scarnificazione della gioia” nel lavoro sull’anoressia di Ludovic Debeurme, autore di graphic novel. Che con “Lucille”, e la sua scrittura disegnata che non ha bisogno di colori, “ho voluto affrontare il significato dell’insieme delle relazioni e della loro fragilità”. La tristezza “greve” che spoglia giorno dopo giorno la persona anoressica.
Elvira Aglini, infine, narratrice, generosa testimone del percorso seguito grazie al progetto ospitato dall’associazione Il Pellicano, spazio di testimonianza creato e condotto appunto da Anna Maria Farabbi. E a ogni incontro la domanda era: quando si nominerà la bestia?

A margine di ogni intervento, un QR code e un link è la porta d’ingresso ad approfondimenti multimediali. Foto, quadri, una scultura, voci, un film, a riannodare fili, per aiutare, anche, ad avere fiducia nella guarigione da un male così complesso e grave.
Il cibo e la parola, dunque. Il cibo, “ponte di nutrimento comunicativo a partire dall’apertura della bocca verso la madremammella chiedendo il latte di esistenza”; e la parola, che, se non udita, può trasmutare in urlo silenzioso di dolore.

Categorie
Diario News Presentazioni Rassegna stampa

Intervista su Radio Popolare: editoria femminista

Categorie
Diario News Rassegna stampa

Incontro in piazza di piccoli editori e comunità locali

Incontro in piazza di piccoli editori e comunità locali

Categorie
Diario News Rassegna stampa

Disturbi alimentari

Categorie
Diario News Rassegna stampa

Nuove uscite: l’arte tra bocca e cibo

Disturbi alimentari. Al3vie apre prospettive e testimonianze attraverso l’arte

Una tematica delicata e complessa che sempre di più, soprattutto in questo momento di forte disagio sociale, riguarda giovani e giovanissimi.

anna maria farabbi ha lavorato per quasi due anni ad un’opera corale che si apre ad altri affacci passando attraverso testimonianze personali e artistiche di notevole intensità. La stessa autrice afferma: “Le radici del mio progetto sono state immediatamente nitide: nessuna impostazione clinica. Ho concepito l’opera come una ruota”.

Undici artisti e artiste, compresa la curatrice, convergono nella loro differenza identitaria e di ricerca espressiva: pronunciano la loro testimonianza artistica e esistenziale. L’arte fa girare la ruota in un viaggio plurale e al tempo stesso unitario, che entra nei disturbi del comportamento alimentare.

In ordine di presentazione: Paola Bianchini, filosofa, psicologa, psicoterapeuta. Marco Bellini, poeta. Giancarlo Palombini, docente di Etnomusicologia. Sara Fruet, pittrice, medico coaching alimentare e biodinamica craniosacrale. Marco Pozzi, regista cinematografico. Mariafrancesca Garritano, ballerina. Pietro Marchese, scultore e insegnante. Alberto Terrile, fotografo. Ludovic Debeurme, fumettista, pittore e illustrator. Elvira Aglini, narratrice.

La doppia opera

Oltre a questa ruota cartacea, che viaggerà tra le mani, Anna Maria Farabbi ne ha concepita un’altra in parallelo e in approfondimento multimediale. Suoni, immagini, foto, quadri, voci, un film, tesseranno le maglie in fili e nodi. Sarà un modo per significare il progetto davvero con tutti gli ingredienti artistici di cui ha natura. Nel libro, una piccola impronta, quella specie di labirinto chiamato QR code e il link ne saranno la porta d’ingresso.

