L’incontro, dal titolo “Nella tessitura della Divina Commedia qualche filo lirico luminoso”, si terrà il prossimo 4 maggio 2026 alle ore 18:00 nella suggestiva cornice del Dante Garden presso il St. Michael’s College (University of Toronto).
L’Evento: Un ponte tra i secoli
In un’epoca di rapidi cambiamenti linguistici, il legame tra le radici della letteratura italiana e la produzione lirica odierna rimane un terreno di indagine affascinante. Anna Maria Farabbi guiderà il pubblico attraverso i fili invisibili ma tenaci che collegano l’opera apocalittica di Dante Alighieri alla sensibilità dei poeti contemporanei.
La discussione esplorerà la dicotomia storica della poesia italiana, da sempre sospesa tra il rigore formale del petrarchismo e la potenza visionaria e sperimentale del dantismo. Farabbi, con la sua profonda esperienza di traduttrice e studiosa, analizzerà come le risonanze incandescenti del pensiero dantesco continuino a incarnarsi nel “corpo” della poesia attuale, dimostrando che gli otto secoli che ci separano dal Sommo Poeta non hanno affievolito la forza della sua scia luminosa.
Programma 18:00: Benvenuto e visita al Dante Garden 18:15: Presentazione ufficiale della figura e dell’opera di Anna Maria Farabbi. 18:30: Conferenza e conversazione: “Nella tessitura della Divina Commedia qualche filo lirico luminoso”, Charbonnel Lounge, Elmsley Hall, St. Michael’s College – 81 St. Mary’s Street
Anna Maria Farabbi Poeta, narratrice, saggista e traduttrice di chiara fama, Anna Maria Farabbi è una delle voci più originali del panorama letterario italiano. La sua opera si distingue per una ricerca linguistica che spazia dal dialetto alla lingua colta, con una particolare attenzione alla dimensione etica e civile della parola. Tra le sue numerose pubblicazioni si annoverano raccolte poetiche di grande impatto come Adlujè (2003), Abse (2013) e La casa degli scemi (2017). Attiva anche nella narrativa e nel teatro, ha recentemente curato importanti lavori di traduzione e saggistica su autori come Kate Chopin. Attualmente dirige diverse collane editoriali per prestigiose case editrici indipendenti (Kaba, Piedimosca e Al3vie), confermandosi come una figura centrale nella promozione della cultura editoriale di qualità. Exhibition L’evento è reso possibile grazie alla preziosa partnership con Al3vie Edizioni, Librissimi Toronto Italian Book Festival e St. Michael’s College, University of Toronto.
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ore 17:30 | “Il Canto dell’altalena. L’oscillazione della figura tra il gioco e il mito” (Al3vie Editore in coedizione con Pièdimosca, 2021)
il significato del filo nella tessitura dalla “Tela di Penelope” ad ogni altra tela, con l’autrice Anna Maria Farabbi
L’opera, con una scrittura narrativa mantenuta sempre in tensione e in accento lirico, attraversa il pensiero di genere affondando nelle radici dell’occidente. Tra le maglie dei giochi d’infanzia e le orchestre figurative del mito, si coniugano dinamiche affini. La lingua nei suoi ritratti fonetici e semantici è illuminata fino ai capillari del silenzio.
INCONTRI – MOSTRE – LABORATORI – PERFORMANCE – CONCERTI – PROPOSTE EDITORIALI – LIBRI IN LIBERTÀ durante le Fiere di Mezza Quaresima di Sansepolcro
un progetto promosso da CasermArcheologica
📚 VENERDÌ 20 MARZO ore 17:30 | “Il Canto dell’altalena. L’oscillazione della figura tra il gioco e il mito” (Al3vie Editore in coedizione con Pièdimosca, 2021) il significato del filo nella tessitura dalla “Tela di Penelope” ad ogni altra tela, con l’autrice Anna Maria Farabbi L’opera, con una scrittura narrativa mantenuta sempre in tensione e in accento lirico, attraversa il pensiero di genere affondando nelle radici dell’occidente. Tra le maglie dei giochi d’infanzia e le orchestre figurative del mito, si coniugano dinamiche affini. La lingua nei suoi ritratti fonetici e semantici è illuminata fino ai capillari del silenzio.
