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È che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, testi di Louise Michel, a cura di Anna Maria Farabbi, recensione di Claudia Nastasi

Anna Maria Farabbi, scrittrice e poeta, propone un’antologia di testi e opere della vita di Louise Michel, la Vierge rouge simbolo della Comune di Parigi. L’esigenza di riportare in primo piano il discorso intorno a questa figura complessa ed estremamente attuale passa attraverso la penna della poetessa umbra e si realizza in un progetto editoriale frutto di uno studio attento e puntuale non solo delle opere ma anche della personalità dell’artista. Anna Maria Farabbi libera Louise Michel da una lettura pressoché legata alla cultura anarchica, riconsegnandola alla conoscenza nella sua interezza. Nel 2017 nasce un’opera antologica dal titolo immediato e prorompente: “è che il potere è maledetto e per questo sono anarchica” edito da Il Ponte Editore. Parole tratte dalla stessa Louise Michel, che rimandano ad un’urgenza comunicativa sul modo di agire e di fare politica oggi, in uno slancio vitale dove l’umanità è il bene primario da difendere, curare e guarire. Il testo ritorna poi nell’officina della Farabbi per essere potenziato, tradotto in francese e inglese, e riedito da Al3vie nel marzo 2021, a 150 anni di distanza dalla Comune di Parigi, in un momento in cui le parole di Louise Michel richiamano la coscienza collettiva all’azione, celebrando un ideale di uguaglianza e armonia universale che coinvolge tutto ciò che esiste.

Vroncourt-la-Côte 1830, Marianne Michel dà alla luce una figlia illegittima avuta dal figlio del castellano per cui lavora. La bambina trascorre però un’infanzia felice, ricevendo un’educazione illuminista e liberale dai nonni paterni, contrariamente alle convinzioni tradizionaliste della madre. La conoscenza di Rousseau e Voltaire accendono in Louise Michel  la passione per la difesa dei diritti umani, inizio di un percorso straordinario, non convenzionale, che la renderanno una delle pioniere del femminismo e dell’educazione moderna. Frequentatrice di ambienti rivoluzionari, si trova a capo di diverse associazioni di stampo socialista e nel 1871 quando nasce la Comune di Parigi, ne diviene una delle protagoniste e combattenti, tanto da guadagnarsi diversi arresti e la deportazione a Satory (luogo particolarmente legato alle fucilazioni dei rivoluzionari della Comune) e in Nuova Caledonia nel 1873. Esperienze raccontate in La Comune del 1898, opera dall’inestimabile valore storico, la quale ci mostra una Louise Michel audace e coraggiosa, riluttante a qualsiasi forma di compromesso con il regime e determinata a difendere con tenacia e onestà la dignità dell’uomo e della donna.

L’opera a cura di Anna Maria Farabbi rappresenta una mappa in grado di guidare il lettore alla scoperta della personalità complessa e articolata di Louise Michel. La ricerca d’identità della donna attraversa stili e generi di scrittura talvolta lontani tra loro (dalla prosa, alla poesia, alla corrispondenza fino ai semplici ricordi e osservazioni) ma che condividono il medesimo obiettivo. La scrittura assume un doppio valore, conoscitivo, narrare sé stessi per creare la propria identità, e rivoluzionario, in quanto strumento politico in grado di raccontare la realtà e agire su di essa. I testi delle opere di Louise Michel vengono così tradotti e assemblati da Anna Maria Farabbi in un rapporto di continuità tra le due donne. L’idea di una scrittura poetico-politica le fonde a distanza di secoli e carica l’opera di un’energia comunicativa nitida e diretta in grado di illuminare il volto di Louise Michel e di esaltarne ogni sfumatura. È proprio il volto a trovarsi al centro della riflessione della poetessa, un’immagine carica di significati e portatrice di esistenze multiple che quel volto hanno incontrato. L’atteggiamento energico e il portamento fiero e deciso sono tratti della forte identità di Louise Michel, identità che nasce prima dell’esaltante esperienza della Comune e che si imprime con forza già in gioventù quando nella corrispondenza intrattenuta con Victor Hugo, eletto a maestro dalla giovane, racconta delle origini del suo concepimento con lucidità e orgoglio, al tempo in cui il tema della paternità illegittima era una realtà sociale taciuta.

Sono presenti alcuni nuclei tematici che forniscono all’opera una certa organicità, imperativi etici e morali che sono alla base della scrittura di Louise Michel, cuciti con parole dirette e secche, talvolta a svantaggio di una certa raffinatezza stilistica. La parola non è strutturata, il ritmo è veloce perché legato ad un tempo interiore dinamico e vivo, sintomo di un coinvolgimento intenso nei confronti del presente. I temi affrontati rispondono ad una esigenza reale e imminente che si traducono in uno stile diretto e immediato che esalta la funzione comunicativa della scrittura. La scrittura è, inoltre, legata alla musica, elemento che occupa un posto privilegiato anche nella riflessione didattica di Louise Michel.

Tra i temi rintracciabili si individuano riflessioni sull’insegnamento e la didattica, sulla criminalità e la devianza (dalle carceri, alla prostituzione alla malattia mentale), sulle condizioni e i diritti dei lavoratori, con particolare attenzione al mondo delle donne in un’ottica dichiaratamente femminista. La voce di  Louise Michel si erge a difesa di una società laica e tollerante, libera dalle interpretazioni delle istituzioni politiche e religiose, incoraggiando le coscienze e invitandole all’azione. A tale scopo è interessante gettare uno sguardo a queste parole tratte da “Presa di possesso”:

e tu compagno che perdi tempo dietro la cometa filante delle notti fredde, dentro il tuo rovinato grembiule da lavoro o sotto il tuo vestito nero cencioso, che aspetti per prendere il tuo posto di combattimento, non sperare in altra opera né soccorso. Governanti e finanziari hanno altro da fare che occuparsi di te[1].