Sinossi

L’inizio del cibo e la grammatica relazionale a tavola. Mangiavo da sola. Eccetto la domenica. Mi lasciavano il piatto preparato sull’angolo della tavola accanto alla finestra. La bottiglia di acqua davanti al vuoto circolare del bicchiere. Le briciole sulla tovaglia come una semina metafisica di pane. Gli altri della famiglia si erano già alzati, i maschi grandi a coricarsi, le donne in cucina a lavare, asciugare, riporre in frigo il cibo avanzato. La domenica, tutti insieme, davanti a molto cibo, parlavano di clienti, di lavoro, del fare. Io zitta.

anna maria farabbi

Estratti dal testo

Mangiare da soli, secondo me, non genera di per sé alcuna mancanza o sensazione di non compiutezza. Il cuneo della mia riflessione sta in come si mangia quando si è insieme. Che consistenza ha la comunicazione attorno alla tavola. Quale parola. Quale intenzione, tensione, aspettativa, ci sono dietro alla parola e al tacere. Quanto e se si mantiene l’energia cerimoniale della condivisione e la consapevolezza della preziosità del cibo. Quanto significhiamo il cibo come fondamentale anello comunicativo, generativo, tra il nostro piccolo io e il grande noi, inteso come ecosistema.

Il corpo della persona sofferente, la sua lingua (che fa parte del suo corpo naturalmente), compiono una sottrazione sociale, più o meno consapevolmente. Sono apparentemente presenti al mondo, ma interiormente allontanati. Lesi. Il ritiro graduale si manifesta proprio nella relazione cibo e lingua, in una pratica rituale di astensione, di rifiuto di contatto: vegliando e osservando con una tensione difensiva e autoprotettiva.

Note sulla curatrice

anna maria farabbi ha pubblicato per Al3vie, nel 2021, Louise Michel, è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, e Il canto dell’altalena. L’oscillazione della figura tra il gioco e il mito seguita da La tela di Penelope, opera in coedizione con Pièdimosca edizioni. Per Kaba edizioni ha pubblicato nel 2013, Caro diario azzurro. Ha collaborato con il progetto Leggimileggi e dirige la collana Gocce nella quale è stata pubblicata la sua opera La notte fosforescente.

Categorie
Diario News Rassegna stampa

LOUISE MICHEL, POWER IT IS INDEED CURSED AND THAT’S WHY I’M AN ANARCHIST

https://anarchistnews.org/content/louise-michel-power-it-indeed-cursed-and-thats-why-im-anarchist
Categorie
Diario News Rassegna stampa

Due grandi anarchiche femministe: Louise Michel ed Emma Goldman. Su Radio Popolare nel programma Sui Generis

La puntata del 19 aprile 2021 è stata dedicata a due grandi anarchiche femministe: Louise Michel ed Emma Goldman. Anna Maria Farabbi, curatrice del libro “È che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica”, Al3vie edizioni, ci fa un ritratto completo di Louise Michel, della sua personalità, del suo pensiero, della sua scrittura; nella seconda parte di trasmissione, ci avviciniamo a Emma Goldman attraverso alcuni suoi scritti, letti per noi da Marta Marangoni del Collettivo Amleta; l’artista scelta oggi da Clarice Trombella per la sua rubrica musicale è la grande cantante blues Ma Rainey.

Per ascoltare il podcast della puntata:

https://www.radiopopolare.it/trasmissione/sui-generis/
Categorie
Diario News Non categorizzato Rassegna stampa

Louise Michel, la “grande dama francese dell’anarchia”

Dalla pagina Facebook de Il Venerdì Libertario

Louise Michel, la “grande dama francese dell’anarchia”. E Maria Farabbi ce la racconta. “Ho creduto necessario portare questo fuoco femminile in Italia, peraltro ancora troppo poco conosciuto, quanto mai attuale e stimolante in un clima di confusione, decadenza e svilimento generale”.

https://www.remocontro.it/…/e-che-il-potere-e…/
Categorie
News

Louise Michel. Prima pubblicazione per la collana Mare.

Louise Michel

è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica

Disponibile dal 18 Marzo in formato cartaceo e ebook, anche in francese e a breve in inglese

Al3viE porge il suo primo lavoro, il libro Louise Michel, è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, con un progetto internazionale, il testo è stato tradotto in francese e in inglese, e con una testimonianza etica importante che irradia più fronti, dal sociale, all’artistico, all’antropologico.

