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Collana Arca: le opere

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.

“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025

Stellezze

Paola Febbraro
a cura di anna maria farabbi

L’essenza di Paola Febbraro è composta, secondo me, da due semi potenti: la sua interità di creatura immersa totalmente nella poesia, fuori da qualunque mercato, commercio, compro­messo letterario; e il suo orecchio assoluto, insonne, inquieto, tra­gico e tenerissimo e, allo stesso tempo, sensibile e irritabile fino allo spasimo e alla contrazione.

(…)

Sempre, forte attenzione al voca­bolario e alla lingua, intesa come patrimonio organico, con l’intento di declinarla in modo nuovo, al femminile, attraverso una cul­tura interiore che si riappropria lentamente e poeticamente di un’identità profonda, arcaica, ori­ginale. Anche, soprattutto, viven­dola nella scansione di un tempo quotidiano, volendo mettere in discussione abituati comporta­menti e usi linguistici.

Dall’introduzione di anna maria farabbi direttrice della collana arca e curatrice di stellezze.

Paola Febbraro è nata il 9 gennaio 1956 a Marsciano, in provincia di Perugia. Muore il 22 maggio 2008, a Roma.
Tra le sue pubblicazioni in poesia ricor­diamo Turbolenze in aria chiara, con cui è stata finalista del Premio Laura Nobile nel 1993; A fratello Stefano (La Volpe e l’Uva, 2000); La Rivoluzione è solo della Terra (Manni, 2002), vincitrice Premio Renato Giorgi.
Tra le curatele e i saggi segnaliamo:
Amelia Rosselli: Lezioni e Conversa­zioni, per la rivista Galleria nel numero monografico dedicato a Rosselli (48, 1-2, 1997); Ecchime. Antologia sinfonia, antologia di racconti e poesie di Victor Cavallo (Stampa Alternativa, 2003); Dell’io e del tu senza corpo nella poesia delle donne, “progetto-patchwork” sulla scrittura poetica femminile proposto dal Gruppo ’98 poesia di Bologna, 12-30 gennaio 2004.
Ha pubblicato racconti sperimentali su Frigidaire e poesie in numerose riviste, ha scritto molti testi per la radio e lavora­to come aiuto-regista e drammaturga.
Nel 2008 esce postumo per Empirìa Turbolenze in aria chiara e nel 2012 per Lietocolle stellezze, qui ripubblicato nella collana Arca per Al3viE e pièdimosca edizioni.

la Collana Arca accoglie anche:

la via del poco – anna maria farabbi

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

la volpe dell’insonnia: a spizzata saragei antonini (SETTEMBRE 2025)

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Corsi

Chi sono io?

Chi sono io?

a cura di anna maria farabbi

Il laboratorio si fonda sulle opere e sulle personalità di due maestre di scrittura e di pensiero internazionale: Louise Michel e Kate Chopin, a cui ho dedicato anni di studio, traduzione e opere, tra cui:

“Louise Michel, è che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica”, al3vie, 2021

“Kate Chopin. Racconti con saggio e traduzione di anna maria farabbi”, al3vie e Pièdimosca, 2022

Nel laboratorio si entrerà nel corpo delle opere e della vita di queste due maestre che segnano tematiche attualissime:

relazione con i familiari, maternità nella sua complessità di conciliarsi con il respiro della propria identità, la scelta di non maternità, giudizio degli altri,  coniugazioni affettive tra le pressioni conformistiche sociali, impegno civile e impegno artistico, significato della scrittura, rapporto con la persona straniera perfino nella sua massima estremità antropofaga, solidarietà o esclusione, problematiche sociali come carcere, scuola-didattica, insegnamento inclusivo di ragazzi e ragazze con disabilità e povertà, sessualità…

Le due autrici, una francese e l’altra americana, incarnano il loro pensiero testimoniandolo e scrivendolo.

Nel laboratorio si offre una loro suggestiva narrazione, cogliendo nuclei esistenziali, civili, emotivi, base su cui lavorare.

I partecipanti saranno coinvolti in un’esperienza multisensoriale, interdisciplinare, di insight e di lettura, di ascolto e di scrittura: lavoreranno sul significato della grana della voce, sulla tensione espressiva dei testi delle autrici, sulla propria sensibile risonanza interiore da cui scaturiranno approfondimenti psicologici, generativi di scritture proprie. Apporti di sonorità multimediali accompagneranno il percorso.   

Il registro del laboratorio sarà piacevole senza necessità di alcun livello specifico culturale, orientato a crescita personale, tra luce letteraria e psicologica.    