L’esortazione diventa sempre più pressante e necessaria, incombente. Il risveglio è imminente e il cambiamento inarrestabile. Non resta altro da fare che unirsi e celebrare la trasformazione. L’impegno che Louise Michel dedica alla cura e alla difesa dell’umanità cresce e si rafforza nel lavoro di educatrice.  L’attività di insegnante rappresenta l’opportunità per sperimentare una didattica liberale e laica, all’insegna di quella che oggi amiamo definire inclusione. Per Louise Michel non esiste barriera economica, sociale, di razza o di genere che non possa essere abbattuta. La scuola da lei fondata è una scuola libera, mista, dove i poveri non pagano e siedono ai primi banchi, dove anche i bambini con handicap psichico trovano il loro posto, dove vengono sperimentate metodologie didattiche innovative che sfruttano il valore terapeutico della musica. La fiducia verso l’uomo è totale, non esiste devianza o malattia che possa impedire la comunicazione e la relazione, secondo una conoscenza che passa dal sentire prima e dalla comprensione poi. In tal senso anche il recupero dell’individuo criminale diventa una necessità educativa e sociale. Nel fronteggiare la criminalità è necessario, per l’intera società, pensare ad un percorso di riqualificazione dell’individuo. Il “Libro della prigione, scritto tra 1872  e il 1873 (anno della sua deportazione in Nuova Caledonia), è ricco di spunti e riflessioni a tal proposito, nei quali Louise Michel suggerisce quale metodo per la riabilitazione del criminale la colonia penitenziaria. Essa è da considerarsi non come una galera ma come una famiglia, l’ambiente adatto per la nascita di una esistenza nuova. Louise Michel vive la sua stessa esperienza di reclusione con lucidità e spirito di osservazione senza abbandonarsi ad alcuna commiserazione ego-centrata. L’esperienza della prigione viene raccontata e presentata dai passi di  “Memorie, opera dal complesso valore stilistico, dove piano etico, poetico e epico si fondono in un racconto autobiografico dal forte valore testimoniale.

L’incontro con l’altro e il rapporto con l’alterità sono temi che attraversano tutta la vita di Louise Michel ma che in particolare sono centrali nell’esperienza in Nuova Caledonia. In seguito ad un viaggio durato quattro mesi, giunge nella colonia penitenziaria con animo colmo di rinnovata energia, un viaggio che la avvicina al movimento anarchico e che le permetterà negli anni della sua permanenza di raggiungere una certa maturazione politico-filosofica. Trascorre sette anni di feconda relazione con la popolazione nativa all’insegna di un continuo scambio culturale, a tal punto da guadagnarsi l’appellativo di “sorella” da parte dei Canachi. “Leggende e canzoni di gesta canache offrono una lettura antropologica di questa popolazione, mettendo in evidenza il valore della natura e degli elementi naturali.

Quando arriva l’amnistia Louise Michel può tornare in Francia e riprendere il suo impegno a difesa dei lavoratori e delle teorie anarchiche in tutta Europa.  Un ruolo che si sente di dover rivestire anche e soprattutto perché donna, la più schiava tra gli schiavi. Louise Michel inserisce pertanto nel suo discorso rivoluzionario anche il riscatto di genere, in un’ottica di valorizzazione e liberazione dell’umanità intera:

Ovunque, l’uomo soffre nella società maledetta, ma nessun dolore è comparabile a quello provato dalla donna. Nella via, lei è una merce. Nei conventi, dove si nasconde come in una tomba, l’ignoranza la chiude […]. Nel mondo, lei si flette sotto il disgusto. Nella sua casa, il fardello la schiaccia. […] I nostri diritti noi li abbiamo. Non siamo accanto a voi per combattere la grande guerra, la guerra suprema? Che forse voi oserete fare dei diritti delle donne cosa a parte, quando uomini e donne avranno acquistato i diritti dell’umanità?” [..] Io, donna, ho il diritto di parlare delle donne[2].

Il fuoco acceso da Louise Michel non si estingue ma si alimenta nel tempo e nello spazio, passando di generazione in generazione, che ne raccoglie l’eredità e lo alimenta della propria passione. I mitragliati di Satory cambiano nome e luogo, ma restano e resistono. Ecco allora che leggere Louise Michel ci mette in comunicazione con il nostro passato storico in un’ottica fluida e in continuità con esso. Louise Michel ci consegna la fiducia e la speranza che l’agire del singolo possa essere un’incrinatura nello specchio capace di generare nuove possibilità per l’umanità.

[1] L. Michel, É che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, a cura di Anna Maria Farabbi, Al3vie, 2021, p. 44

[2] Ivi, p.  141

http://www.lamacchinasognante.com/e-che-il-potere-e-maledetto-e-per-questo-io-sono-anarchica-testi-di-louise-michel-a-cura-di-anna-maria-farabbi-recensione-di-claudia-nastasi/?fbclid=IwAR07ynpZmDGpwMR1x7BZVuBoQFQ2mvThoF-5HsXeF8bMuZng9WELeoTcTvc

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