In questa opera, una prima riedizione che continua l’importante lavoro fatto nel 2017 dalla casa editrice Il Ponte editore, la poetessa Anna Maria Farabbi, curatrice della stessa, presenta un ritratto completo di Louise Michel, della sua personalità, di tutta la sua estensione artistica, del suo pensiero, della sua scrittura: la narrativa, le poesie e i carteggi con Victor Hugo e la madre.

Un capitolo è stato dedicato all’esperienza vissuta da Louise Michel nella Comune francese, movimento rivoluzionario popolare che sconvolse la Francia nel 1871 e di cui si celebreranno il 18 marzo 2021 i 150 anni.

Categorie
News

Nasce Al3viE

Nasce oggi lunedì 15 marzo la casa editrice AL3viE, marchio Kaba edizioni. Il momento storico è particolarmente difficile e ancora più sentito, forse, è il bisogno di guardare oltre con fiducia e con il desiderio di un forte impegno sociale.

Un progetto di viandanza che si apre alla narrativa, alla saggistica, alle traduzioni e alla poesia. Diramando in paesi anglofoni e francofoni, nel cartaceo e nel digitale le vie scelte.

Perché il 3

Alcune pubblicazioni saranno disponibili:

  • nella versione cartacea e nel formato digitale eBook e audio-eBook (testo e voce, voce e musica). I contenuti multimediali audio e video saranno scaricabili dal nostro sito anche per chi acquista il libro o l’ebook classico.
  • in italianoinglese e francese.
Categorie
News Rassegna stampa

PENSIERI APERTI SU LA VOLPE DELL’INSONNIA: A SPIZZATA DI SARAGEI ANTONINI

Articolo di Milena Nicolini

Al3vie – Pièdimosca edizioni (2025)

Categorie
News Rassegna stampa

El camino del poco

E’ stata pubblicata a Dicembre per RIL editories, tradotta in spagnolo da Stefano Strazzabosco, La via del poco di Anna Maria Farabbi.

La via” del poco” è l’antologia essenziale di Anna Maria Farabbi, una delle voci più singolari della poesia italiana contemporanea. L’opera raccoglie otto libri – rivisti per questo volume dall’autrice – pubblicati tra il 1996 e il 2022, insieme a testi inediti. Il tema centrale è il «poco» inteso come via di conoscenza, umiltà e comunione. Farabbi concepisce la scrittura come un atto esistenziale e di spoliazione, dove il minimo – la parola, il corpo, l’ascolto – si fonde con la materia viva. La sua poesia si colloca tra il mistico e il fisico, tracciando un’etica della cura che sostiene l’umano e il sacro.

El camino del poco es la antología esencial de Anna Maria Farabbi , una de las voces más singulares de la poesía italiana contemporánea. La obra recoge ocho libros —revisados para este volumen por la autora— publicados entre 1996 y 2022, junto con textos inéditos. El eje temático es el «poco» entendido como vía de conocimiento, humildad y comunión. Farabbi concibe la escritura como un acto existencial y de despojamiento, donde lo mínimo —la palabra, el cuerpo, la escucha— se funde con la materia viva. Su poesía se sitúa entre lo místico y lo físico, trazando una ética del cuidado que sostiene lo humano y lo sagrado.

RIL editores nasce nel 1991 a Santiago del Cile, nel contesto della riapertura democratica del Paese, con una proposta specializzata nella pubblicazione di opere letterarie di tutti i generi, oltre a una linea di ricerca accademica con forte enfasi sulle coedizioni universitarie.

Nel novembre 2017 sbarcano in Spagna, per unire le sponde.

Categorie
Non categorizzato

Atlas

Esce oggi per la Collana Arti tessili contemporanee internazionali, marchio Al3vie, ATLAS.

Ogni volume – 150 pagine di soli contenuti, interamente a colori e senza pubblicità – accompagna il lettore con cadenza quadrimestrale in un viaggio approfondito nel settore, costruendo, capitolo dopo capitolo, una visione ampia e organica.