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“Sono una poeta organica, femminista e capitiniana”

Anna Lia Sabelli Fioretti sul Corriere dell’Umbria

Poetessa? Non se ne parla proprio “Sono una poeta” precisa Anna Maria Farabbi “Una poeta organica femminista e capitiniana”.

– Perché capitiniana?

Perché credo che il pensiero di Capitini ancora oggi, soprattutto oggi, è nevralgico e rivoluzionario. Il suo libro di poesie, “Colloquio corale”, è la confluenza lirica di tutta la sua filosofia e la sua pedagogia. Poesia che porge prospettive, pensieri, architetture tessute nel verso lirico. Qui si canta la non violenza, l’omnicrazia, il potere dal basso.

– Femminista di che tipo?

Io penso che la prima discriminazione sia stata, e purtroppo permane, tra i due sessi: non pari opportunità, non pari diritti tra uomo e donna. E’ una ferita che ancora oggi sanguina. Quello che a me interessa è praticare dalla radice una cultura “altra” dentro la quale si abbia consapevolezza dei significati della comunità nella cura congiuntiva di ogni relazione: minerale, animale, vegetale. Estranea al dettato patriarcale, teso al dominio, alla competitività, all’individualismo fino all’autodistruzione.

– Organica…

Da tantissimi anni lavoro con un approccio poetico con persone in sofferenza: sordi, ciechi, persone con problematiche gravi di handicap psichico, demenza, tossicodipendenza, deambulazione, con pazienti oncologici. Collaboro con l’ospedale Sant’Orsola e con l’Istituto dei ciechi “Cavazza” di Bologna, con il Sodalizio di San Martino di Perugia, con la Comunità di Torre Certalda a Umbertide, con Il Pellicano di Perugia che si occupa di disturbi alimentari. Ho curato diverse pubblicazioni su queste esperienze che offrono testimonianza di come la poesia non sia astrazione ma concretezza. Congiunge il profondo delle creature. Per approccio poetico non intendo lettura di poesia, questo rientra nell’ambito letterario, ma lavorare empaticamente in connessione, modulando la voce, la quiete e fiducia, ascoltando senza giudicare, restituendo dignità e energia, vitalizzando i semi nella terra terremotata della creatura.

Tra il verde elegante del Barton Park dove ci siamo incontrate qualche giorno prima della sua partenza per la Cina le parole di Anna Maria Farabbi, la più nota poeta vivente dell’Umbria, mai banali e mai scontate, anzi a volte sin troppo complesse, si sciolgono nell’afa estiva tanto da diventare difficili da afferrare al volo per una cronista come me.

Inizia con una piccola favola introduttiva. “Vengo da una famiglia particolare perché i miei zii e i miei genitori convivevano, sia a livello casalingo che commerciale perché avevano due attività in comune: macelleria e alimentari. Era una famiglia completamente presa dal lavoro quindi dal punto di vista relazionale affettivo poco attenta. Lo zio andava a cercare le bestie in allevamenti particolari, avevamo anche una produzione propria di salumi. L’offerta per la clientela era molto curata, ben diversa da quella di oggi che guarda più alla quantità e al prezzo basso che alla qualità. Inoltre, ricordo la bottega era un centro di aggregazione, con i clienti si socializzava, si dividevano con loro anche momenti di confidenza e di gaiezza”.

Sposata con Massimo e madre di Luca, che ora ha 30 anni, lavora a Bologna ed è un sassofonista laureato in biotecnologie, Anna Maria Farabbi è nata a Perugia. A 5 anni, in bottega, imbottigliava il vino. Per il suo futuro mamma Maria Teresa si augurava un percorso professionale pratico, così pensando di far bene l’ha iscrisse all’Istituto Tecnico Commerciale Vittorio Emanuele. “Una via scolastica del tutto diversa dalla mia natura. Di mia scelta, successivamente, mi sono laureata nella facoltà di Letterature e Lingue. Contemporaneamente ho assunto servizio all’Ufficio Imposte Dirette, oggi Agenzia per le Entrate.

– Una poeta e traduttrice pluripremiata, laureata con tesi sulla letteratura angloamericana, che passa la vita dietro uno sportello delle Imposte Dirette. Come è stato possibile?

Prima sede a Vittorio Veneto, poi a Roma e infine a Perugia. Sono andata in pensione il 31 luglio dell’anno scorso. Sappiamo che il nostro paese non riconosce qualitativamente ed economicamente attività umanistiche. L’insegnamento mi avrebbe completamente assorbito, non l’ho scelto. Ho cercato di vivere gli opposti, di integrarli.