Esce per Al3vie, in coedizione con pièdimosca edizioni, la nuova edizione dell’opera “KATE CHOPIN. Racconti con saggio e traduzione di anna maria farabbi”.
“Questa seconda edizione comprende il nuovo saggio “L’orchestra narrativa di Kate Chopin”, edito in America nel 2025 da Lexington Books, e qui riproposto. Lo studio della tessitura musicale nell’opera della scrittrice americana svela il suo spartito narrativo dentro cui si accendono sonorità come proiezioni acustiche tra gli anfratti del silenzio. anna maria farabbi”
E’ stata pubblicata a Dicembre per RIL editories, tradotta in spagnolo da Stefano Strazzabosco, La via del poco di Anna Maria Farabbi.
La via” del poco” è l’antologia essenziale di Anna Maria Farabbi, una delle voci più singolari della poesia italiana contemporanea. L’opera raccoglie otto libri – rivisti per questo volume dall’autrice – pubblicati tra il 1996 e il 2022, insieme a testi inediti. Il tema centrale è il «poco» inteso come via di conoscenza, umiltà e comunione. Farabbi concepisce la scrittura come un atto esistenziale e di spoliazione, dove il minimo – la parola, il corpo, l’ascolto – si fonde con la materia viva. La sua poesia si colloca tra il mistico e il fisico, tracciando un’etica della cura che sostiene l’umano e il sacro.
El camino del poco es la antología esencial de Anna Maria Farabbi , una de las voces más singulares de la poesía italiana contemporánea. La obra recoge ocho libros —revisados para este volumen por la autora— publicados entre 1996 y 2022, junto con textos inéditos. El eje temático es el «poco» entendido como vía de conocimiento, humildad y comunión. Farabbi concibe la escritura como un acto existencial y de despojamiento, donde lo mínimo —la palabra, el cuerpo, la escucha— se funde con la materia viva. Su poesía se sitúa entre lo místico y lo físico, trazando una ética del cuidado que sostiene lo humano y lo sagrado.
RIL editores nasce nel 1991 a Santiago del Cile, nel contesto della riapertura democratica del Paese, con una proposta specializzata nella pubblicazione di opere letterarie di tutti i generi, oltre a una linea di ricerca accademica con forte enfasi sulle coedizioni universitarie.
Nel novembre 2017 sbarcano in Spagna, per unire le sponde.
La sua esperienza accompagna i vedenti verso una consapevolezza visiva maggiore e infonde alla persona cieca energie tali da significare la sua vita
Articolo su vedere OLTRE Anno 32, Numero 3, novembre 2025
PERIODICO DI INFORMAZIONE DELL’ISTITUTO DEI CIECHI DI BOLOGNA FRANCESCA CAVAZZA
La testimonianza sorprendente di Andrea Camilleri spalanca l’interpretazione della cecità come una sottrazione di un senso che, tuttavia, intensifica, la percezione, la concentrazione, la precisione dell’ascolto, l’orientamento interiore. Per un glaucoma incurabile lo scrittore siciliano perse la vista, e con essa l’amata lettura, l’osservazione del corpo delle parole formarsi nel foglio tra gli odori dell’inchiostro. Proprio per la sua condizione di cieco concepì il monologo Conversazione di Tiresia da lui stesso recitato di palcoscenico in palcoscenico, dando voce alle profondità del mito. L’esperienza di John Martin Hull, invece, offre un altro contributo, forse ancora più potente sia per vedenti che per ciechi, narrando ogni aspetto quotidiano, esistenziale, pratico, sociologico, e spirituale. Da una parte accompagna i vedenti verso una consapevolezza visiva maggiore, dall’altra indica modi e sensibilità per stare accanto alla persona cieca senza flettersi in un assistenzialismo iper protettivo. Ma, di più, infonde alla persona cieca energie tali da significare la sua vita, comunque e ovunque, risvegliandola con infinite motivazioni che attingono dalla propria umanissima, intellettuale, religiosa sfera autobiografica. Hull narra il suo percorso dentro il buio, le paure angoscianti, i blocchi mentali, fatti precisi, episodi, dinamiche relazionali che generano malintesi, mortificazioni, senza mai cadere in sentimentalismi pietistici, ma con un registro di scrittura che attraversa la drammaticità anche con ironia. Di fatto, infonde energia e vigore, scardinando comprensibili ma letali vittimismi. Oltre questo, ritengo che la più straordinaria qualità di Hull, sia nella rivisitazione della Bibbia dentro cui, con estremo rigore e altrettanta passione, coglie i passi in cui la cecità e l’ipovedenza sono protagonisti.