Stampato in doppia edizione – inglese e italiana – ATLAS è pensato per essere collezionato, fino a comporre una vera e propria testimonianza enciclopedica della contemporaneità del filo nelle sue molteplici declinazioni.

Un progetto corale, in una tessitura di contenuti e relazioni in cui ogni singolo filo è fondamentale.

Ringrazio Barbara Pavan, Elena Redaelli, Eleonora Giglione, Maria Rosaria Roseo e Susanna Cati, il gruppo di professioniste che con cura, serietà e competenza ha reso possibile la realizzazione del blog TxtileZine e dell’ATLAS.

Categorie
Rassegna stampa

su FARE VOCI “A megghiu isca arresta u pani   La migliore esca resta il pane” Saragei Antonini – di Giovanni Fierro

Voce d’autore ——–

Saragei Antonini, “La volpe dell’insonnia: a spizzata”

di Giovanni Fierro


È sempre più interessante il mondo poetico di Saragei Antonini, luogo dove lingua italiana e dialetto sono creature che si incontrano, e in questo suo nuovo “La volpe dell’insonnia: a spizzata” sono anche capaci, nello stesso testo, di mescolarsi in un qualcosa di unico, di davvero raro.
Sorprende Saragei Antonini, perché già dalle prime pagine la sua scrittura trova una nuova lunghezza d’onda con cui esprimersi, ed in cui è veramente un grande piacere sintonizzarsi. Il verso si fa più largo che in passato, lo sguardo si muove con maggiore ampiezza, “vedere piano come un lume rimanere come una pagina e quando una porta si/ chiude male lasciarla così: col suo desiderio di soglia – la sorte è stare socchiusi”. E chi legge si trova in un paesaggio da esplorare, in cui immergersi, passo dopo passo.
La prima parte del libro, “la volpe dell’insonnia”, è tutto un accendersi di epifanie, svelamenti del quotidiano che hanno il profumo e l’odore della vita stessa: “mangi con la sinistra mangio con la destra ti metto ancora nella notte e nel giorno/ nel salto e al risveglio – c’è un verso su cui fare stare il pane e uno per soffiarci”, “mi dai un’arancia questo il peso del nostro silenzio io la spoglio della buccia”.
Questo per capire che Saragei Antonini ha imbastito anche un lavoro differente con il tempo, che adesso si fa anch’esso più ampio, capace così di permettere alla sua poesia di abbracciare ancora più cose, più contenuto, nel suo andare maggiormente in profondità.
Tanti sono i passaggi che meritano la citazione, vere e proprie istantanee che catturano e regalano qualcosa di speciale. Come “gli appunti dell’inverno la primavera che copia”, oppure “il dietro delle cose ora è davanti e i guanti sono monouso” o ancora “sì piango è il mio modo di guardare fuori quando apri piano la porta”. A cui aggiungere un vero e proprio ritratto, tratteggiato con segni universali: “mia madre ha sempre cercato la verità/ mio padre creava abiti su misura”. Perché bisogna sempre andare “a lezione di candela: imparare a stare nella bugia”.
Tanto è esposta e in rilievo questa prima parte del libro, scritta in italiano, quanto si fa invece più intima, raccolta e voce anche di uno smarrimento umano la seconda, “a spizzata”, scritta in dialetto.
Qui il respiro è trattenuto, il silenzio riempie le parole, ogni minuto accadimento è ancor più appartenenza personale. C’è il bisogno dell’orientamento, “ro tempu nun mi sacciu squaràri nenti/ è assai ca sacciu ri unni s’adduma a luci” (“del tempo non so immaginarmi niente/ è già abbastanza che so dove si accende la luce”) e il desiderio di uno spazio in più, non solo da guardare ma anche da respirare, “c’è na finestra ca nun si rapi cchiù/ è misa accussì àuta ca a talìu comu na luna china” (“c’è una finestra che non apre più/ è messa così in alto che la guardo come una luna piena”).
Le pagine de “a spizzata” hanno contorni meno rassicuranti, hanno bordi da cui è più pericoloso sporgersi, dove “u scuru mpasta/ u lustru acchiana/ appoi u Signuri fa i cunti” (“il buio impasta/ la luce sale/ poi il Signore fa i conti”) e in cui “vulissi u mari vicinu e ddì scogghi niuri cauri ri nfanzia” (“vorrei il mare vicino e quegli scogli neri caldi d’infanzia”).
Tutto questo libro è un attraversare il nostro presente, in una voce originale e capace di trovare l’autenticità e l’esperienza di ogni singolo momento.
Stare con la poesia di Saragei Antonini e nel suo scrivere di “La volpe dell’insonnia: a spizzata” è esperienza da fare, custodire e tramandare.