– In pratica la sua era una doppia vita che correva su due binari paralleli. Quando la prima poesia?

Avevo 13 anni. La poesia mi è venuta addosso festosa come il cane quando riconosce. Ho partecipato ad un concorso promosso dalla casa editrice Tracce di Pescara, allora presieduto da Maria Luisa Spaziani. Ed ho vinto. Il mio primo libro è stato pubblicato proprio da loro. Poi ho pubblicato con Scheiwiller perché ho vinto il Premio Montale nel 1995.

– Perché oltre che in italiano scrive poesie anche in dialetto? E’ così poco poetico, a volte anche linguisticamente un po’ volgare: “la ramaccia”, “nfuocheto…”

Io l’ho sempre parlato in famiglia e lo parlo tuttora. La lingua è come una stratificazione geologica che ci portiamo in corpo, è materia fluida che mal si adatta alla scrittura. Il mio dialetto viene dalla zona di Montelovesco dove ho vissuto una parte della mia infanzia e adolescenza con i miei zii. Lo lavoro non solo nella mia poesia ma anche in traduzioni che mi sono richieste soprattutto dalle Università estere: ho tradotto tre sonetti di William Shakespeare, ora sta per uscire la mia versione del racconto Maladroit di Raymond Queneau, da Esercizi di Stile.

– Lei ha scritto “Alfabetiche cromie” saggio monografico su tutte le opere di Kate Chopin e tradotto la sua raccolta di racconti “Un paio di calze di seta”, ora rieditate insieme da Al3vie e Piedimosca. Cosa le piace in particolare di questa scrittrice americana e della sua scrittura?

Tutto è partito dalla mia tesi di laurea. Chopin è maestra dal punto di vista stilistico nelle sue frasi brevi, negli scorci tematici che individuano vite di donne nel loro quotidiano tra pregiudizi, invidie, amiche, tensioni coniugali e sessuali. I fili narrativi si illuminano alla luce della consapevolezza. E’ stata la prima grande insegnante della mia vita.

– Perché non le piace essere definita un’intellettuale?

Perché il pensiero è nel corpo, non prescinde dall’umilissimo fare: la teoria non è separata dalla prassi. La testa deve scendere dentro i piedi, camminando di terra in terra. In questo senso, ogni mio attraversamento, compresi i miei anni lavorativi all’Agenzia delle Entrate, sono utili: una palestra che mi ha scolpita.

– Lei è nata e vive a Perugia? Cosa pensa della città e dei perugini?

Ho un rapporto complesso. A Perugia ho dedicato un libro dentro cui Aldo Capitini e Walter Binni sono i fari di riferimento. E’ una città intensa, bellissima, che ha sofferto, e forse ancora oggi ne porta le conseguenze, di secoli di dittatura clericale.

– Nella sua vita l’amore ha la A maiuscola?

Credo che l’amore sia il grande battito cardiaco dell’umanità. E’ un processo interiore di inclusività, di accoglienza, di ascolto, di tessitura del proprio io verso il tu. Non è annullamento.

– E cosa pensa dell’odio?

E’ un’energia negativa, distruttiva e autodistruttiva. Va elaborata individualmente e collettivamente. Io faccio meditazione. Elaborare significa che la propria formazione è permanente, diceva Capitini. L’aggressività nasce dalla frustrazione e dall’incapacità di relazionarsi.

– In questo momento c’è un odio dilagante, partendo dai femminicidi e dalle guerre…

Si fa prima a dare un pugno. Mi considero una costruttrice di pace nella visione capitiniana che non è un atteggiamento buonista: esiste la distanza, la denuncia civile, la disubbidienza motivata.

– Una sua opinione sulla guerra?

E’ una spirale dentro cui rimangono i cardini del possesso, del dominio, dell’autodistruzione, dell’aggressività, della violenza ottusa. Rimangono costanti le dinamiche patriarcali cannibaliche, da cui non riusciamo a emanciparci. Sono tragicamente colpita da quanto sta avvenendo a Gaza e a Kiev.

– In una sua poesia, che faceva parte del primo libro, vincitore del Concorso di Tracce, lei parla di sé come di “una poeta piccolissima, quasi lontana, quasi felice”. Perché quel “quasi”?

Confermo il “quasi” a distanza di anni. La felicità è un conto e la gioia è altro. La felicità per me è evadere dal contesto. Non si può mai essere totalmente felici ma gioire sì. San Francesco insegna.