Contestualizza storicamente gli accadimenti narrati e individua le radici di storture culturali e sociali che ancora oggi gravano, come l’attribuzione della malattia a Dio, con la successiva autocolpevolizzazione, e la difficoltà se non l’impossibilità di svolgere il sacerdozio. Hull sostiene che la scrittura della Bibbia sia stata fatta da persone vedenti, le quali in modo inconsapevole hanno proiettato una prospettiva della disabilità tale da permanere anche ai giorni nostri, considerando l’occidente nella sua impostazione dicotomica, dentro cui la luce viene coniugata alla purezza, alla divinità, alla rivelazione e il buio nel suo opposto come simbolo delle tenebre, del peccato, dell’inquietante caos. Ho dedicato molti anni allo studio dell’opera di John Martin Hull, intervistandolo in Il significato del buio, Terra d’Ulivi, 2021 e traducendolo in All’inizio era il buio, conversazioni di un cieco con la Bibbia, 2022, Al3vie. Queste due opere, assieme a Il dono oscuro, Adelphi, 1990, costituiscono l’unico accesso italiano al suo pensiero. Ciascuna ha una leggibilità trascinante, al contempo, impegna in vie di teologia, psicologia, sociologia, dentro cui sostare, riflettere mettendo in discussione un proprio comportamento abituato o, per la persona cieca, rinunciatario.
John Martin Hull (1935 – 2015) nasce a Birmingham dove è stato Professore di teologia e scienze religiose. Nel 2016 è uscito il film documentario Notes on Blindness di Peter Middleton e James Spinney, vincitore del primo premio ai British Indipendent Film Awards.
VEDERE OLTRE
Pubblicazione quadrimestrale; tiratura 13.000 copie; tradotta in lingua inglese; distribuita gratuitamente. Direttore Responsabile Pier Michele Borra.
È sempre più interessante il mondo poetico di Saragei Antonini, luogo dove lingua italiana e dialetto sono creature che si incontrano, e in questo suo nuovo “La volpe dell’insonnia: a spizzata” sono anche capaci, nello stesso testo, di mescolarsi in un qualcosa di unico, di davvero raro. Sorprende Saragei Antonini, perché già dalle prime pagine la sua scrittura trova una nuova lunghezza d’onda con cui esprimersi, ed in cui è veramente un grande piacere sintonizzarsi. Il verso si fa più largo che in passato, lo sguardo si muove con maggiore ampiezza, “vedere piano come un lume rimanere come una pagina e quando una porta si/ chiude male lasciarla così: col suo desiderio di soglia – la sorte è stare socchiusi”. E chi legge si trova in un paesaggio da esplorare, in cui immergersi, passo dopo passo. La prima parte del libro, “la volpe dell’insonnia”, è tutto un accendersi di epifanie, svelamenti del quotidiano che hanno il profumo e l’odore della vita stessa: “mangi con la sinistra mangio con la destra ti metto ancora nella notte e nel giorno/ nel salto e al risveglio – c’è un verso su cui fare stare il pane e uno per soffiarci”, “mi dai un’arancia questo il peso del nostro silenzio io la spoglio della buccia”. Questo per capire che Saragei Antonini ha imbastito anche un lavoro differente con il tempo, che adesso si fa anch’esso più ampio, capace