Dal libro:

a dire il nero diamo il tempo alla volpe dell’insonnia di sfamarsi e impaurirsi
della tua bianca gentilezza del lento rito dell’avvicinamento a dire ancora più nero
le prime lame del mattino e oltre la porta il bue a fissarti.


*

conserva i bottoni
sono le promesse più vicine al respiro
attraversati tante volte
quelli dei morti sono i più tondi
quando un bottone viene a mancare tu
mettili insieme come monete
che cambierai per un po’ di caldo nel freddo
per le loro confidenze a un filo di corpo
un bottone non va stretto
vive di una linea di cuore
l’asola che lo aspetta ad occhi chiusi.


*

cchì ricissi me’ matri
si m’attruvassi no’ funnu ra notti
a talìari i stiddi –
capaci ca
cchì ci fai ancura ccà luci addumata.

cosa direbbe mia madre
se mi trovasse nel fondo della notte
a guardar le stelle –
probabilmente
cosa fai ancora con la luce accesa.


*

ma u Signuri u pararisu
fini uri fallu?
nun sacciu ri unni si trasi
ma tu ci nesci sempri

ma il Signore il paradiso
ha finito di farlo?
non so da dove si entra
ma tu ci esci sempre


*

sunu catti r’amuri
ca nun tegnu cchiù ne’manu
na prumissa è cosa àuta
spiddu ca nun scanta

sono carte d’amore
che non tengo più nelle mani
una promessa è cosa alta
fantasma che non spaventa

Intervista a Saragei Antonini:

La sorpresa è vedere che le prime frasi del libro sono più lunghe che in passato, vedere che contengono più parole, che lo sguardo del loro significato si è fatto più ampio. E questo significa che c’è anche un lavoro con il tempo differente, che si fa anch’esso più ampio. È come se ci fosse stato il bisogno di una durata maggiore, per costruire queste poesie. Mi sbaglio?
Alcuni testi della raccolta hanno un cammino orizzontale e prima di tutto perché seguono la respirazione e il dire quelle parole con un tempo dell’orizzonte – ho scritto in passato con questa andatura – non so se questo riguarda il farsi del tempo più ampio e l’abbracciare più cose – forse questo è dato dalla parola – anche solo una – spero sempre che scrivere sia un andare in fondo che sia terra o cielo, e a volte anche in un dialogo tra sogno e veglia – qualcosa oltre lo scrivere.

Il quotidiano è sempre e comunque il luogo dell’accadere del tuo fare poesia. Per quale motivo?
Il quotidiano per me è osservare e ascoltare ogni giorno e ogni notte con tutto quello che portano e contengono o non contengono affatto – un’attenzione al tempo con riconoscenza.

“La volpe dell’insonnia”, la prima parte del libro, è anche un fiorire di complicità. C’è un continuo io + tu che è sempre nel centro dell’attenzione… ti ci ritrovi in questo?
Sì, nella prima parte del libro “La volpe dell’insonnia” ci sono testi più chiaramente amorosi – un dialogo tra un Tu e un Io – dichiarazioni, confidenze e, come hai notato tu, complicità.

L’immagine e la presenza del pane sono continue in queste pagine. Che significato ha per te?
Il pane è pane – antico – essenziale – è sacro per me: il tempo e la cura che occorrono per farlo – il tenerlo nelle mani – il poterlo condividere – da solo saprebbe bastare – è corpo e grazia.