– E perché quasi lontana?

Non sono e non voglio essere al centro della giostra letteraria, nella sua rotazione mondana. Non ho mai cercato, inseguito persone di potere editoriale. Ogni luogo ha un ascolto di pari valore. Ho riconoscenza verso i miei editori e le mie editore. La poesia è intimità, è il sacro, è la via del poco. Non riconosce né corti né re. Oltrepassa i riconoscimenti. Ha un’andatura scalza non per scelta ma per natura.

– Cosa è per lei la bellezza?

E’ vivere la presenza e la memoria nel qui ed ora, in una quiete interiore che malgrado l’inquietudine riesce a mordere quel boccone di gioia di cui le parlavo prima, a nutrirsene e al tempo stesso sentirne tutta la responsabilità di ridistribuirla. Siamo totalmente responsabili di ciò che siamo e facciamo.

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Collana Arca: le opere

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Le prime tre poete più il quarto autore. Ho aperto io il viaggio, su proposta di Elena e Raffaella. Il titolo della mia opera, la via del poco, annuncia l’impostazione della collana. Mi affaccio nella responsabilità della cura. Seguiranno, tenendo conto di possibili variazioni o aggiunte: Paola Febbraro, Stellezze e Carmela Pedone, Frammentario, entrambe già edite nella collana da me diretta per Lietocolle, ora fuori catalogo. Due opere che meritano di tornare energicamente alla luce.

“Portare poesia…” da Il cantovento di Anna Maria Farabbi, introduzione a La volpe dell’insonnia: a spizzata di Saragei Antonini, Al3viE in coedizione Pièdimosca edizioni, in uscita a Settembre 2025

La via del poco

il capo del filo

Dopo cinque impronte liriche inedite che si incardinano nel titolo, sorgono in successione cronologica di pubblicazione editoriale, otto opere nate nell’arco di venti anni, poco più: dal 1996 al 2022. Le prime tre hanno ricevuto la pubblicazione per aver vinto dei concorsi letterari: sono state concepite e lavorate in un periodo molto lungo, ben prima del loro riconoscimento. Le considero la mia radice.

L’ultima, recentissima, è uscita nel 2021, in tiratura limitata, in editoria d’arte.

Apro segnata dall’India, concludo la mia ricerca nei tessuti della terra giapponese.   

Ciascuna delle otto opere ha avuto una distribuzione limitata.

Ho sempre avuto particolare attenzione per la piccola e media editoria. Spesso ho inaugurato con una mia opera il viaggio di una casa editrice. Di una sua collana. Qui non solo comincio, ma sono responsabile anche dei viaggi futuri dell’Arca. Trovo un senso forte, esistenziale e artistico, nella relazione tra me poeta e chi edita. Ho la grazia di vivere con molti editori, da anni, il calore dell’amicizia in nutrimento reciproco, per fluidità di vasi comunicanti.  Sono estranea a una cultura editoriale strettamente di mercato. Per me il libro è una creatura che sorge e cresce con il contributo di molte persone, non ultima per importanza, i lettori. Un lavoro corale di cui l’autore o l’autrice ne è solo il seme.

la Collana Arca accoglie anche:

stellezze – paola febbraro

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

la volpe dell’insonnia: a spizzata saragei antonini (SETTEMBRE 2025)

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Collana Arca: prossima uscita Settembre 2025

La collana Arca nasce con un’identità marginale, nell’accezione profonda: è stata concepita per dimorare a margine proprio per la sua radicale, atipica, natura.

Mi è stata consegnata la responsabilità di questa proposta editoriale e l’assumo come progetto immerso nella poesia, non solo nella sua offerta di catalogo, ma per la sua sostanza caratteriale.

La collana è creata in coedizione tra due case editrici: Piedimosca e Al3vie. Credo sia l’unica esperienza in Italia, se non altro rarissima testimonianza, di una cooperazione di forze congiunte in scelta e in investimento. In questo caso, la piccola editoria trova alternative di politica aziendale e culturale contro l’individualismo concorrenziale.