così di permettere alla sua poesia di abbracciare ancora più cose, più contenuto, nel suo andare maggiormente in profondità. Tanti sono i passaggi che meritano la citazione, vere e proprie istantanee che catturano e regalano qualcosa di speciale. Come “gli appunti dell’inverno la primavera che copia”, oppure “il dietro delle cose ora è davanti e i guanti sono monouso” o ancora “sì piango è il mio modo di guardare fuori quando apri piano la porta”. A cui aggiungere un vero e proprio ritratto, tratteggiato con segni universali: “mia madre ha sempre cercato la verità/ mio padre creava abiti su misura”. Perché bisogna sempre andare “a lezione di candela: imparare a stare nella bugia”. Tanto è esposta e in rilievo questa prima parte del libro, scritta in italiano, quanto si fa invece più intima, raccolta e voce anche di uno smarrimento umano la seconda, “a spizzata”, scritta in dialetto. Qui il respiro è trattenuto, il silenzio riempie le parole, ogni minuto accadimento è ancor più appartenenza personale. C’è il bisogno dell’orientamento, “ro tempu nun mi sacciu squaràri nenti/ è assai ca sacciu ri unni s’adduma a luci” (“del tempo non so immaginarmi niente/ è già abbastanza che so dove si accende la luce”) e il desiderio di uno spazio in più, non solo da guardare ma anche da respirare, “c’è na finestra ca nun si rapi cchiù/ è misa accussì àuta ca a talìu comu na luna china” (“c’è una finestra che non apre più/ è messa così in alto che la guardo come una luna piena”). Le pagine de “a spizzata” hanno contorni meno rassicuranti, hanno bordi da cui è più pericoloso sporgersi, dove “u scuru mpasta/ u lustru acchiana/ appoi u Signuri fa i cunti” (“il buio impasta/ la luce sale/ poi il Signore fa i conti”) e in cui “vulissi u mari vicinu e ddì scogghi niuri cauri ri nfanzia” (“vorrei il mare vicino e quegli scogli neri caldi d’infanzia”). Tutto questo libro è un attraversare il nostro presente, in una voce originale e capace di trovare l’autenticità e l’esperienza di ogni singolo momento. Stare con la poesia di Saragei Antonini e nel suo scrivere di “La volpe dell’insonnia: a spizzata” è esperienza da fare, custodire e tramandare.
Dal libro:
a dire il nero diamo il tempo alla volpe dell’insonnia di sfamarsi e impaurirsi della tua bianca gentilezza del lento rito dell’avvicinamento a dire ancora più nero le prime lame del mattino e oltre la porta il bue a fissarti.
*
conserva i bottoni sono le promesse più vicine al respiro attraversati tante volte quelli dei morti sono i più tondi quando un bottone viene a mancare tu mettili insieme come monete che cambierai per un po’ di caldo nel freddo per le loro confidenze a un filo di corpo un bottone non va stretto vive di una linea di cuore l’asola che lo aspetta ad occhi chiusi.
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cchì ricissi me’ matri si m’attruvassi no’ funnu ra notti a talìari i stiddi – capaci ca cchì ci fai ancura ccà luci addumata.
cosa direbbe mia madre se mi trovasse nel fondo della notte a guardar le stelle – probabilmente cosa fai ancora con la luce accesa.