La seconda parte, “A spizzata” – che è anche quella scritta in dialetto – si muove in altre dimensioni. Dal pane l’attenzione (e la presenza) si sposta alle stelle…. Cosa succede di diverso?
Nella seconda parte del libro “a spizzata” accade la spezzata, il lampo – accade il sentire di una lingua diversa e mescolata all’altra – uno sguardo al cielo per orientarsi e non rimanere solo terreni – accade il capovolgimento della clessidra.
Il dialetto è una strada più diretta e pietrosa al sangue – un canto biologico e forse la scaramanzia tra i morti e i vivi.
Nel tempo le due lingue, l’italiano e il dialetto, si sono naturalmente mescolate – così accade che pronuncio parole che sono l’unione di entrambe – ho scritto testi che avevano l’urgenza dell’una e dell’altra insieme come un dialogo tra loro e una complicità – un’intesa reciproca e sorgiva – forse anche questa è una relazione e che conduce a un’altra presenza: una terza lingua.

E qui c’è un senso di solitudine quasi, uno smarrimento che va e viene, ma che comunque dà sapore a questa parte del libro. Cosa l’uso del dialetto riesce a farti scoprire, che nella prima parte si nascondeva o celava?
Il senso di solitudine lo sento quando scrivo in dialetto e sia quando scrivo in italiano – e forse perché si scrive soli – per me si scrive ritirandosi – quello che scopro nel dialetto lo scopro anche nell’italiano quello che cambia sono i suoni e i tempi. Un esempio è la vecchia che legge il caffè in lingua nera: è la voce in alcuni testi in dialetto, ed è la voce degli antenati, non solo la mia.

In alcuni testi l’italiano e il dialetto condividono la pagina, si intersecano. Si cercano in una vicinanza importante. Da cosa nasce questa scelta di scrittura?
Le due lingue ora convivono e aggiungo in equilibrio – lavorano contemporaneamente a qualcosa che riguarda la parola la cellula (e dopo la cellula c’è altro) rispetto a qualcosa che non so ancora se più grande o quasi invisibile – è una dualità che guarda allo zero e lo zero è intero. La complessità è farlo, dunque esserci senza spezzarlo. Lo zero è essere nel mondo – è lo stare al mondo spogliandosi ogni volta di quello che si crede di sapere e di portare – non posso dire che è ricominciare né rinascere – ha a che fare forse con il proseguire più concentrati e anche più altrove se si guarda a quante “cose” esistono.

L’autrice:
Saragei Antonini è nata a Catania nel 1973, città dove vive. Nel 2000 pubblica la raccolta di poesie “Il cerino soggetto“ (1° premio ex aequo Edda Squassabia, prima edizione), nel 2004 “L’inverno apre un ombrello in casa” (3° premio ex aequo Città di Marineo 2005), nel 2010 “Sotto i capelli una nave” (3° premio Angelo Majorana 2013), nel 2013 “Egregio signor Tanto” (3° premio Pietro Mignosi X edizione; menzione d’onore al Premio Va Pensiero 2017 e al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti 2017), nell’aprile 2017 pubblica “La passione secondo”.
In dialetto ha pubblicato le raccolte “A virina” (2019) e “A scala è fimmina” (2024).
Diverse le menzioni di merito e le segnalazioni in concorsi e premi. Nel 2018 con la poesia “U chiòvu” le viene assegnato il Premio Nazionale Giuseppe Malattia della Vallata di Barcis – XXXI edizione.
Nella ventesima edizione del Concorso Guido Gozzano riceve il Premio Speciale Poesia Dialettale con la silloge in dialetto “Comu ‘na ugghia ̎. Sue poesie sono presenti in antologie e riviste in Italia e all’estero.

(Saragei Antonini “La volpe dell’insonnia: a spizzata” pp. 177, 12 euro, collana Arca curata da Anna Maria Farabbi, Al3viE – pièdimosca edizioni 2025)

Fare Voci dicembre 2025 – Rivista di scrittura