Il filo che teniamo tra le mani è femminile. Siamo tre donne, Elena Zuccaccia per Piedimosca, Raffaella Polverini per Al3vie, io anna maria farabbi per la curatela, che lavorano per la poesia nell’oceano del mercato. Tutte e tre viviamo, non solo nel nostro lavoro, un pensiero di genere.

anna maria farabbi

PROSSIMA USCITA: SETTEMBRE 2025

la volpe dell’insonnia: a spizzata
di Saragei Antonini

Dall’introduzione dell’opera

Il cantovento di Anna Maria Farabbi

Saragei Antonini

sono nata a Catania nel 1973 e cresciuta nella zona chiamata Cappuccini –
mia madre è catanese e mio padre nato a Novafeltria al confine tra l’Emilia-Romagna e le Marche –
i miei genitori hanno vissuto otto anni in Svizzera nel Cantone di Neuchâtel (cantone francese) –

questa piccola mappa familiare ho voluto tracciarla perché il mio dialetto è meticcio – catanese sì ma anche ricreato da suoni vissuti di lingue e accenti diversi – una corale di volti e gesti che ad oggi accompagnano parole esclamazioni e modi di dire e una traduzione che cambia organicamente –
è una ricerca linguistica nella quale dialetto e italiano hanno una fitta relazione, direi boschiva e abissale dunque marina – ogni specie è in contatto con le altre e mi addentro riemergo tra fitte solari e scuri muschiati

a dire il nero diamo il tempo alla volpe dell’insonnia di sfamarsi e impaurirsi

a spizzata
cchì ricissi me’ matri

la Collana Arca ha già accolto:

la via del poco – anna maria farabbi

stellezze – paola febbraro

splende il fuoco bianco della parola – stelio carnevali

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Intervista a Tiziana Buonfiglio autrice de Il labirinto del Bagatto

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Tessiture da Colapesce, Messina


Giovedì 26 giugno alle ore 18.30
via Mario Giurba 8, Messina

Un viaggio in tessitura

Parole in prosa e poesia attraversano quadri e istallazioni intrecciandosi alle vite di donne e uomini come Simone Weil, Hannah Arendt, Silvia Federici, Maria Gimbutas, Aldo Capitini, Anna Maria Farabbi… impegnate e impegnati a costruire comunità, relazioni, strumenti di conoscenza, vie possibili di cooperazione con spirito di cura.

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Alla Rocca Paolina project room e presentazione della pubblicazione TESSITURE di Raffaella Polverini

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Tessiture alla Rocca Paolina

Raffaella Polverini. Tessiture

venerdì 23 Maggio 2025 – sabato 24 Maggio 2025
Raffaella Polverini. Tessiture

sede: Centro Espositivo Rocca Paolina – Sala Treboniano Gallo (Perugia).

Il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia ospita, nell’ambito del Festival Parole a Braccio, la presentazione della pubblicazione Tessiture di Raffaella Polverini, editora, autrice e artista visiva.
L’evento sarà l’occasione per entrare nel cuore di un progetto che intreccia parola scritta e arte tessile, in un dialogo vivo tra voce, materia e memoria. L’incontro prevede la lettura di alcuni brani tratti dal volume a cura di Sandra Frenguelli e Mariangela Ronzini del Circolo LaAV di Perugia, all’interno di un allestimento a cura di Barbara Pavan composto da alcune delle opere presenti nella pubblicazione stessa. Le opere esposte non sono semplici elementi scenografici, ma parte integrante della narrazione, frammenti visivi che dialogano con le parole e ne amplificano il senso. L’autrice presenterà il libro in dialogo con Giovanni Luca Delogu.

Tessiture nasce come un’opera corale e stratificata: un viaggio personale e collettivo che attraversa scrittura, storia, spiritualità e gesto artistico, dando voce a incontri, ricordi, riflessioni e figure che hanno segnato il cammino dell’autrice. Ogni opera – composta da materiali eterogenei come tessuti, rami, carte, pigmenti, fili e frammenti di vita – è il risultato di un processo di ascolto e trasformazione, e accompagna visivamente ogni parola.
L’evento si propone come uno spazio di condivisione e presenza, dove la lettura si fa esperienza, e l’arte visiva diventa tessuto narrativo e spazio per nuove connessioni.

23-24 maggio 2025
Opere in mostra
24 maggio ore 16:00
Presentazione e letture

Immagine in evidenza
Raffaella Polverini – Tessiture (part.)

https://www.arte.go.it/event/raffaella-polverini-tessiture

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Il Cantastorie festival

Kaba edizioni – Al3vie parteciperà a Il Cantastorie festival dal 30 maggio al 1 giugno.
Polo culturale Il pico, Mirandola (MO), Piazza Giuseppe Garibaldi 15

Programma

  • venerdì 30 maggio dalle 21 Monologo poetico di Anna Maria Farabbi
  • sabato 31 maggio dalle 9.30 Progetto poetico di Anna Maria Farabbi e Milena Nicolini