Descrizione
Notte fonda. Tra i binari di una stazione ferroviaria un’ombra furtiva si nasconde dietro a delle grosse casse di legno, circospetta osserva attorno. L’ombra indossa scarpe impolverate, pantaloni lisi tenuti da bretelle, camicia rattoppata arrotolata fino ai gomiti, coppola ben calcata in testa. Un’ampia sacca a tracolla è l’unico e umile bagaglio posseduto. L’ombra resta agguattata finché la locomotiva non sbuffa, finché i grandi fanali non lampeggiano, finché le pulegge non smuovono le ruote. D’un tratto, con scatto felino, l’ombra balza fuori dall’ombra; solleva la pesante maniglia del vagone merci, s’intrufola nella vettura e, frettolosamente, richiude la porta scorrevole. Trattiene il fiato mentre il treno accelera l’andatura, fin tanto è certa di non essere stata vista, fin quando è sicura di sentirsi in salvo. Non conosce esattamente la destinazione del convoglio, ciononostante conosce bene quali rischi un gesto del genere comporti, anzi quali rischi una vita del genere comporti.
Dalla prefazione di Dario Pontuale
L’hobo incarna un preciso momento storico, impersona il prodotto di un processo sociale, nonché una volontaria scelta esistenziale.
Non rivendica radici e neppure confini, ma sfida il codice di una società che lo emargina.
London sperimenta sulla propria pelle le contraddizioni di un sistema intollerante alle sconfitte e disposto alla brutalità in nome dell’agiatezza.
La sua sorte è quella di tanti altri che pagano il prezzo di una macchina della giustizia non equa, smodatamente punitiva, corrotta negli ingranaggi.
In cella, così come in strada, London abita tra i diseredati, ne divide fame, miserie e paure.
Dalla Lettera dell’editora
Ho scelto La strada di Jack London perché, in quelle pagine, riconosco qualcosa che appartiene anche alla mia storia.
Nella sua scrittura autobiografica ritrovo il valore dell’esperienza vissuta, attraversata prima ancora che raccontata.
Oggi, da editora, sento la necessità di riportare questi scritti all’attenzione dei lettori e delle lettrici perché il tempo non ne ha esaurito la forza.
La gratuità, in questo caso, non è stata soltanto assenza di compenso: è stata disponibilità, cura, assunzione comune di responsabilità nei confronti del testo.
Ripubblicare un testo non significa semplicemente restituirlo al mercato editoriale, ma riattivarlo nel presente. Farlo parlare ancora.
Raffaella Polverini



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