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ma u Signuri u pararisu fini uri fallu? nun sacciu ri unni si trasi ma tu ci nesci sempri
ma il Signore il paradiso ha finito di farlo? non so da dove si entra ma tu ci esci sempre
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sunu catti r’amuri ca nun tegnu cchiù ne’manu na prumissa è cosa àuta spiddu ca nun scanta
sono carte d’amore che non tengo più nelle mani una promessa è cosa alta fantasma che non spaventa
Intervista a Saragei Antonini:
La sorpresa è vedere che le prime frasi del libro sono più lunghe che in passato, vedere che contengono più parole, che lo sguardo del loro significato si è fatto più ampio. E questo significa che c’è anche un lavoro con il tempo differente, che si fa anch’esso più ampio. È come se ci fosse stato il bisogno di una durata maggiore, per costruire queste poesie. Mi sbaglio? Alcuni testi della raccolta hanno un cammino orizzontale e prima di tutto perché seguono la respirazione e il dire quelle parole con un tempo dell’orizzonte – ho scritto in passato con questa andatura – non so se questo riguarda il farsi del tempo più ampio e l’abbracciare più cose – forse questo è dato dalla parola – anche solo una – spero sempre che scrivere sia un andare in fondo che sia terra o cielo, e a volte anche in un dialogo tra sogno e veglia – qualcosa oltre lo scrivere.
Il quotidiano è sempre e comunque il luogo dell’accadere del tuo fare poesia. Per quale motivo? Il quotidiano per me è osservare e ascoltare ogni giorno e ogni notte con tutto quello che portano e contengono o non contengono affatto – un’attenzione al tempo con riconoscenza.
“La volpe dell’insonnia”, la prima parte del libro, è anche un fiorire di complicità. C’è un continuo io + tu che è sempre nel centro dell’attenzione… ti ci ritrovi in questo? Sì, nella prima parte del libro “La volpe dell’insonnia” ci sono testi più chiaramente amorosi – un dialogo tra un Tu e un Io – dichiarazioni, confidenze e, come hai notato tu, complicità.
L’immagine e la presenza del pane sono continue in queste pagine. Che significato ha per te? Il pane è pane – antico – essenziale – è sacro per me: il tempo e la cura che occorrono per farlo – il tenerlo nelle mani – il poterlo condividere – da solo saprebbe bastare – è corpo e grazia.
La seconda parte, “A spizzata” – che è anche quella scritta in dialetto – si muove in altre dimensioni. Dal pane l’attenzione (e la presenza) si sposta alle stelle…. Cosa succede di diverso? Nella seconda parte del libro “a spizzata” accade la spezzata, il lampo – accade il sentire di una lingua diversa e mescolata all’altra – uno sguardo al cielo per orientarsi e non rimanere solo terreni – accade il capovolgimento della clessidra. Il dialetto è una strada più diretta e pietrosa al sangue – un canto biologico e forse la scaramanzia tra i morti e i vivi. Nel tempo le due lingue, l’italiano e il dialetto, si sono naturalmente mescolate – così accade che pronuncio parole che sono l’unione di entrambe – ho scritto testi che avevano l’urgenza dell’una e dell’altra insieme come un dialogo tra loro e una complicità – un’intesa reciproca e sorgiva – forse anche questa è una relazione e che conduce a un’altra presenza: una terza lingua.
E qui c’è un senso di solitudine quasi, uno smarrimento che va e viene, ma che comunque dà sapore a questa parte del libro. Cosa l’uso del dialetto riesce a farti scoprire, che nella prima parte si nascondeva o celava? Il senso di solitudine lo sento quando scrivo in dialetto e sia quando scrivo in italiano – e forse perché si scrive soli – per me si scrive ritirandosi – quello che scopro nel dialetto lo scopro anche nell’italiano quello che cambia sono i suoni e i tempi. Un esempio è la vecchia che legge il caffè in lingua nera: è la voce in alcuni testi in dialetto, ed è la voce degli antenati, non solo la mia.
In alcuni testi l’italiano e il dialetto condividono la pagina, si intersecano. Si cercano in una vicinanza importante. Da cosa nasce questa scelta di scrittura? Le due lingue ora convivono e aggiungo in equilibrio – lavorano contemporaneamente a qualcosa che riguarda la parola la cellula (e dopo la cellula c’è altro) rispetto a qualcosa che non so ancora se più grande o quasi invisibile – è una dualità che guarda allo zero e lo zero è intero. La complessità è farlo, dunque esserci senza spezzarlo. Lo zero è essere nel mondo – è lo stare al mondo spogliandosi ogni volta di quello che si crede di sapere e di portare – non posso dire che è ricominciare né rinascere – ha a che fare forse con il proseguire più concentrati e anche più altrove se si guarda a quante “cose” esistono.
L’autrice: Saragei Antonini è nata a Catania nel 1973, città dove vive. Nel 2000 pubblica la raccolta di poesie “Il cerino soggetto“ (1° premio ex aequo Edda Squassabia, prima edizione), nel 2004 “L’inverno apre un ombrello in casa” (3° premio ex aequo Città di Marineo 2005), nel 2010 “Sotto i capelli una nave” (3° premio Angelo Majorana 2013), nel 2013 “Egregio signor Tanto” (3° premio Pietro Mignosi X edizione; menzione d’onore al Premio Va Pensiero 2017 e al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti 2017), nell’aprile 2017 pubblica “La passione secondo”. In dialetto ha pubblicato le raccolte “A virina” (2019) e “A scala è fimmina” (2024). Diverse le menzioni di merito e le segnalazioni in concorsi e premi. Nel 2018 con la poesia “U chiòvu” le viene assegnato il Premio Nazionale Giuseppe Malattia della Vallata di Barcis – XXXI edizione. Nella ventesima edizione del Concorso Guido Gozzano riceve il Premio Speciale Poesia Dialettale con la silloge in dialetto “Comu ‘na ugghia ̎. Sue poesie sono presenti in antologie e riviste in Italia e all’estero.
(Saragei Antonini “La volpe dell’insonnia: a spizzata” pp. 177, 12 euro, collana Arca curata da Anna Maria Farabbi, Al3viE – pièdimosca edizioni 2025)
Sabato 20 settembre alle ore 18, presso la libreria Mondatori bookstore di Catania Saragei Antonini, in dialogo con Francesco Balsamo, porterà la sua ultima opera in poesia “La volpe dell’insonnia: a spizzata”, da poco pubblicata nella Collana Arca diretta da Anna Maria Farabbi, coedizione Al3vie e pièdimosca edizioni.
a dire il nero diamo il tempo alla volpe dell’insonnia di sfamarsi e impaurirsi della tua bianca gentilezza del lento rito dell’avvicinamento a dire ancora più nero le prime lame del mattino e oltre la porta il bue a fissarti.
La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.
Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.
“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025
Splende il fuoco bianco della parola
Stelio Carnevali
Ho cercato con attenta, inevitabile, sottrazione di significare la poesia di Stelio Carnevali, individuando i testi maturi in cui la sua identità lirica si offre con nitore, pregnanza, pulizia. La sua poesia sorge da uno stile apparentemente voltato al passato. Tuttavia, riesce a modularsi con carattere personale dentro cui accende e compone una successione narrativa, attraverso un lirismo ritmato in grado di essenzializzarne i cardini fondamentali. Il verso schizza con tagli improvvisi che spezzano il prevedibile, screzia di amarezza stupefatta l’esperienza cantata sempre in commovente connessione con la natura vegetale e animale. Ironia e autoironia si intrecciano con leggerezza delicata, piumata, coinvolgente nella veloce spirale dei versi. Il caleidoscopico quotidiano si fessura. Accediamo a uno spicchio illuminato di prospettiva, del presente o dentro la memoria del poeta. Sempre con compassione e consapevolezza amorevole. Carnevali canta la sua terra mantovana, la sua origine madre, mai cedendo a una nostalgica, fetale, lamentosa torsione. Anzi, riesce a rovesciare il peso della drammaticità raggiungendo una fresca levità ossigenata.
(…)
Ho voluto ospitare la voce di Carnevali che narra i tappeti relazionali fondamentali della sua vita nel QR, così da portare a compimento tutta la sua opera, anche quella esistenziale.
dall’introduzione di anna maria farabbi direttrice della collana arca e curatrice del volume
Stelio Carnevali è nato a Bagnolo San Vito (MN) nel 1940. Nel 1964 suoi quindici testi, raccolti sotto il nome Poesia come pane, escono grazie a Mario Artioli per il primo numero della rivista Il Portico. Nel 1976 Alberto Cappi inserisce sue poesie nell’antologia Le proporzioni poetiche, 2, a cura di Domenico Cara. Pubblica poi un’edizione ampliata di Poesia come pane (1992), Kalùbria (1995), In disparte (1998), L’altra stanza (1999) e Scritture peregrine (2001). Nel 1999 Maurizio Cucchi pubblica in Specchio della Stampa la poesia Tina e nel 2001 Una parlata bianca, poi ripresa nell’omonima raccolta uscita per Edito¬riale Sometti nel 2002, con presentazio¬ne di Alberto Cappi. Vari suoi testi escono anche in La Bot¬tega di poesia di Maurizio Cucchi ne la Repubblica Milano. Nel 2014, in collaborazione con Vladi¬miro Bertazzoni, pubblica La morte ne infranse il volo, quasi una biografia del musicista mantovano Aldo Ottolenghi. Tra il 2015 e il 2020 pubblica tre volumi dedicati al pittore milanese Franco Rognoni. Tra il 2022 e il 2024 pubblica per FUOCOfuochino È notte e con la notte una voce, Per mani esperte d’altro e Anguria Blues. Nel maggio 2024, nel corso del Premio di Poesia Terra di Virgilio, decima edizione, riceve il Premio Alberto Cappi alla carriera. Splende il fuoco bianco della parola esce nel giugno 2024 nella collana Arca diretta da anna maria farabbi, in coedizione Al3viE-pièdimosca.
La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.
Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.
“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025
Stellezze
Paola Febbraro a cura di anna maria farabbi
L’essenza di Paola Febbraro è composta, secondo me, da due semi potenti: la sua interità di creatura immersa totalmente nella poesia, fuori da qualunque mercato, commercio, compromesso letterario; e il suo orecchio assoluto, insonne, inquieto, tragico e tenerissimo e, allo stesso tempo, sensibile e irritabile fino allo spasimo e alla contrazione.
(…)
Sempre, forte attenzione al vocabolario e alla lingua, intesa come patrimonio organico, con l’intento di declinarla in modo nuovo, al femminile, attraverso una cultura interiore che si riappropria lentamente e poeticamente di un’identità profonda, arcaica, originale. Anche, soprattutto, vivendola nella scansione di un tempo quotidiano, volendo mettere in discussione abituati comportamenti e usi linguistici.
Dall’introduzione di anna maria farabbi direttrice della collana arca e curatrice di stellezze.
Paola Febbraro è nata il 9 gennaio 1956 a Marsciano, in provincia di Perugia. Muore il 22 maggio 2008, a Roma. Tra le sue pubblicazioni in poesia ricordiamo Turbolenze in aria chiara, con cui è stata finalista del Premio Laura Nobile nel 1993; A fratello Stefano (La Volpe e l’Uva, 2000); La Rivoluzione è solo della Terra (Manni, 2002), vincitrice Premio Renato Giorgi. Tra le curatele e i saggi segnaliamo: Amelia Rosselli: Lezioni e Conversazioni, per la rivista Galleria nel numero monografico dedicato a Rosselli (48, 1-2, 1997); Ecchime. Antologia sinfonia, antologia di racconti e poesie di Victor Cavallo (Stampa Alternativa, 2003); Dell’io e del tu senza corpo nella poesia delle donne, “progetto-patchwork” sulla scrittura poetica femminile proposto dal Gruppo ’98 poesia di Bologna, 12-30 gennaio 2004. Ha pubblicato racconti sperimentali su Frigidaire e poesie in numerose riviste, ha scritto molti testi per la radio e lavorato come aiuto-regista e drammaturga. Nel 2008 esce postumo per Empirìa Turbolenze in aria chiara e nel 2012 per Lietocolle stellezze, qui ripubblicato nella collana Arca per Al3viE e pièdimosca edizioni.